LANCIANO – “Di professione non faccio il vigile, posso impegnarmi a far rispettare le norme anti contagio e lo faccio ogni giorno a mie spese, anche accompagnando i clienti all’uscita se serve, con tutto ciò che comporta. Se non basta neanche questo davvero non ci resta che stare a casa”.

E così, il titolare di un locale in centro a Lanciano lancia un grido d’aiuto, dopo essere stato multato due sere fa dalle forze dell’ordine per non aver rispettato le norme anti contagio imposte dall’emergenza coronavirus.

Dai controlli sul territorio, disposti dal questore di Chieti, Ruggiero Borzacchiello, sono emerse violazioni alle normative, in particolare perché i titolari non avrebbero provveduto a mantenere il necessario distanziamento tra clienti, sia seduti ai tavoli che al banco.

“In realtà, nel nostro caso – spiega il titolare, che preferisce restare anonimo – si trattava di un solo tavolo. Gli agenti sono arrivati nel locale e hanno invitato dei ragazzi seduti ad un tavolo all’esterno a mantenere le distanze. A noi invece hanno fatto direttamente la multa”.

“A poco è servito far notare che, oltretutto, abbiamo assunto, insieme ai colleghi vicini, degli addetti alla sicurezza proprio per garantire il rispetto delle norme. Quella sera erano lì ma non possono essere ovunque contemporaneamente. Si tratta di una spesa non indifferente, senza contare le spese quotidiane per le sanificazioni, dispositivi di protezione e tutto il resto…”.

Ma c’è di più, la stessa considerazione che ha spinto il titolare del locale a restare anonimo, per timore di ulteriori ripercussioni: “Ci è stato spiegato che alle forze dell’ordine sono arrivate più chiamate e che quindi, oltre ai controlli di routine per centinaia di bar, ristoranti e supermercati, sono costretti ad intervenire anche su segnalazione. Quindi qualcuno li ha chiamati proprio per venire a farci visita, qualcuno a cui, evidentemente, non siamo troppo simpatici. E dopo i comunicati stampa affidati dalla Questura alle testate locali, abbiamo pure dovuto ascoltare inermi le sentenze piene di livore del ‘commentatore casuale dei social’, che senza conoscere bene come si sono svolti i fatti, perché il comunicato non li spiegava ma si prestava semplicemente ai titoli d’effetto, ancora una volta si è sentito importante”.

“Che funzioni così lo sappiamo bene ma questa situazione si presta meglio a ‘soddisfare’ il ‘segnalatore’, perché la sera effettivamente c’è forse anche più gente di prima in giro e se qualcuno sul corso, sul suolo pubblico davanti al locale, dovesse non rispettare il distanziamento, la colpa sarebbe comunque nostra”, osserva.

Nessuna apparente soluzione ma, secondo il titolare, “le istituzioni, per venirci incontro, potrebbero almeno avere il coraggio di disporre degli orari di chiusura, perché fino a quando non ci saranno i clienti si sentiranno legittimati a restare creando assembramenti fuori dai locali. Non esprimo giudizi sul lavoro degli altri, faccio il mio mestiere, quando non sono impegnato a fare il vigile, ma credo sia molto più facile affidare a noi la gestione di tutto invece che disporre controlli mirati o soluzioni che non danneggino nessuno. Siamo disposti a collaborare con le forze dell’ordine e, anzi, siamo i primi a chiedere il loro intervento per regolare meglio i flussi ma devono aiutarci, da soli non ce la facciamo”.

“Una situazione surreale, perché oltre a dover far fronte a un’emergenza inedita, con i pochi mezzi con cui siamo partiti, ci viene chiesto anche di ‘cacciare’ i clienti. Può sembrare una cosa banale, necessaria, in questa circostanza. E senza dubbio lo è. Ma assicuro che per chi può contare solo sul proprio locale, con la responsabilità delle famiglie dei dipendenti sulle spalle, non è così facile da accettare”. (a.c.)