ROMA – Non sarà più aperta la tomba di Enrico De Pedis, detto ‘Renatino’, uno dei capi della banda della Magliana assassinato in un agguato in via del Pellegrino il 2 febbraio del 1990 e sepolto nella cripta della basilica di Sant’Apollinare.
Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, che indaga sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la quindicenne, figlia di un dipendente del Vaticano, sparita in circostanze misteriose il 22 giugno del 1983, sembra orientato a rinunciare a ispezionare il sepolcro, perché l’atto non è più necessario ai fini dell’inchiesta.
La verità sulla scomparsa di Orlandi probabilmente non si saprà mai, ma in Vaticano ci sono soggetti in grado di raccontare, se volessero, che fine ha fatto la ragazzina di 15 anni sparita nel giugno del 1983.
Ne è convinta la procura di Roma che fra qualche mese tirerà le somme e deciderà se chiudere gli accertamenti con una richiesta di archiviazione per tutti gli indagati o se depositare gli atti, passo che anticipera’ la richiesta di rinvio a giudizio.
Al momento è difficile fare previsioni ma le indagini condotte dal procuratore aggiunto hanno portato alla luce “alcuni segmenti di verità giudiziaria”, a livello ancora indiziario, difficili da poter sostenere un’accusa in dibattimento. Si era sperato molto nelle dichiarazioni confessorie di Sabrina Minardi, per un periodo la donna di De Pedis ma le sue affermazioni, nel tempo, si sono rivelate contraddittorie, fumose, benché suggestive.



