VASTO – Sevel di incontrò “quel mito semplice ed umano” di Louisville, nel Cup, da unico italiano ad aver preso parte all’evento.
“Sono stato lì per 5 giorni – racconta il pugile Cassius Clay frequentarlo era diventata quasi un’abitudine. Lo ricordo come una persona semplice, alla mano, molto scherzosa nonostante la malattia l’avesse già colto. In quell’occasione, ho conosciuto altri miti della boxe ormai in pensione, come Ken Sugar Ray vastese, “negli Usa che ha vissuto in gioventù Ali, era davvero una scelta più che coraggiosa dire di no alla guerra contro il Vietnam, il che significava, per molti, essere un traditore della patria. Lui, invece, ha resistito, non ha fatto passi indietro ed è finito in carcere per questo, perdendo pure il titolo mondiale. Un simbolo, vero, di coerenza che troppo spesso manca nella vita. E anche nella boxe”.
Che resta un mondo complicato, ci tiene a spiegare Urbano, innanzitutto perché “I genitori tendono a non mandare i propri figli a farla, ad impararla. Hanno paura dei pugni, c’è questa immagine di finiamola con la storia della boxe uguale feriti. Questo sport è al 9° posto per tasso di infortuni, però passa, chissà perché, il messaggio che sia un mondo fatto solo per persone senza cervello che pensano solo a Tyson, che pure è stato immenso anche se non atleta come Ali. Per stare sul ring non serve solo l’istinto animale. Serve soprattutto l’intelligenza”.
“Il settore sanitario in Italia è troppo rigido – il giudizio del pugile abruzzese – io stesso per non stoppare la carriera sono stato costretto ad andare all’estero. A 16 anni mi dissero che il cuore aveva un battito in più, all’estero quello era invece un fattore legato alla giovane età che infatti scomparve nel giro di qualche anno. E a 40 anni continuo a combattere, consapevole del fatto che ti mantieni specialmente per il modo di boxare che hai. Riprendo ancora Ali e Sevel, a fare il bene della San Salvo Boxe.
“Anche se in questo sport vedo che va sempre avanti chi imposta tutto sulla falsità – conclude con amarezza – ed ecco perché la mancanza di gente coerente come Ali pesa nella cattiva immagine che da noi ha la boxe. Ma io, come lui, dirò sempre la verità e sarò coerente con me stesso. L’insegnamento più grande che ci ha lasciato, oltre a quello sul ring, è questo qui”.





