L’AQUILA – È un dolore senza fine quello con cui da giorni familiari e amici di Massimiliano Giusti, il 37enne escursionista morto sul Gran Sasso, fanno i conti. I funerali si svolgeranno oggi alle 15 nella chiesa di Pettino.

Alcuni amici per ricordarlo hanno diffuso una lettera, pubblicata dal quotidiano Il Centro, da cui emerge lo strazio per la grave perdita, “una ferita che non potrà mai rimarginarsi”, ma che mette in luce l’enorme affetto nei confronti del giovane, “sei e sarai sempre parte di noi”.

I risultati dell’autopsia hanno evidenziato come Giusti sia deceduto a causa delle gravissime lesioni interne riportate e le fratture agli arti inferiori, provocate dalla rovinosa caduta in un crepaccio localizzato nella Valle dell’inferno, una delle località più impervie del massiccio appenninico.

Ieri per “l’avviso di accertamenti tecnici irripetibili”, il sostituto procuratore della Repubblica dell’Aquila Stefano Gallo ha indagato per omicidio colposo l’aquilano di 34 anni Paolo Antonio Scimia, il compagno di escursione sopravvissuto e salvato dai soccorritori nella notte tra domenica e lunedì.

Secondo Bruno Marconi, presidente del Club alpino italiano dell’Aquila, l’avviso di garanzia a Scimia “è una cosa normale, perché c’è una sentenza della Cassazione che ha stabilito con precisione che nel caso in cui l’escursione coinvolga due persone, quella più esperta è ritenuta responsabile dell’incolumità del compagno”.

La tragedia ha diviso la città, soprattutto sul web, dove si sono rincorse polemiche e dibattiti virtuali: in particolare ci si è chiesto come mai il rifugio Garibaldi fosse chiuso. Scimia, infatti, ha dovuto attendere i soccorsi in un ricovero scavato nella neve.

LA LETTERA DEGLI AMICI DI MASSIMILIANO

Caro Massimiliano, caro grande amico, per quattro interminabili giorni abbiamo sperato, pregato, creduto, urlato al cielo che questo non accadesse mai. Adesso tutto sembra vuoto..È una ferita che non potrà mai rimarginarsi, è un  peso nel cuore di ognuno di noi che ormai è segnato per sempre..a vita.

Questa è una prova troppo dura da superare. Tu sei stato, sei e sarai una parte vitale di ognuno di noi, chiudiamo gli occhi e il tuo sorriso ci appare luminoso e coinvolgente.

Noi, Massi, siamo qui per te ancora, come è sempre stato e come sempre sarà. Siamo qui per abbracciare e sostenere Raffaella, Camilla, Ferdinando, Flora e Alessandro.

Hai lasciato un vuoto incolmabile ed è assurdo pensare che proprio quella montagna che tu amavi tanto ti ha voluto a sé. Ora rimangono i ricordi più belli, i momenti magici della nostra esperienza di vita insieme. A te che sei stato un grande uomo, unico amico, padre meraviglioso.
“Solo ai grandi uomini è concessa la vetta e solo ad alcuni di loro è dato l’onore della sua pace.

Gli amici a te più cari.

MARCONI (CAI L’AQUILA): “AVVISO GARANZIA È UNA COSA NORMALE”

L’avviso di garanzia notificato a Paolo Antonio Scimia, l’escursionista sopravvissuto alla tragedia del Gran Sasso, dove invece ha perso la vita in località Valle dell’inferno il compagno di ascesa Massimiliano Giusti, non rappresenta una novità dal punto di vista giurisprudenziale italiano.

Come conferma il presidente del Cai, il Club alpino Italiano, Bruno Marconi “è una cosa normale in questi casi. C’è una sentenza della Cassazione che ha stabilito con precisione che nel caso in cui l’escursione coinvolga due persone, quella più esperta è ritenuta responsabile dell’incolumità del compagno”.

