L’istruzione in Italia e in tutto il mondo digitalizzato sta cambiando rapidamente sotto l’incalzare dell’IA, l’Intelligenza Artificiale. Gli studenti fanno uso di ChatGPT per fare i compiti e gli insegnanti approfittano dell’intelligenza generativa per i loro materiali. Il futuro dell’istruzione è all’insegna dell’IA e chi saprà farne uso sarà alla guida del mercato del lavoro negli anni a venire.
Un ambito in rapida crescita, per esempio, è la scrittura. Che si tratti di contenuti web o saggi accademici l’internet offre opportunità per la scrittura, sia con la mediazione dell’IA che senza. Un esempio lampante è Studybay, il servizio online che scrive paper e codici su richiesta.
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Non stupisce che molti alunni e studenti vi facciano ricorso per trovare modelli di scrittura e di calcolo e per controllare i propri lavori. Ma se tutto questo desta ancora qualche preoccupazione in chi l’IA la osserva da fuori, si consideri che l’IA è già entrata nelle scuole italiane.
L’IA è entrata nelle scuole
Addirittura il 60% degli studenti americani riconosce di usare o di aver usato l’IA come ChatGPT per svolgere i compiti scolastici.
La ragione di questo fenomeno è semplice. I grandi modelli linguistici alla base dell’IA generativa permettono di ottenere risposte istantanee a quesiti, di svolgere e visualizzare complessi calcoli scientifici e di ottenere spunti creativi per la scrittura.
Il bisogno di integrare l’IA nelle scuole
Il rapporto della OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) intitolato The Future of Education and Skills: Education 2030 avvisa che la capacità degli studenti di trovare lavoro nei prossimi anni dipenderà in parte dalla loro capacità di utilizzare l’IA in modo produttivo. Come sollecita il rapporto, c’è un vero e proprio bisogno di integrare l’IA nelle scuole per formare gli studenti di quasi tutte le fasce di età.
Al contempo l’UNESCO, nel suo Guidance on Generative AI in Education and Research dell’anno scorso, segnala l’IA come la grande opportunità dell’istruzione nel nostro tempo, ma sottolinea anche che “può anche causare danni e pregiudizi.” Su questo il Dipartimento dell’educazione americano concorda, così come il World Economic Forum, nella sua agenda del 2024. Il monito è quello di educare all’utilizzo dell’IA, partendo dagli insegnanti.
Gli insegnanti usano l’IA nelle scuole
E non solo studenti! Anche gli insegnanti usano l’IA nelle scuole in modo sempre più frequente e produttivo. Come?
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Generando nuovi materiali di testo, esercizi e illustrazioni per i loro studenti.
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Usando giochi e programmi interattivi a scopo educativo.
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Quantificando le prestazioni degli studenti, facendo rapide analisi e generando raccomandazioni personalizzate.
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Impostando sistemi dialogici di tutoraggio, per esempio durante lo svolgimento dei compiti per casa.
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Analizzando il comportamento in classe dell’insegnante e degli alunni per offrire spunti di miglioramento.
Questi sono solo alcuni dei modi più immediati in cui gli insegnanti stanno imparando a usare l’IA nella scuola per insegnare meglio.
La quota di insegnanti che lo fanno, sempre negli USA, corrisponde, secondo Forbes Advisor, a quella degli studenti che fanno lo stesso: 60%. E il 55% di loro ritiene che l’IA ha “Migliorato gli esiti educativi” mentre un 17% vi vede “Nessun impatto significativo”. In altre parole, gli educatori americani avversi all’IA a scuola sono in minoranza.
Anche l’editoria scolastica si sta attivando nella direzione dell’IA a scuola. La Mondadori Education, per esempio, ha preparato una serie di pubblicazioni educative con spunti e suggerimenti per l’uso dell’IA per l’apprendimento. Lattes Editori, invece, ha pubblicato il testo “L’intelligenza artificiale a scuola: Guida per una pratica didattica consapevole”.
Istituzioni educative come la Graduate School of Education di Harvard si dichiarano a favore dell’IA nell’istruzione e ci invitano tutti, come prima cosa: “Smettila di fare finta che [l’IA] non ci sia”. Gli ulteriori consigli sono: “Usa l’IA assieme ai tuoi studenti” e “Insegna agli studenti come a chiedere a ChatGPT domande strumentali”.
