PESCARA – A gioco fermo, causa neve, facciamo delle riflessioni sui veri valori del Pescara di oggi con spirito sereno ma fermo nel valutare le cose senza la passionalità, lecita nei tifosi, ma non nel cronista, che ti fa esaltare al di là delle realtà oggettive, e senza la piaggeria di chi si adegua ai dettati societari facendosi limitare ad un lavoro da “treppiedi umano” che regge il microfono che fa da eco e da grancassa agli interessi di chi dirige la società.
Abbiamo una squadra che sta meravigliando l’Italia calcistica, pur non avendo in rosa dei campionissimi, fatte alcune eccezioni. Se analizzassimo le varie “schede” tecniche personali, ci renderemmo conto che il valore aggiunto è stato proprio Zeman che ha esaltato i valori del complesso facendo crescere, di pari passo, quelli dei singoli. Mi chiedo se, concretamente, questi nostri giocatori (fatte, ripeto, alcune debite eccezioni) avrebbero gli stessi rendimenti con un altro allenatore.
Detto questo penso ai prestiti secchi, alle alternative giuste che non ci sono in alcuni ruoli chiave, a ciò che accadrà quando a giugno dovremo rifare una squadra competitiva capace di salvarsi in A o di fare un altro campionato alla grande in serie B. E, a questo punto, il pensiero va subito alla società e alle sue reali forze. Adesso spero che il cretinetto di turno, che sempre sta attorno a chi opera (sia con la parola sia con gli atti) non venga a dire ecco Lussoso che critica la società e che vuole creare malcontenti. Sto solo cercando di analizzare per me, e se volete, anche per voi, qual è la consistenza societaria. Ebbene, conoscendoci tutti a Pescara, ed essendo nell’attività giornalistica dal lontano 1964, da professionista, credo di avere delle conoscenze e delle competenze che, anche per motivi anagrafici, non tutti hanno.
Nella nostra città coloro che hanno soldi a sufficienza, per gestire una società di calcio in A o in B ad alto livello, si possono contare sulle dita di una sola mano. Ma questi, vuoi per un motivo, vuoi per l’altro, hanno già dato e qualcuno è rimasto scottato, qualche altro deluso e amareggiato e non rappresentano le possibilità future, pertanto dobbiamo fare affidamento sul CDA esistente e su qualche ingresso nuovo.
Orbene, senza offendere nessuno, anche perché dal punto di vista delle forze economiche io sono proprio a livelli “sotto linea di galleggiamento”, dobbiamo dire che i soci biancazzurri, pur essendo in situazioni ottimali per chi deve vivere una realtà normale, non garantiscono le forze finanziarie necessarie a sostenere l’urto della gestione dei campionati. Ed ecco, allora, l’idea di De Cecco prima, e di Sebastiani, dopo, di parcellizzare, frazionare, il rischio di impresa calcistica. Questo ha portato ad un gruppo di dirigenti che, pur essendo appassionati, non hanno le carature necessarie. Si capisce bene, se non si è dei “lecchini” di comodo, che alcuni di essi sono nella Pescara Calcio per promuovere le loro attività personali, altri per esigenze di visibilità, altri per vanagloria, ma, comunque, non sono in grado di garantire l’apporto economico necessario per stare in vetta.
Finora le alchimie di un mago come Sebastiani hanno dato la possibilità di fare miracoli soprattutto in considerazione della sua riconosciuta bravura nel trovare i capitali. Ma questo frazionamento e questa politica del “solco copre solco”, fin quando potrà durare e quanto?
Si parla di una società economicamente forte che ha ripianato ogni passività e si parla anche di ricapitalizzazione avvenuta: sulla carta o con i soldi sul piatto?
C’è molto ottimismo tra i soci biancazzurri e cercano di coinvolgere tutto l’ambiente in questa situazione non facendo riflettere sulle reali consistenze personali da poter immettere nella gestione e molti lo sono, ottimisti, perché pensano ai soldi della Lega e delle TV e alle cessioni di alcuni elementi di valore… ma a quello che costerà il campionato? E il prossimo mercato? Ci hanno pensato o pensano di andare via prima dopo aver incassato fidando sul fatto che qualche nuovo vanitoso sarà possibile arruolarlo?
Da pescarese e da tifoso sono ultrafelice di come stanno andando le cose. Da cronista mi dovevo porre delle domande e l’ho fatto anche con precedenti servizi nei mesi passati ma le risposte non sono arrivate, non solo, ma qualcuno si è anche permesso di cercare di farmi zittire, giornalisticamente parlando. Ma è chiaro che il tempo è galantuomo e chiarirà ogni situazione: vi giuro che spero di aver sbagliato tutto e avrò il coraggio professionale di riconoscere il mio eventuale errore di valutazione, al momento, però, le domande le ho rivolte e spero nelle risposte.






