L’AQUILA – È in via di definizione l’inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila sui mega affitti dell’università del capoluogo per ricollocare le sedi delle facoltà distrutte nel terremoto del 6 aprile 2009.

Sotto inchiesta per truffa e abuso d’ufficio continuati in concorso ci sono il rettore uscente, Ferdinando Di Orio, e l’ex direttore amministrativo, Filippo Del Vecchio.

Nel mirino del pm David Mancini le procedure di affitti, ma in particolare gli investigatori vogliono vederci chiaro sul canone del capannone ex Optimes, nel nucleo industriale di Pile, che ospita la facoltà di Ingegneria dall’estate del 2009.

Da quanto si apprende, il canone dell’affitto della facoltà di Ingegneria nell’ex Optimes è di 1,9 milioni di euro più Iva (circa 2,5 milioni Iva inclusa) all’anno, così ripartiti: 1,2 milioni per la locazione e circa 700 mila euro (per quattro anni) per il recupero delle spese per l’adattamento dell’immobile alle esigenze accademiche.

Dopo la stipula del contratto con durata di sei anni, avvenuta a luglio del 2009, l’Ateneo ha chiesto all’Agenzia del territorio di stimare quale potesse essere un canone opportuno: il verdetto è stato che il prezzo giusto è 6,48 euro al metro quadrato, 800 mila euro complessivi al massimo, meno della metà di quello che ancora oggi paga l’università.

Una valutazione contestata da Del Vecchio, perché non ha tenuto conto “delle difficilissime condizioni del mercato immobiliare nell’immediato post-sisma, che obbligavano di fatto l’Ateneo aquilano a ricorrere a ciò che era realmente reperibile”, come scritto in una nota del rettore.

Un passaggio sottolineato da un gruppo di docenti oppositori dell’attuale governance universitaria, per il quale la richiesta di stima sarebbe dovuta avvenire prima di firmare il contratto e, comunque, non doveva passare un anno e mezzo prima di avere un parere.

Il docente che fa parte del consiglio d’amministrazione, Sergio Tiberti, e gli altri contestatori del rettore Pierluigi Beomonte Zobel e Brunello Oliva hanno evocato il rischio di un danno erariale, invitando la magistratura contabile e ordinaria a indagare.

Secondo quanto si è appreso, la questione affitti, tra l’altro, ha guastato i rapportitra Di Orio e Del Vecchio, oggi direttore generale dell’Università D’Annunzio,che erano solidissimi fin dal 2004, quando l’ex dirigente Ibm era stato chiamato nel capoluogo per incrementare la ricerca applicata.

A settembre 2011, un anno prima della scadenza del mandato, l’ex direttore amministrativo è stato infatti scaricato da Di Orio, che si è smarcato sulle responsabilità dell’affaire canoni, e lo ha successivamente defenestrato, con la nomina dell’aquilano Pietro Di Benedetto come sostituto.

Per tutta risposta, Del Vecchio ha presentato una richiesta record di risarcimento da 420 mila euro, pari a tre anni di stipendio (140 mila euro lordi all’anno), per ferie non godute e sabati passati al lavoro. (b.s.)