L’AQUILA – “Una minicittà con locali notturni e ristoranti? Bella idea, ma il progetto andrebbe rivisto in alcuni punti”.

Luca Danaschi, il “re della movida aquilana” , proprietario del Cafferè in via Roma, si dice entusiasta, ma con qualche riserva, del progetto dell’imprenditore romano Mario Manganaro, che pensa in grande per il capoluogo con la creazione del maxi centro polifunzionale ‘Papa Celestino V’ nella zona del Torrione.

Un’area con appartamenti, negozi outlet, ristoranti e locali notturni che creerà un’alternativa al centro cittadino, affiancandosi a quest’ultimo con l’organizzazione di eventi culturali, sportivi, artistici e serate di movida dall’aperitivo fino a tarda notte in un no-stop di 16 ore su 24.

“Se si riuscisse a realizzare un struttura così grande e ben organizzata potrei anche pensare di trasferirci la mia attività – spiega Danaschi – anche se ho qualche osservazione sui parcheggi, che mi sembrano pochi e ho paura che sia difficile la convivenza tra la vita notturna e gli appartamenti troppo vicini”.

Un progetto che vuole lanciare una sfida a quello di Val Montone, a un’ora da Roma, noto per outlet e non solo.

“Una buona idea che le città del Nord hanno recepito da molto tempo prima di noi – puntualizza – e che delocalizza le attività concentrandole nei mega centri commerciali”.

Danaschi coglie l’occasione per ribadire la profonda crisi delle attività aquilane legate alla vita notturna e invita il Comune a un tavolo con i gestori dei locali. “Si rischia di andare sul lastrico se non si interviene subito – commenta con amarezza –  Chiedo un incontro alle autorità per cercare di  trovare soluzioni immediate per organizzare quantomeno un’estate di divertimenti, degna di essere chiamata tale, che invogli gli aquilani a restare e a non scappare sulla costa”.

Un’innovazione appetibile quella di creare una città nella città?

Certo. È fondamentale creare alternative in una città che non ne offre più da 4 anni. Sono sempre stato aperto alle novità e se il progetto è valido, ben vengano tanti Manganaro all’Aquila.

Teme che possa rubare la scena agli altri locali notturni o al centro storico?

No, non è questo, anche perché in centro storico sono rimasti pochissimi locali ormai e man mano, con la ricostruzione, probabilmente alcuni chiuderanno.

Da grande conoscitore della movida aquilana quale sei, cosa non ti convince di questo progetto?

Nutro forti dubbi sul fatto che una vita notturna possa collimare con i palazzi che verranno costruiti intorno. La gente dovrà pur dormire e sappiamo perfettamente, come spesso si è verificato in centro storico negli anni precedenti al sisma, che all’Aquila la gente vede molto male i rumori e gli schiamazzi della vita notturna.

La convivenza con gli altri pub e locali sarebbe possibile a tuo avviso?

Molto difficile, credo. Se gli altri continuassero a restare aperti nelle loro attuali sedi, la gente si sparpaglierebbe ulteriormente ancora più di come succede adesso.

Se gli affitti fossero competitivi, anche altri gestori come te potrebbero pensare di trasferirsi al Torrione.

Non lo so. È stato già molto difficile ripartire dopo il terremoto e reinvestire altro denaro. Non credo che in molti godano di altra disponibilità economica per allestire nuovi locali che costano anche 1.500 euro al metro quadro.

La ripartenza delle attività commerciali è molto lenta. Vale anche per quelle notturne?

Certo, forse ancora di più per noi. Non ce la facciamo ad andare avanti, le attività sono sul lastrico. I giovani escono sempre meno e comunque, solo nel week end. I locali sono vuoti durante la settimana e nel fine settimana si lavora a giorni alterni. Il Cafferé per esempio si riempie di venerdì, mentre il giovedì o il sabato sono altri locali a riempirsi. Ci sono quasi dei turni, a seconda delle serate. Inoltre gli affitti sono raddoppiati e la pressione fiscale è alle stelle. Una situazione davvero insostenibile per noi.

Gli universitari spesso non sanno come spostarsi per poter raggiungere i locali. Bisognerebbe che ci fosse un’organizzazione in tal senso?

Ovviamente sì. I trasporti notturni sono un’altra grave mancanza di questa città non solo per gli universitari, ma anche per tutti quei giovani che vivono nei progetti C.a.s.e. più disparati e, se non hanno una propria auto, non sanno come spostarsi.

Nel week end molti aquilani si riversano sulla costa e la città, già spopolata, si svuota. Quanto influisce sugli incassi?

Moltissimo. Questo succede perchè la città non offre alternative di svago oltre al centro commerciale e il centro storico è un deserto. La famiglia media, allora, sceglie di andare sulla costa a passeggiare in una città che si può definire ‘normale’ dove ci sono negozi per poter fare shopping a prezzi appetibili e posti in cui passeggiare e rilassarsi. La gente in questa città soffre e si sente soffocare. Basti osservare le strade buie e deserte che danno una profonda angoscia a tutti noi.

Una previsione sulla prossima movida estiva?

La vedo molto male. La gente, a ragione, scegli di andare sulla costa, anche in previsione del bel tempo. Bisogna trovare soluzione e magari organizzando un tavolo con il Comune e gestori dei locali per organizzare un’estate di divertimenti degna di essere chiamata tale e che invogli lagente a restare.