L’AQUILA – “Non saremo capitale italiana della cultura nel 2021. La Città di Parma che, a causa dell’emergenza, ha dovuto violentemente bloccare il suo programma 2020, avrà la possibilità di recuperare quello che non ha potuto esprimere”. 

Ad annunciarlo è il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi.

La richiesta era stata sostenuta dalla città, dalla Regione e da numerose altre città d’Italia che concorrevano per il titolo ed è stata accolta dal governo con il Decreto Rilancio. 

A seguito dell’emergenza sanitaria, tutte le attività organizzate per la nomina sono state sospese, rischiando di vanificare tutti gli sforzi. 

Una notizia subito commentata dal sindaco della città, Federico Pizzarotti: “Parma Capitale Italiana della Cultura 2021 rappresenta una decisione giusta e lungimirante: la città e la sua gente hanno lavorato tanto per creare un anno della cultura all’altezza delle aspettative del Paese, avevamo una gran voglia di dimostrare tutto il potenziale di Parma. Ce l’abbiamo tuttora: nel 2021 torneremo ancora più forti. La cultura continuerà a battere il tempo e a essere metronomo della nostra crescita”. 

Il titolo di “Capitale Italiana della Cultura”, istituito dal ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini con la legge Art Bonus nel 2014, è conferito per la durata di un anno e la città vincitrice riceve un milione di euro per la realizzazione del programma presentato.

La filosofia del progetto, i suoi cardini, le linee base del dossier di candidatura dell’Aquila a Capitale italiana della cultura 2021 erano state presentate lo scorso febbraio dal coordinatore del progetto stesso, Pierluigi Sacco, al Consiglio comunale del capoluogo d’Abruzzo.

Il professor Sacco aveva illustrato i principi, che vanno, tra l’altro, dai collegamenti essenziali che devono esistere tra le strutture e il tessuto sociale, al coinvolgimento del territorio (e non solo del cratere sismico 2009) in questo ambito, alla connessione tra le espressioni culturali e la ricostruzione ad ampio raggio del post terremoto.

Erano stati presentati il brand e il logo, realizzato da Maicol&Mirco, fumettista che insegna all’Accademia delle Belle Arti dell’Aquila.

“Il Comune dell’Aquila – spiega Biondi -, con il suo dossier pronto, ha convintamente sostenuto questa decisione finale e si candida per il 2022. La prossima settimana torneremo a riunirci con il gruppo di lavoro per attualizzare il dossier, che annoverava tra i suoi testimonial anche Ezio Bosso, e lo presenteremo entro il 30 giugno, come da scadenza ministeriale. Intanto, proprio dalla nostra città, il 19 maggio, il giorno dopo la ‘riapertura’ dell’Italia, parte un fortissimo segnale: il covid non ha fermato la cultura”. 

“Simone Cristicchi e Alessandro Quarta, insieme, daranno vita, all’interno della Basilica di Collemaggio a ‘Ho sognato Celestino’: 20 minuti di racconto musicato sul santo Papa che alla nostra città ha donato il primo #Giubileo della storia nel 1294″, conclude il primo cittadino.

Erano 44, tra cui L’Aquila, le città candidate al titolo di Capitale Italiana della Cultura 2021. 

Regione per regione le candidature sono: in Abruzzo l’Aquila, in Basilicata Venosam per la Calabria Tropea. Per la Campania, Capaccio Paestum, Castellammare di Stabia, Giffoni Valle Piana, Padula, Procida, Teggiano.

Per l’Emilia Romagna Ferrara, l’Unione dei Comuni della Bassa Reggiana, l’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese.

E ancora, in Friuli Venezia Giulia Pordenone, in Lazio Arpino e Cerveteri, in Liguria Genova e in Lombardia Vigevano.

Nelle Marche Ancona, Ascoli Piceno, Fano; in Molise Isernia; mentre in Piemonte si candida Verbania.

Candidate in Puglia Bari, Barletta, Molfetta, San Severo, Taranto, Trani, l’Unione Comuni Grecia Salentina.

In Toscana Arezzo, Livorno, Pisa, Volterra.

In Sardegna Carbonia e San Sperate.

In Sicilia Catania, Modica, Palma di Montechiaro, Scicli e Trapani; infine in Veneto in lizza Belluno, Feltre, Pieve di Soligo, Verona.