L’AQUILA – “È passato poco più di un anno dal convegno organizzato da AbruzzoWeb ‘Sanità pubblica tra privati e austerity. Le bugie sullo ‘stato di salute’ del sistema sanitario nazionale e i rischi di un suo smantellamento’. Eppure, di fronte al disastro che oggi è davanti ai nostri occhi leggiamo e ascoltiamo solo parole di circostanza, oltre a vedere le solite lacrime di coccodrillo”.

Lo afferma in una nota Alfonso De Amicis, esponente aquilano del movimento EuroStop, in merito all’emergenza sanitaria in Italia legata al Coronavirus.

“Abbiamo vissuto trent’anni di tagli lineari, con gli ultimi che hanno visto sottrarre quaranta miliardi con lo slogan, bibartisan, ‘noi non mettiamo le mani nelle tasche degli italiani’ – ricorda De Amicis – Tagli che hanno obbedito al mantra europeo dei conti in ordine, della spending rewiew, del patto di stabilità”.

“Tali politiche – prosegue – sono state sempre accompagnate dal monito dei ‘kompetenti’, o dalle facce austere di professori invitati un giorno sì e l’altro pure nell’altare ecclesiastico di talk show che di fatto sostituiscono e hanno sostituito quello che una volta era appannaggio di intellettuali, filosofi e via discorrendo. Oggi, di fronte ad una emergenza forse inaspettata, queste politiche mettono a nudo il re e le sue teorie solo economiciste per non dire finanziate”.

“Appare altresì assurdo – continua l’esponente di EuroStop – oltre che fuorviante, dover ascoltare quella ‘musica’ tendenziosa e ripetitiva laddove si continua  a rivolgere la domanda se far vivere un paziente  o un altro. La domanda corretta è, invece, è questa: se avessimo mantenuto uno standard di welfare secondo una corroborata tradizione, saremmo arrivati a questo punto?”.

Per De Amicis, “La risposta sta nelle vicende odierne. Spazzate via le volgarità e le stupdaggini di quelli che si vogliono ‘governatori’ delle Regioni del famoso prodotto interno lordo, oggi il confronto va fatto con l’altro metodo, che è fatto di pianificazione di pubblico e in cui il privato deve assoggettarsi al bene comune. E a perdere la sfida non sono solo la Lombardia e il Veneto che sono stati più succubi verso il modello mercantilista tedesco, ma tutto l’Occidente, Stati Uniti in testa”.

“E dobbiamo tenere bene a mente tutto questo, visto, un esempio per tutti, quanto accaduto all’italiana che., fermata all’aeroporto di New York e sottoposta al tampone del caso, ha dovuto sborsare 4.500 dollari. Questo è il modello a cui tendeva la famosa aziendalizzazione della Usll, ma d’altronde l’università e quindi la ricerca hanno subito la stessa sorte”, fa quindi notare De Amicis.

“Sentir ripetere dai media che ‘nulla sarà come prima’ fa venire i brividi. Al contrario, una volta usciti, speriamo al più presto, da questa emergenza, così come abbiamo spesso ringraziato chi, come i vigili del fuoco, ha provveduto alla sicurezza di miglia di cittadini, dobbiamo ringraziare per il sacrificio di tutto il personale della sanità pubblica. E, soprattutto, dobbiamo mettere in una ‘eterna quarantena’, ossia distruggerle, le politiche privatitische che hanno devastato la vita sociale delle persone”, conclude.