L’AQUILA – “Venti anni, perché questo accadrà nella migliore delle ipotesi, sono veramente tanti, troppi, per ricostruire la chiesa principale nel cuore di un centro importante e storico come Capestrano. La soluzione tecnica comunque ora è stata individuata, la Curia può procedere nella ricostruzione della parte strutturale, la Soprintendenza può intanto fare la gara europea, per il successivo cantiere della parte architettonica e di restauro artistico. L’importante è che tutti facciano finalmente la loro parte”.

La denuncia arriva nell’intervista ad Abruzzoweb da Alfonso D’Alfonso, coordinatore regionale di Demos, che ha partecipato alle elezioni regionali nella coalizione Alleanza Verdi e Sinistra – Abruzzo Progressista solidale, a sostegno del candidato presidente Luciano D’Amico, e che si è messo a capo di un comitato spontaneo, appoggiato anche dal Comune di Capestrano, volto a sollecitare la ricostruzione della chiesa seicentesca di Santa Maria della Pace, ancora chiusa dopo i gravi danni provocati dai terremoti sia del 2009 che del 2016, anche se sono disponibili da tempo quasi 5 milioni di euro.

Ma il problema è che il finanziamento è stato assegnato a due enti differenti: il Cipe a  dicembre 2017 ha dato 2,4 milioni di euro al Segretariato regionale per l’Abruzzo del Ministero della Cultura di cui ha ora competenza la Soprintendenza, a settembre 2022  la diocesi di Sulmona-Valva ha ottenuto 2,59 milioni di euro.  E ci sono dunque due progetti, due responsabili unici del procedimento, senza una regia  per una unica opera pubblica. Per di più per la normativa sisma del 2009 le chiese devono essere oggetto di appalto secondo le regole della ricostruzione pubblica, la normativa del sisma 2016 le considera proprietà della curia, e dunque posso beneficiare dell’iter molto più snello della ricostruzione privata, con appalto diretto.

“Va  precisato che questa è l’unica chiesa per la comunità di Capestrano, l’altra si trova ad oltre un chilometro di distanza, nel convento di San Giovanni da Capestrano – spiega D’Alfonso -. E la lunga impasse ha già provocato danni, con i piccioni e altri volatili che si sono stabiliti dentro, provocando danni. A rischio sono anche le strade sottostanti l’edificio, a causa dell’ammaloramento. Fa male vedere questa chiesa puntellata oramai dal 2009, e il  comitato è nato per dire basta al rimpallo di competenze, per dare una spinta a trovare la soluzione”.

E magicamente la spinta dal basso sembra avere un effetto positivo, “la soluzione, ripeto è che la Curia anche domani, visto che soldi e progetto ci sono, sceglie la ditta e comincia a intervenire sulla parte strutturale. Intanto la Soprintendenza fa la gara per intervenire sulla restante parte di restauro interno. Se tutto va bene l’intero cantiere potrà essere concluso in cinque anni. L’importante è però che la Soprintendenza approvi prima di tutto il progetto della Curia. Abbiamo avuto ampie rassicurazione sia dalla Soprintendenza che dalla Curia, dunque si proceda”.

C’è però una preoccupazione: “speriamo che i fondi stanziati e a disposizione siano ancora sufficienti. Sono passati anni, e nel frattempo c’è stato un sensibile rialzo dei costi dei materiali. Ma anche a questo aspetto si dovrà in qualche modo porre rimedio”.