CHIETI – Luca D’Alessandro, il ragazzo di 18 anni di Chieti che ha ammesso di aver strangolato la ventenne escort rumena Silvia Elena Manastireanu, assassinata nella notte tra il 23 e il 24 dicembre in un appartamento di Francavilla al Mare (Chieti) è rinchiuso nella sua cella del carcere di Madonna del Freddo e non ha voluto vedere nessuno, neanche i suoi genitori.
Ai parenti che chiedevano di fargli visita per accertarsi delle sue condizioni, ha fatto sapere di voler restare da solo, almeno per il momento.
“Il ragazzo – spiega ad AbruzzoWeb il suo difensore Monica D’Amico – non è ancora pronto per incontrare i genitori. Non se la sente, almeno per il momento, di reggere questo confronto”.
Avvocato e amica di famiglia da tempo sarà proprio l’avvocato D’Amico il primo a far visita nel giro di qualche giorno a Luca.
Nel frattempo la D’Amico e l’altro difensore, Marco Femminella, stanno mettendo a punto la strategia difensiva.
Per il momento l’unica cosa certa è che la difesa contesterà il reato di rapina aggravata di cui il ragazzo è accusato insieme a quello di omicidio volontario.
La contestazione si basa sul fatto che i 1.400 euro trovati addosso al giovane erano i suoi e non della escort rumena. Sembra, a stare a quanto hanno fatto sapere l’avvocato D’Amico, che Luca portasse sempre con sé quella cifra per paura che qualcuno potesse portagliela via.
E il fatto sarebbe confermato anche da una precedente perquisizione delle forze dell’ordine che avevano trovato i 1.400 euro addosso al ragazzo. Luca, infatti, aveva già avuto a che fare con la legge, avendo anche piccoli precedenti di tipo amministrativo.
Ma chi lo conosce stenta a credere che lui possa aver ucciso. In tanti lo definiscono come un bravo ragazzo, uno che frequentava la chiesa e anche le confraternite, tipiche delle parrocchie teatine.
A un certo punto, però, la vita di Luca sembra sia cambiata. Il ragazzo “buono e tranquillo”, come lo definisce la D’Amico, è diventato un ragazzo difficile, con problemi. Da un annetto a questa parte avrebbe iniziato a manifestare un disagio sempre più marcato. Segni di instabilità caratteriale e anche mentale.
Per questo motivo i suoi difensori stanno valutando anche la richiesta di una perizia psichiatrica. “È una decisione – spiega la D’Amico – che prenderemo di concerto con il pubblico ministero Marika Ponziani, a cui sta a cuore la verità proprio come è per noi”.
Intanto dal punto di vista processuale si va verso il rito abbreviato. Molto probabilmente, inoltre, il pubblico ministero e il giudice Paolo Di Geronimo, torneranno ad ascoltare il ragazzo che nel primo interrogatorio di garanzia, confessione a parte, non è riuscito a spiegare ancora molte cose, a partire dal movente.





