L’AQUILA – Il giudice unico monocratico del Tribunale dell’Aquila ha assolto  con formula piena da omicidio colposo l’infermiere Pietro Ciamacco di Introdacqua (L’Aquila)  finito sotto processo per aver cagionato  il 3 novembre 2020, per presunta imperizia, la morte di una donna straniera, ricoverata per Covid nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale “San Salvatore”.

Il giudice Tommaso Pistone non ha ritenuto opportuno nemmeno di mandare gli atti in procura per verificare responsabilità di altri. La Procura della Repubblica  stessa, comunque, ha chiesto ieri l’assoluzione per l’accusato.

I periti avevano affermato con assoluta certezza che il decesso della paziente poteva essere evitato mediante l’intervento entro 3-5 minuti di un anestesista – rianimatore che avrebbe riposizionato correttamente la cannula tracheale e/o avrebbe intubato la paziente per via oro – tracheale.

Gli stessi hanno, altresì, affermato che la chiusura della porta e la sua apertura dopo un periodo di tempo (circa 15 minuti) troppo prolungato hanno causato la morte della paziente. All’infermiere erano contestati più profili di responsabilità, anche in relazione alla porta chiusa, sempre sulla scorta della menzionata perizia medico-legale.  Ma evidentemente il suo comportamento è stato corretto anche se ci sono voluti 4 anni per chiarirlo.

La parte  civile, rappresentata dall’avvocato Carlotta Ludovici, sentita da Abruzzoweb a fine udienza, ha comunque precisato di aver inoltrato da molto tempo una richiesta di danni di 700mila euro all’Asl e non nei riguardi dell’infermiere.