ROMA – Si è ufficialmente chiusa la gara con procedura d’urgenza per la prima tranche di 150.000 test sierologici che daranno avvio alla campagna nazionale che rileverà la presenza di immunità al SarsCov2 in campioni della popolazione.
A breve sarà individuato il fornitore ed i test saranno sufficienti per un primo rilievo, ma sarà possibile estenderli fino a 300.000.
L’ipotesi che la scelta cada però su un’unica azienda fornitrice non convince Confindustria dispositivi medici, mentre sussistono i dubbi di alcuni esperti in merito alla valenza stessa dei test sierologici.
Scegliere un unico test nazionale sarebbe un “errore” secondo il presidente di Confindustria dispositivi medici, Massimiliano Boggetti, almeno per tre ragioni. Innanzitutto, chiarisce, “la scelta di un unico test espone il nostro Paese al rischio che il fornitore di quel test possa non avere sufficiente capacità produttiva sul medio lungo periodo o nel caso di cambiamenti repentini del fabbisogno”. Inoltre, più in generale, “le gare centralizzate, se ripetute nel tempo, orientano fortemente il mercato riducendo la capacità produttiva del tessuto imprenditoriale che opera nel nostro Paese”.
Senza dimenticare, rileva Boggetti, che il SarsCov2 “è un virus nuovo e la ricerca in questo campo è solo all’inizio. Questo significa che un test unico nazionale scelto oggi possa non garantire il corretto accesso all’innovazione che in questo campo è continua”.
Di certo, il test che verrà prescelto – anche se non è escluso che si tratti di più test – dovrà rispondere a precisi requisiti fissati dal Comitato tecnico scientifico: la sensibilità non inferiore al 90%, la rapidità di risposta con la possibilità di processare almeno 120 test per ora, una specificità dei test non inferiore al 95% e l’idoneità ad un’applicazione su larga scala.
La scelta verrà effettuata da una commissione di 6 membri, anche utilizzando un algoritmo.
Entro il 29 aprile ci sarà la sottoscrizione del contratto e la consegna dei kit è prevista a partire dal 3 maggio.
Tuttavia, secondo gli esperti, restano alcuni aspetti da valutare.
Perché siano davvero efficaci, affermano ad esempio gli epidemiologi della Johns Hopkins University sulla rivista Lancet, i test sierologici non devono riconoscere coronavirus diversi dal SarsCov2 e vanno ripetuti nel tempo, perché non si sa quanto a lungo gli anticorpi potranno garantire l’immunità.
Ad ogni modo, se i tamponi saranno vitali per identificare le infezioni in fase acuta, precisano, man mano che il Covid-19 continua a diffondersi e i casi si accumulano, proprio i test sierologici aiuteranno a capire il “passato” della pandemia e prevederne il futuro. Intanto, in attesa della campagna nazionale, le Regioni continuano a muoversi autonomamente.
Oggi sono partiti i test sierologici per alcune categorie di cittadini in 14 centri prelievi lombardi delle province di Bergamo, Brescia, Lodi e Cremona e dal 29 aprile le analisi vengono estese a tutta la Regione.
Entro la settimana, anche la sardegna avvierà una campagna con 40mila test.
Iniziative arrivano anche dalle aziende, come nel caso di ArcelorMittal Italia che ha deciso di avviare un progetto di screening con test sierologici per tutti gli oltre 10mila dipendenti.
I test saranno avviati all’inizio della prossima settimana a cominciare dai siti di Genova e Taranto.



