L’AQUILA – Resteranno le filiali, resteranno gli sportelli, probabilmente resterà anche il logo, “Cassa di risparmio della provincia dell’Aquila”.
Ma è ormai certo che dal 2013 la Carispaq non sarà più una banca vera e propria ma verrà “mangiata” completamente nei suoi vertici dalla Banca popolare dell’Emilia Romagna, del cui gruppo fa parte dal 1999.
È di questi giorni, infatti, la notizia dell’incorporazione della direzione dell’istituto di credito aquilano da parte della capogruppo, fenomeno che colpirà anche altri istituti e in particolare in Abruzzo la Banca popolare di Lanciano e Sulmona (Bls).
La “testa” aquilana verrà mangiata dalla Bper, che si adeguerà a quanto già fatto con le loro controllate da tutti gli altri grandi gruppi bancari italiani.
Duplice lo scopo: ridurre le spese da un lato, visto che la struttura costa troppo per i ricavi che ha, almeno secondo il vertice, e abbreviare la catena del comando dall’altro; l’incorporazione segue una precisa tendenza del mercato bancario nazionale, ma nasce anche dagli input della Banca d’Italia.
La sforbiciata presenta anche risvolti occupazionali, visto che la direzione aquilana impiega circa 150 persone. Di queste alcune andranno in pensione, altre finiranno nelle filiali, altre ancora dovranno prendere in considerazione l’idea di trasferirsi a Modena, nella sede centrale.
Della centrale di comando aquilana resisterà probabilmente un “presidio territoriale”, comunque senza direzione generale e organi connessi, che verranno falciati senza pietà.
Un’opportunità potrebbe derivare dalla nascita di un “polo”, una società sempre del gruppo che funga da centro decisionale nazionale e che all’Aquila potrebbe sorgere dalle ceneri dell’ex Centro elaborazione dati (Ced).
Il polo servirebbe almeno a mantenere un presidio decisionale di qualche decina di persone, ma è tutto da valutare quanto possa durare uno scenario del genere. (alb.or.)
Si scatena la protesta contro l’incorporazione della direzione della Carispaq, la più antica banca aquilana, all’interno della sua capogruppo Banca popolare dell’Emilia Romagna.
“Sconcerto e perplessità” sono state espresse in una nota congiunta dai candidati Massimo Cialente, Giorgio De Matteis, Enzo Lombardi, Angelo Mancini, Pierluigi Properzi, Enrico Verini e Vincenzo Vittorini.
A diffondere il documento, privo di simboli di partito e intestazioni ufficiali, Domani L’Aquila, gruppo civico che fa riferimento al candidato Properzi.
“I candidati sindaci non presenti (Ettore Di Cesare ed Enza Blundo, ndr) – si legge in una nota – si sono riservati di sottoscrivee il comnicato dopo averlo sottoposto ai loro sostenitori”.
IL TESTO DELLA NOTA
I candidati alla carica di Sindaco della città dell’Aquila esprimono il loro sconcerto e la loro preoccupazione rispetto alle notizie apparse sulla stampa che annunciano la sostanziale fine della Cassa di Risparmio dell’Aquila, Istituto che ha rappresentato la filigrana della vita sociale ed economica della città per oltre 150 anni.
Questo è avvenuto con una decisione unilaterale del Gruppo Bper disattenta ai problemi gravissimi della città e alla sua storia.
Decisione che esclude in nome di un falso efficientismo le rappresentanze locali dalla gestione del denaro proveniente dal nostro risparmio.
I candidati sottoscrittori si ripromettono nel corso della campagna elettorale di mantenere questa posizione decisamente critica e di sostenere il futuro sindaco nel rispetto di questa posizione e nelle azioni conseguenti.





