L’AQUILA – Scoppia il caso sul pacchetto di proposte che rivoluzionano la ricostruzione privata, figlio della seconda visita del ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca che ha annunciato la svolta al termine del vertice nel capoluogo di venerdì scorso.

Appena le proposte saranno operative, i condomìni avranno l’obbligo di scegliere tra cinque progetti presentati da cinque aziende diverse.

Inoltre, tutte le ditte, dai fornitori di beni alle ditte edili, di restauro e impiantistiche, dovranno essere iscritte all’albo stilato dalla prefettura (la cosiddetta “white list”) che assicura la certificazione antimafia, per prevenire possibili infiltrazioni della malavita organizzata.

Infine, sono previste sanzioni per chi non rispetta i patti della tempistica.

Le nuove regole sono state pensate per coniugare rigore, trasparenza e razionalizzazione delle risorse, princìpi legittimi e condivisibili, ma c’è un gran fervore intorno a esse ed emergono molti dubbi evidenziati da proprietari, tecnici e imprese, a cominciare dal fatto che i tempi potrebbero ulteriormente dilatarsi e i lavori continuare a rimanere fermi.

In effetti non c’è molta chiarezza sulle nuove procedure, tanto che se ne discute anche sul web e lo stesso commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, attraverso la sua pagina Facebook ha manifestato alcune perplessità.

“Per garantire la trasparenza e prevenire le infiltrazioni – aveva detto l'”inviato speciale” del governo Monti all’Aquila – i consorzi si dotino si proposte da confrontare e le assemblee decideranno”.

Sulle modalità per fare ciò, però, Barca non si è sbilanciato: “Il ministro scrive il principio, non la declinazione operativa, e il principio è che si debba introdurre concorrenza”, ha tagliato corto.

Uno dei rischi più evidenti è che le imprese, pur di accaparrarsi i lavori, taglino in maniera indiscriminata sui quadri economici, con ricadute negative sulla qualità dei lavori e sulla sicurezza dei cantieri e degli edifici a opere ultimate.

C’è poi il problema della gestione transitoria della norma: moltissimi progetti su fabbricati “E” sono già stati licenziati dalla filiera tecnica e sono stati ottenuti i relativi provvedimenti di autorizzazione alla spesa da parte degli uffici comunali, in questi casi i titolari dei diritti reali sui fabbricati, in larga parte, hanno già firmato i contratti con le ditte.

Senza contare la differenza di trattamento riservata ai proprietari che hanno già aperto i cantieri e coloro che, invece, magari non per proprie responsabilità, hanno dovuto attendere: ai primi è stato consentito di scegliere direttamente le imprese e sull’intero importo accordati, gli altri dovranno acquisire i cinque preventivi con il ribasso.

Che l’ipotesi faccia acqua, d’altra parte, lo conferma Chiodi, che sulla sua bacheca “virtuale” di Facebook ha commentato: “mi sembra che la norma che si vuole introdurre nella ricostruzione all’Aquila sui cinque preventivi sia inutile. Ma sembra che sia richiesta per limitare i rischi di infiltrazioni malavitose…”.

A commento le parole di Marzia Pitolli, imprenditrice nell’ambito dell’artigianato: “Presidente le piccole e medie imprese ci rimetteranno e di brutto”.

Ma la protesta non corre solo sul web.

Roberta Gargano, presidente del consorzio “Piazza della Prefettura”, il primo a formarsi su un aggregato del centro storico, ha preso carta e penna e ha scritto a Barca: “Sappiamo, per aver provato e sperimentato nei nostri aggregati, che già le somme previste per il consolidamento e il ripristino degli edifici storici e di pregio non sono sufficienti, cosa accadrà nella corsa all’offerta economicamente più conveniente?”.

Gli ha fatto eco il consigliere comunale e architetto Piero Di Piero, che in una nota ha sottolineato: “Come tecnico, vivendo sulla mia pelle tutte le problematiche della ricostruzione con ordinanze comprese, posso asserire che gli aggregati strutturali che ancora non hanno individuato le ditte sono pochissimi”.

Chi di dovere, secondo Di Piero, “non ha informato il ministro Barca che esiste già il limite di convenienza economica che porta a un massimo di spesa che non è possibile superare, e viene fuori attraverso una diminuzione economica già rilevante calcolata sui metri quadrati netti e non lordi degli edifici, ottenendo un ribasso forzato che va dal 20 al 25 per cento”.

“Tutto ciò – ribadisce Di Piero – porterebbe alla sommatoria di due ribassi sui lavori che sono assolutamente sproporzionati nella realtà di una edilizia sana e di qualità a discapito anche della sicurezza”.

Finora non hanno preso posizione gli ordini tecnici e l’associazione dei costruttori, anche se, da quanto si apprende, la proposta di Barca sta facendo discutere, e molto.

Al di là degli aspetti formali, comunque, rimane il dato di una ricostruzione che procede a singhiozzo, con le regole che cambiano continuamente in corsa.

Dopo le diatribe sulle ordinanze e i continui rinvii, dopo le lungaggini della filiera Cineas-Fintecna-Reluis, dopo le polemiche sull’opportunità o meno dei Piani di ricostruzione nei centri storici, un nuovo elemento di incertezza e disorientamento per i cittadini.

Forse vale la pena ricordare che per ogni fronte che gli attori della ricostruzione aprono, ci sono cantieri che, al contrario, rimangono chiusi. (pi.bi.)