L’AQUILA  – “Se il centrodestra è stato in grado per la prima volta nella storia di essere riconfermato alla guida della regione Abruzzo, il merito va anche al buon governo espresso nella precedente legislatura, dove la Lega era di gran lunga la prima forza e il traino della maggioranza. E di questo occorre tener conto, trovando il giusto equilibrio, riconoscendo il giusto peso a tutte le forze che compongono la maggioranza, perché tutte sono state determinanti per la vittoria, e tutte sono determinanti ora per governare”.

Un messaggio di pace, al riconfermato presidente della Regione, Marco Marsilio di Fratelli d’Italia, ma anche un avvertimento a non pretendere troppo a non farsi tentare dalla sindrome dell’asso pigliatutto, per il bene e la tenuta della coalizione: a formularli, nell’intervista ad Abruzzoweb, è Emanuele Imprudente, anche lui riconfermato vice presidente della Regione, con la stessa delega all’Agricoltura, ai Parchi e aree protette alla Caccia e alla pesca, alle elezioni del 10 marzo, con oltre 7mila voti.

Con il suo partito, la Lega, che  però ha preso il 7,5% e ha portato in consiglio solo due consiglieri, rispetto ai dieci che aveva eletto nel 2019, e ha ora un solo assessore, lo stesso Imprudente, rispetto ai quattro di prima. Lontani insomma i tempi di quando il partito di Matteo Salvini era di gran lunga il primo d’Abruzzo, al 27,5%. Con Fdi invece salito a marzo dal 6% o giù di lì al 24% ed eleggendo 9 consiglieri, Marsilio compreso. Uno scenario che sta provocando attriti dentro la coalizione, con Fdi che ora rivendica adeguato peso ad esempio nelle nomine delle partecipate, con la Lega che dovrà fare giocoforza i sacrifici maggiori.

Per Imprudente però, “la quadra si troverà presto”,  e questo perché, ” abbiamo l’interesse comune a portare avanti e completare il lavoro svolto nella prima legislatura, e ci sono per dire 3 miliardi di fondi comunati da mettere a terra”.

Emanuele Imprudente, prima tutto, può provare a tracciare un bilancio di questi primi mesi di legislatura?

In questi quattro mesi di attività, abbiamo agito in continuità rispetto quella che è la macchina amministrativa già avviata e rodata. Ma tra non poche difficoltà, e tante emergenze, come la siccità, i problemi legati alla mucillaggine e al cambiamento climatico, le incertezze del polo dell’automotive legato alle scelte internazionali della Stellantis. E poi c’è il debito della sanità, che ci ha obbligati ad intervenire in via prioritaria, con una manovra di risanamento molto pesante.

Al di là delle emergenze quali risultati può invece già rivendicare?

Ad esempio la carta ittica, senz’altro, un provvedimento che si attendeva da anni che darà la possibilità di gestire in maniera definita quella che sono tutte le acque interne e quindi la possibilità dell’attivazione della pesca, le metodologie, la possibilità le concessione per attività di questo genere nel rispetto e nelle condizioni generali dell’ambiente. Nell’ultima legge di assestamento, che abbiamo approvato pochi giorni fa sono arrivati importanti misure a favore del settore agricolo e zootecnico, il rifinanziamento a leggi importanti come quelle sui caregiver, e sui malati oncologici, sono arrivati i fondi al Parco regionale  Sirente-Velino per riadeguare lo stanziamento che era stato tagliato nell’approvazione di bilancio, dando quindi  la possibilità di continuare nell’ottimo lavoro che sta facendo. Abbiamo potenziato l’Agenzia della Protezione civile e l’Areacom, una eccellenza italiana, e che ci farà sempre di più far risparmiare soldi, con le gare uniche. Rivendico anche, ovviamente, l’abbattimento selettivo dei cervi, fondamentale per tutelare, nelle aree dove si registra il sovrannumero e gli equilibri ecosistemici.

