CHIETI – “E’ la seconda volta che leggiamo che Lei adduce la mancanza di dispositivi di protezione individuale, in particolare di mascherine in particolare, al furto perpetrato da non meglio identificato personale della Asl. A prescindere dal fatto che chi compie furti deve essere identificato e punito, Le dobbiamo far presente che il suo modo di rappresentare la situazione generalizzando tutto per giustificare in tal modo la mancanza di dpi in questo momento di emergenza offende il personale sanitario che ogni giorno con abnegazione e sacrificio, nella carenza cronica di personale, permette di affrontare anche questa emergenza. A questo personale Lei dovrebbe chiedere pubblicamente scusa”.
Esordisce così la durissima lettera della Cgil Funzione pubblica, rivolta al direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti, Thomas Schael che aveva dencuiato furti di marscerine nei nosocomi e ambulatori chietini.
“Saremmo curiosi di sapere quante mascherine sono state rubate (calcolando il numero del personale sanitario, circa 4.000 addetti, dovrebbe essere una enormità per giustificarne la penuria oggi), ci viene il dubbio che la storia del furto serva per coprire una carenza di scorte di detti dispositivi anche in tempi normali. Ora è il momento di affrontare l’emergenza e non lo si può fare con le semplificazioni, bisogna fornire a tutto il personale sanitario tutti i dispositivi per poter lavorare in sicurezza e verificare che tutte le unità abbiano ricevuto la formazione per la vestizione e svestizione dei Dpi”, prosegue la nota.
“Nessuno può sapere se tra i pazienti ricoverati in altri reparti, o tra i loro parenti, vi sono persone infettate, e quindi il materiale deve essere fornito a tutti (compreso il personale delle cooperative), altrimenti non sarebbero in grado nemmeno di adottare le misure che il decreto del governo prescrive per tutti come mantenere la distanza di un metro tra le persone. Chi deve avere cura dei pazienti non può stargli alla larga. Oggi si paragona l’emergenza che stiamo vivendo ad una guerra, allora, se di guerra si tratta, non possiamo pensare di mandare a combattere soldati a mani nude. Vogliamo ricordare che se si dovesse contagiare il personale sanitario, salta tutto. Proteggere la salute degli operatori sanitari significa proteggere la salute di tutti”, conclude la nota.





