L’AQUILA – È polemica, sulla decisione di Comdata, di riattivare, domani mattina, l’attività del call center al tecnopolo sospesa sabato per un sospetto caso di coronavirus. Si tratta di un dipendente che ha allertato l’azienda alla comparsa dei sintomi simil influenzali.
Dopo i primi controlli, che hanno evidenziato una situazione non particolarmente preoccupante, si è deciso di non procedere al tampone. Il lavoratore è rimasto ugualmente in isolamento.
Comdata ha diffuso una nota: “Facciamo seguito alla nostra comunicazione di ieri con cui abbiamo disposto la chiusura precauzionale della sede dell’Aquila in data 14 marzo 2020 per una segnalazione informale ricevuta nella notte dalle autorità sanitarie. Sono successivamente intercorsi colloqui diretti con il personale sanitario che ci ha comunicato che non sussiste la necessità di adottare ulteriori misure di prevenzione per il personale operante presso la sede. Nella giornata di ieri è stata comunque effettuata la prevista igenizzazione e sanificazione dell’intero sito. Pertanto, salvo diversa comunicazione che dovessimo ricevere dalle autorità competetenti, da noi formalmente interpellate, a partire da domani, lunedì 16 marzo 2020, le attività riprenderanno regolarmente per tutto il personale previsto in turno, nel pieno rispetto delle disposizioni normative vigenti, nonché del “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro“ del 14 marzo”.
Una posizione contro cui si è schierato Venanzio Cretarola, referente nazionale call center di Cisal: “Riteniamo incomprensibile e inaccettabile il comunicato con cui Comdata dispone la riapertura della sede, senza alcun attestato formale da parte degli Enti competenti. Non è possibile. La stessa comunicazione di Comdata di oggi 15 marzo 2020 con cui dispone la riapertura della sede operativa dell’Aquila conferma esplicitamente di essere ancora in attesa di ricevere comunicazioni ufficiali da parte delle autorità competenti. Esistono le condizioni per garantire in sicurezza la continuità del servizio, con le modalità da noi suggerite e indicate anche nel pur insufficiente protocollo d’intesa firmato il 14 marzo, e consideriamo incomprensibile l’assenza di dialogo costruttivo con le organizzazioni sindacali da parte di Comdata”.
Cretarola ha ricordato che già l’8 marzo era stato chiesto al Servizio Prevenzione della Asl un sopralluogo urgente presso la sede di Comdata, cioè prima dell’ultimo Decreto del Governo, prima dal caso positivo nella sede Comdata di Roma e prima del caso sospetto in azienda.
“Il 12 marzo – racconta Cretarola – il servizio ha svolto un sopralluogo presso Comdata, ma in orario pomeridiano nel quale la presenza di operatori era eccezionalmente ridotta e senza certezza di aver visionato tutti i locali operativi aziendali. Non ne conosciamo l’esito. Prima di prendere visione della relazione e del verbale conclusivo relativo al sopralluogo effettuato e in assenza di un pronunciamento ufficiale da parte della Asl (che abbiamo già richiesto) -e non solo in base alle comunicazioni formali sull’esito dei controlli svolti o da svolgere sul lavoratore interessato – non è possibile disporre la riapertura ‘ordinaria’ della sede e delle attività. La sanificazione della sede effettuata dall’azienda sabato 14 marzo è del tutto insufficiente ad evitare il rischio di eventuale contagio data l’ovvia possibilità di contagio successivo soprattutto nella attuale situazione del sito dell’Aquila. Noi e tutti i lavoratori del Contact Center Inps siamo impegnati in prima linea nella difesa della continuità del servizio pubblico, ma nel pieno rispetto della salute del personale di Comdata e dell’intera popolazione aquilana”.