Della legge di Assestamento a tenere banco, e a meritarsi la ribalta delle cronache sono state però i finanziamenti mirati, o “leggi mancia” che dir si voglia…

La polemica sulle cosiddette “leggi mancia” è secondo me strumentale, e in buona parte sbagliata: ci sono tutte una serie di piccole realtà,  di piccoli comuni, di associazioni culturali e sportive che sopravvivono grazie alla possibilità che il consiglio regionale ha di poter intervenire in questo modo, attribuendo risorse direttamente.  Sicuramente qualche aggiustamento deve e può essere fatto, per ottimizzare l’uso dei soldi pubblici, ma in linea di principio è l’unico modo che ad oggi ci ha consentito di garantire la sopravvivenza a queste piccole e importanti realtà.

Partita delle nomine alle vertici degli enti regionali: la dura legge del manuale Cencelli e dello spoils system vuole ora che la Lega, in virtù del ribaltamento dei rapporti di forza, dovrà cedere non poche posizioni a Fratelli d’Italia.

E’ chiaro che oggi il quadro non è quello che c’è stato nei precedenti cinque anni.  Ma  va fatta una considerazione: se il centrodestra è stato in grado per la prima volta nella storia di essere riconfermato, il merito va alla capacità di buon governo espressa nella precedente legislatura, dove la Lega era di gran lunga la prima forza e il traino della maggioranza, con grandi risultati per gli abruzzesi. E di questo occorre tener conto. Occorre dunque il giusto equilibrio, il giusto accordo, e il giusto peso deve essere riconosciuto a tutti, sapendo che ogni forza è stata determinante per la rielezione del presidente della regione, e lo sarà per governare nei prossimi cinque anni.

Però sulle nomine siamo ancora in alto mare e gli attriti ci sono eccome dentro la maggioranza…

Non vedo ritardi particolari, ci sono tempi fisiologici, a breve troveremo un accordo e la coalizione resterà compatta, perché ci accomuna la voglia di voler portare a termine il lavoro svolto nei 5 anni precedenti.  Anche gli attriti dentro Fdi si risolveranno, soprattutto quando si è grandi è più facile che ci sia animosità e divergenze, è accaduto anche a noi della Lega. E comunque faccio notare che con l’approvazione della legge di assestamento di bilancio sarebbero dovuti accadere sfracelli, e invece tutto è andato liscio, e l’approvazione è arrivata in maniera serena.

Torniamo alla citata emergenza idrica che tante conseguenze negative ha sull’agricoltura: possibile che in Abruzzo che la dispersione delle reti è ancora così elevata, con punte del 70%?

Solo sull’acqua in questi cinque anni sono stati messi a disposizione circa 720 milioni doi euro per i vari usi, da quello agricolo, industriale a quello civile, potabile e depurativo. Certo non basta, c’è da rinnovare e potenziare una rete enorme, in buona parte vecchia di decenni e usurata, le procedure per arrivare ai cantieri hanno tempistiche lunghe. A maggior ragione abbiamo necessità di mettere a terra le tantissime risorse comunitarie che abbiamo. Ci sono i fondi del Pnrr e le società di gestione hanno a disposizione in primis quelle per riparare le perdite, e tutto dovrà essere concluso a 2025, come primo step. C’è poi il tema del modello di gestione, se unico o su base provinciale, su cui aprire una riflessione.

Lei ha sempre puntato nei cinque anni precedenti sul brand Abruzzo, unendo le strategie sul turismo a quelle sull’agrifood. Novità per il futuro?

Resta la via maestra, e non si era fatto mai prima: dobbiamo continuare a investire ancora di più proprio sull’aspetto promozionale e dobbiamo elevare la qualità, aggiornare l’offerta in base al fatto che le difficoltà di spesa delle famiglie è un dato strutturale. Intanto in questi anni l’attrattività delle aree dell’entroterra sono solto cresciute in termini di attrattività. Un aspetto trainante è legato all’agrifood e in tal senso i progetti di internazionalizzazione hanno avuto effetti molto postivi e tangibili, per far conoscere la bellezza dell’Abruzzo nel mondo, e ovviamente sull’ export dei nostri prodotti di eccellenza.