PESCARA – Si è fatto un gran parlare in queste ore della luce spenta al Poggio degli Ulivi e non tutti hanno espresso la realtà del problema che è molto più importante di quanto si creda.
Per fortuna, però, non si è spento l’entusiasmo dei tifosi.
Per capire il motivo dello spegnimento, bollette non pagate e intervento dell’Enel, bisogna fare un paio di passi indietro e tornare al momento in cui Peppe De Cecco, con Caldora e Edmondo, e con l’aiuto dello zoccolo duro della tifoseria, riuscì a fare il miracolo della rinascita del calcio pescarese arrivando in poco più di un anno dal baratro alla serie B e con una concreta possibilità di andare in A a seguito della sua illuminante presa di posizione nel volere a Pescara il maestro Zdenek Zeman.
Dato il carattere di Giuseppe Adolfo De Cecco, che è un istintivo ed un generoso, il furbo Daniele Sebastiani, è riuscito a crearsi uno spazio interessante all’interno della società, facendosi riconoscere il merito di essere l’unico capace di ”trovare i soldi”, che, detto in parole povere, stava a significare l’abilità nel coinvolgere nel progetto alcuni imprenditori a lui vicini per motivi di pratiche finanziarie gestite dal suo ufficio di leasing.
I due caratteri, estroso, impulsivo e generoso di De Cecco e quello pragmatico, freddo, calcolatore e levantino di Sebastiani, hanno partorito una situazione che si è delineata a favore di quest’ultimo che, appoggiando all’apparenza il dettato di De Cecco che voleva frazionare al massimo il peso della gestione con la presenza di molti soci, ha creato un gruppo a lui favorevole e ha estromesso prima la Caldora, poi Edmondo e alla fine lo stesso De Cecco, facendolo apparire come il “traditore” della fede biancazzurra, che si era allontanato perché il Delfino Pescara 1936 non aveva voluto acquisire il Poggio degli Ulivi.
Con un’abile mossa degna del miglior Richelieu, Sebastiani è arrivato a essere il padrone della Pescara Calcio, a diventare vice presidente della Lega e forte della sua preparazione culturale che gli veniva dall’Università “della strada” che lo ha forgiato e fatto diventare abile nello sfruttare le situazioni che il caso gli poneva davanti, si è ritrovato “solo al comando!” con una pletora di piccoli soci (piccoli per le quote in possesso) e con la possibilità di sfruttare a suo piacimento una rosa di piccoli campioni capaci di rendere fior di milioni al prossimo mercato e di gestire ciò cheè previsto in termini di premi di promozione.
Il problema, però, è che questo Cda non ha le dimensioni finanziarie necessarie per gestire il Pescara e sono mesi che tarda pagamenti di ogni genere compreso i fitti del Poggio.
Danilo Iannascoli, dato che Sebastiani non parla e manda altri avanti, ha precisato che i pagamenti non erano stati fatti vantando il Delfino dei crediti nei confronti di De Cecco.
Tirato per la “giacchetta”, De Cecco ha ribadito che fino al termine del campionato lui continuerà a pagare ma resta la figura barbina che gli è stata fatta fare da Sebastiani e soprattutto la perdita di carisma nei confronti dei tifosi che sono abbastanza frastornati anche perché mal informati da una stampa serva di Sebastiani.
Ora, per fortuna, il Pescara ha una classifica di assoluto interesse e i tifosi non hanno perso l’entusiasmo ma sono in attesa di chiarimenti e di prese di posizioni ufficiali e concrete.
La situazione, dal punto di vista calcistico è chiara: il Pescara ha due incontri da recuperare, una ottima posizione in classifica, giocatori molto importanti ai fini del prossimo mercato, un allenatore che ha riconfermato tutto il suo valore e una “visibilità” a livello nazionale di indubbia efficacia.
Dal punto di vista economico ha un Cda di volenterosi soci impegnati al minimo che dovrà far fronte alla gestione, alla possibilità che le banche che hanno concesso le fidejussioni sulla base delle firme di De Cecco pretendano altre firme dello stesso calibro, e al fatto che manca lo spessore della presenza dello stesso De Cecco.
Certo, farlo passare per un “traditore” è facile, ma meno facile è il risolvere le questioni pratiche.
Se Sebastiani, definito a suo tempo dai suoi colleghi della presidenza come l’unico capace di trovare i soldi, riuscirà a far entrare calibri importanti in società, tutto andrà per il meglio e Sebastiani avrà vinto la sua guerra contro il potere di De Cecco, Caldora e Edmondo.
In caso contrario, invece, avrà perso il Pescara che vedrà in pericolo la sua promozione e fors’anche il suo futuro.
Per chiudere vorrei ricordare: i beni del ricco sono la sua roccaforte, la rovina dei poveri è la loro miseria (dai proverbi di Salomone).






