L’AQUILA – Sembra davvero in dirittura d’arrivo il bando di cessione quote del Centro turistico del Gran Sasso, più volte annunciato da Massimo Cialente nel corso del suo mandato da sindaco.

Una storia infinita quella del Ctgs, di cui si parla ormai da svariati lustri: investimenti, privatizzazione e via dicendo, ma senza nessun investimento “visibile” a tutt’oggi.

Il Centro turistico è un’azienda a capitale pubblico, a totale partecipazione del Comune dell’Aquila: di fatto è una municipalizzata, che resiste anche alle recenti norme in termini di riorganizzazione dei servizi pubblici locali.

Nella delibera di Consiglio comunale sulla ricognizione delle aziende partecipate dell’aprile 2011, il Comune ne ha previsto la privatizzazione, senza però che da allora si sia dato seguito al bando.

Ora il  consiglio di amministrazione del Ctgs, presieduto da Alessandro Comola, avrebbe definito il lo schema di cessione di quote, rivedendo però la scelta di vendita della stazione ai privati.

In questo senso, da quanto si è appreso, si era parlato anche di un possibile interesse di Andrea Lallini, proprietario della Campo Felice Spa.

Il nuovo asset societario prevederà ancora la presenza del Comune, almeno al 51 per cento, e l’ingresso del socio parastatale Invitalia, emanazione di Sviluppo Italia, per il restante 49 per cento del pacchetto azionario.

Una soluzione che, seppur “statalista”, a detta dell’amministrazione comunale è a maggior garanzia del notevole patrimonio immobiliare del Ctgs, da “non svendere” a operazioni di speculazione anche alla luce degli oltre 3 milioni di euro, derivati da apposita ordinanza del governo successivamente al sisma del 2009, per la revisione degli impianti a fune.

Quanto agli investimenti, si conta di sbloccare 8 milioni derivanti da fondi Fas, per sviluppare nuove infrastrutture sciistiche, con conseguente rimodulazione del piano d’area.

Per buona parte degli attuali circa 40 dipendenti dunque, il futuro lavorativo sarà dunque ancora legato alla stazione sciistica, anche se per alcuni di essi si sta valutando la possibilità di essere impiegati presso l’Asm, nella forma del distacco temporaneo, per la gestione delle macerie.