L’AQUILA – Non una nota stampa, anche di due righe, che informasse dell’avvenuta riunione, e se nel caso del suo esito, poco conta se interlocutorio o risolutivo. Telefoni del presidente della commissione di gara, il dirigente Franco Gerardini, e dell’assessore competente Nicola Campitelli, che non rispondono.
Dopo 15 mesi di attesa da bando indetto a febbraio 2019, ritardi e polemiche come se piovessero, è cortina di ferro sulla seduta di gara per l’aggiudicazione provvisoria della sorgente Sant’Antonio Sponga di Canistro, in provincia dell’Aquila.
Riunione che si è sarebbe svolta ieri, come confermato ad Abruzzoweb dallo stesso assessore Campitelli. Un ritorno all’opera dopo l’ultimo step dell’11 febbraio scorso, quando sono state finalmente aperte le buste ”b” con le proposte economiche delle due concorrenti in gara, l’ex concessionaria Santa Croce e la San Benedetto. Una gara d 1,3 milioni di euro che è nel pantano al pari di altre due importantissime partite quella della sorgente Fonte primanvera, di Popoli (Pescara) per cui è stato sbagliato il bando per due volte, e della Fonte primavera, sempre a Popoli, di cui si attende l’aggiudicazione definitiva alla Gran Guizza, del gruppo San Benedetto.
La Regione insomma, non ritiene necessario informare tempestivamente i cittadini, proprietari della sorgente, su un iter che riguarda l’incredibile vicenda di una sorgente le cui preziose acque minerali continuano a riversarsi nel fiume Liri da oltre 5 anni, dopo che la concessione è stata revocata senza proroghe a Santa Croce nell’autunno 2015, e con una settantina di lavoratori che sperano di poter tornare al lavoro, un territorio che ambisce di riottenere il suo volano economico, a maggior ragione ora con la crisi del Coronavirus. Per non parlare dei mancati incassi per l’erario, ovvero ancora una volta per i cittadini di royalty dal valore di svariati milioni di euro. Sulla vicenda la Regione tace, come se le sorgenti fossero una proprietà privata, e non un bene pubblico. (f.t.)