Il sostituto procuratore Stefano Gallo, che ha aperto un fascicolo sui fatti di domenica scorsa, ha emesso l’avviso di garanzia per “l’avviso di accertamenti tecnici irrepitbili”.

“Anche noi del Cai quando facciamo i corsi per alpinisti ed escursionisti forniamo una preparazione agli iscritti anche per quanto riguarda la responsabilità civile e penale. Se invece l’escursione vede protagoniste tre o più persone e si dimostra con delle testimonianza che un terzo si allontana dal gruppo assumendosene la responsabilità la guida o l’alpinista più esperto sono esentati da eventuali colpe”.

Su questo aspetto aspetto, come spiega Marconi “esistono una giurisprudenza ed una letteratura specifica. Ciò che è importante è avere una vera e propria cultura della montagna, conoscere il passato, conoscere la storia della montagna per evitare il ripetersi di errori già commessi da altri in passato. Per questo organizziamo corsi per formare guide ed escursionisti: la montagna va conosciuta e rispettata”. (g.a.)

LA TRAGEDIA DIVIDE IL WEB: SU FACEBOOK I COMMENTI SULL’ AVVISO DI GARANZIA

La tragica vicenda che ha coinvolto i due escursionisti sul Gran Sasso, costata la vita a Massimiliano Giusti, ha diviso la città e posto interrogativi ai quali anche la magistratura, che ha notificato un avviso di garanzia all’altro alpinista sopravvissuto, Paolo Scimia, cercherà di trovare una soluzione.

Ci si chiede, per esempio, come mai il portone del rifugio Garibaldi, raggiunto da Scimia nonostante le proibitive condizioni meteo, fosse chiuso con un lucchetto, tanto da costringerlo a scavare una buca nella neve per potersi riparare e attendere i soccorsi.

Ma gli strascichi polemici per il dramma che ha coinvolto due famiglie e decine di amici non si placano neanche di fronte a quello che dovrebbe essere il momento del silenzio e del lutto.

Il dibattito è tutto animato tra innocentisti e colpevolisti, tra chi dice su quali comportamenti avrebbero dovuto assumere uno o entrambi gli sfortunati protagonisti della triste storia che non si concluderà nemmeno con i funerali di Giusti, previsti per domani alle 15 nella chiesa di Pettino.

Su Facebook, oltre ai messaggi di ricordo e cordoglio, il dibattito è animato dalla notizia dell’avviso di garanzia a Scimia.

“Avrei indagato più per omissione di soccorso” scrive un utente di AbruzzoWeb che si firma Go Go (l’avviso di garanzia è stato emesso per l’ipotesi di reato di omicidio colposo, ndr), al quale si aggiunge Fabio: “La verità non dovrebbe spaventare nessuno e se raggiunta, potrebbe rassenerare gli animi. Tutti abbiamo bisogno di sapere cosa è successo realmente”.

A quest’ultimo ha risposto un altro lettore, Fabio, che ha scritto: “Domenico che la verità si debba sapere è giusto, ma penso che Paolo la verità l’ha detta con una deposizione di 5 pagine. Indagare per omicidio colposo per una tragedia accaduta (e tutti sappiamo cosa succede sul Gran Sasso e quante anime ha sepolto purtroppo) ma arrivare a questo punto non ci è arrivato mai nessuno. La vita di Paolo oltre essere già straziata per l’accaduto viene completamente distrutta”.

Affermazioni per le quali l’altro utente, Fabio, si è sentito di dover rispondere che “è nell’interesse di Paolo uscirne senza ombre e questo, forse, è l’unico modo che gli può restituire serenità”.

“Allora dovrebbero denunciare quelli del rifugio visto che era chiuso con un lucchetto” commenta con un altro post Francesco.

Posizioni diverse che testimoniano come l’opinione pubblica, oltre a essere stata fortemente toccata dalla tragedia della montagna, voglia esprimersi su una tragedia che è entrata nelle case di tutti gli aquilani. (g.a.)