Le sfide dell’IA nell’istruzione
Come riconoscono gli esperti, come Chiara Panciroli, intervistata da Wired, l’IA a scuola presenta delle difficoltà che il sistema dell’istruzione imparerà prima o poi a disinnescare. Esempi di sfide che l’IA comporta nell’istruzione sono:
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Uso dell’IA per imbrogliare alle verifiche e agli esami;
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Riduzione dell’interazione umana in classe;
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Insorgere dei problemi etici inerenti ai modelli su cui l’IA si basa;
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Questioni di privacy degli studenti e dei docenti.
Risposta alle sfide dell’IA nell’istruzione
Mentre risulta fin troppo facile rilevare come lo studente svogliato possa ricorrere a Gemini o Claude per avere risposte rapide ai quesiti di un test, la risposta a questa sfida del sistema educativo è di integrare negli esami richieste di utilizzare i grandi modelli linguistici (large language models) in maniera precisa, se non di escludere la tecnologia durante alcune modalità di esame.
Servirà invece impiegare creatività a creare e coltivare interazioni umane nei contesti formativi, in classe o in remoto, in cui la tecnologia la fa da protagonista e ciascun discente può interagire con il proprio programma IA. A lezioni remote e/o mediate dalla tecnologia dovranno succedersi lezioni in persona, magari persino in ambienti esterni alle quattro mura dell’aula scolastica.
Il dibattito etico sui contenuti dei LLM è, poi, centrale all’esperienza globale con l’IA che il nostro mondo sta vivendo. Risulta perciò essenziale che l’istruzione coinvolga questa sfida collettiva che certamente esula dal solo contesto scolastico e che interesserà la vita dei cittadini digitali del domani. (Nel sopracitato sondaggio di Forbes, la quasi totalità dei docenti conviene che una formazione sull’uso etico dell’IA è richiesta.)
La privacy, infine, quale tema etico speciale, richiede un trattamento attento ed informato. Lavorare e studiare sul web richiede già oggi conoscenze concrete sulla tutela dei dati personali e sulle normative vigenti per le informazioni che si immettono in rete. Anche questa sfida risulta inevitabile, non tanto per la scuola quanto per la società intera.
Conclusioni: L’IA cambierà l’istruzione
Lungi dall’essere estromessa dagli ambienti scolastici e formativi, l’IA troverà un ruolo sempre più ampio e definito nell’istruzione in Italia e nel mondo. La maggiore formazione degli insegnanti farà sì che l’IA venga usata in modo produttivo ed efficace, migliorando e diversificando l’offerta didattica. Le sfide, che sono quelle della disinformazione e diseducazione, saranno combattute di studenti, insegnanti e produttori di materiali didattici affinché l’IA cambi l’istruzione nel migliore dei modi possibili.
Risorse ulteriori
Il Sole 24 Ore, “Intelligenza artificiale a scuola: L’80% degli studenti la utilizza,” Il Sole 24 Ore, 9 maggio 2024. Disponibile su: https://www.ilsole24ore.com/art/intelligenza-artificiale-scuola-l-80percento-studenti-utilizza-AFqUtDwD.
Orizzonte Scuola, “L’intelligenza artificiale nelle scuole: I documenti nazionali, europei e internazionali. Gli orientamenti etici per gli educatori sull’uso dell’intelligenza artificiale,” Orizzonte Scuola, 23 febbraio 2024. Disponibile su: https://www.orizzontescuola.it/lintelligenza-artificiale-nelle-scuole-i-documenti-nazionali-europei-e-internazionali-gli-orientamenti-etici-per-gli-educatori-sulluso-dellintelligenza-artificia/.
Wired Italia, “Intelligenza artificiale a scuola: Didattica, studenti, insegnanti e dispersione scolastica,” Wired Italia, 13 novembre 2023. Disponibile su: https://www.wired.it/article/intelligenza-artificiale-scuola-didattica-studenti-insegnanti-dispersione-scolastica-invalsi-voti/.





