L’AQUILA – “La situazione del dragaggio del porto di Pescara sarà sbloccata quando sarà risolto il problema di eliminare i fanghi inquinati”.
Lo ha detto il procuratore distrettuale antimafia dell’Aquila, Alfredo Rossini, commentando l’inchiesta che ha portato ieri al sequestro della draga e al contemporaneo invio di tre avvisi di garanzia per tentato smaltimento di rifiuti inquinanti.
“Finché dalla draga usciranno fuori materiali inquinanti – ha assicurato il magistrato in un’intervista rilasciata al Tgr – non sarà possibile procedere alle necessarie opere. Questo blocca il porto di Pescara e ciò mi dispiace molto”.
Secondo Rossini, inoltre, “ci sono sostanze addirittura mortali dentro questa roba. E che facciamo, le mettiamo in giro per fare presto? No. Finché il dragaggio è fatto senza eliminare queste porcherie, purtroppo non possiamo andare avanti”.
IL WWF: ”PREOCCUPANO LE DIVERSE VALUTAZIONI”
In relazione alla questione del sequestro avvenuto a Pescara della Draga, il Wwf interviene con una nota dove esprime “forte preoccupazione per le prime informazioni relative alla difformità tra analisi dell’Arta (Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente) e analisi svolte dagli inquirenti. L’attendibilità delle analisi è, infatti, alla base di una serena valutazione di qualsiasi procedimento amministrativo”, scrive l’associazione ambientalista.
L’associazione ricorda che “l’immersione in mare, sulla base delle leggi in vigore, è fatto straordinario proprio per le importanti criticità ambientali che tali interventi possono comportare. Per questo il Wwf era intervenuto con due note ad agosto e settembre sollevando una serie di criticità e per richiedere lo svolgimento delle procedure di valutazione di impatto ambientale e di valutazione di incidenza ambientale per la vicinanza del sito di immersione con il sito di interesse comunitario ‘Torre del Cerrano'”.
“Tali procedure in Europa vengono normalmente svolte per i dragaggi”.
La stessa associazione internazionale dei dragatori ritiene che il primo passo per la realizzazione di un progetto di dragaggio sia lo svolgimento di una valutazione di impatto ambientale. Tra l’altro si faceva notare che tali procedure, che garantiscono non solo l’ambiente ma anche i diritti dei cittadini e degli stessi enti proponenti, sarebbero state concluse già a fine settembre se avviate a luglio.
Il Wwf puntualizza poi che “l’associazione aveva rilevato, come peraltro aveva fatto già l’Arta, che in alcuni punti caratterizzati a giugno presso la darsena, le stesse analisi avevano rilevato situazioni di contaminazione incompatibili con l’immersione in mare di tali sedimenti però per composti diversi dai Ddt-Dde rilevati dalla Procura. Sulla base del progetto approvato i sedimenti in tali punti risultati contaminati non sarebbero stati movimentati”.
Su questo aspetto il Wwf ribadisce “quello che ha scritto nella prima nota di agosto e, cioè, come fosse possibile, al momento della movimentazione in mare, operare con la draga in maniera tale da escludere, sia in senso areale che nella profondità, la raccolta di sedimenti contaminati in maniera non compatibile con l’immersione in mare”.
“Per questo – precisa il Wwf – l’associazione aveva richiesto la realizzazione di ulteriori campionamenti con maglia più fitta al fine di individuare con precisione l’estensione areale della contaminazione attorno ai punti di carotaggio che avevano mostrato criticità dal punto di vista analitico. Questo non significa, ovviamente, sostenere che siano stati raccolti i sedimenti nei punti contaminati secondo la prima caratterizzazione svolta da Arta”.
“Ovviamente – conclue la nota – tutte queste considerazioni passano, per ora, in secondo piano se alla base del sequestro vi sono analisi che hanno dato risultati diversi da quelle svolte”.
I PESCATORI: ”DOPO LE FESTE CI METTIAMO IN SCIOPERO”
Alcuni pescatori pescaresi hanno incontrato oggi il commissario straordinario del dragaggio del porto di Pescara, Guerino Testa, e chiesto di incontrare il prefetto Vincenzo D’Antuono dopo il sequestro della motonave ‘Gino Cucco’ da parte dei carabinieri del Noe e della Guardia di Finanza, su disposizione del gip Marco Billi del Tribunale dell’Aquila.
L’imbarcazione, che ieri mattina aveva iniziato i lavori di dragaggio della darsena commerciale del porto di Pescara, doveva prelevare oltre 72 mila metri cubi di materiali accumulati nella darsena per sversarli a mare in un sito individuato dall’Ispra ma per il Noe quel materiale è inquinato da pesticidi, contrariamente a quanto sostenuto dall’Arta, l’Agenzia regionale di Tutela ambientale che si è occupata dei prelievi.
I pescatori chiedono di avere spiegazioni su questo stop e dicono che “dopo otto mesi di lavoro del commissario arriva l’ennesima beffa. Per noi – aggiungono – non è più possibile andare avanti così perché andiamo in mare mettendo a rischio la nostra vita e lavoriamo per pagare i danni alle imbarcazioni provocati dai fondali insabbiati del porto”.
“Come è possibile – si chiedono – che lo Stato faccia guerra allo Stato? Qui c’è qualcosa sotto”.
Dopo il blocco dei lavori imposto dal sequestro, i pescatori stanno pensando a nuove forme di protesta, come quelle attuate nei mesi scorsi prima della nomina di Testa, avvenuta a giugno, quando è stato bloccato l’asse attrezzato.
“Lavoreremo durante le feste ma poi ci fermeremo e legheremo le barche e ci metteremo in cassa integrazione”, hanno detto oggi ai giornalisti.
TESTA: ”ALTRE VIE OLTRE LO SCARICO A MARE”
Intanto Testa ha annunciato che giovedì alle 14 sarà a Roma per un incontro con la Protezione civile proprio sul dragaggio.
“Si sta ipotizzando – ha aggiunto – di seguire altre vie, accantonando l’ipotesi dello scarico a mare. Si può pensare, quindi, all’utilizzo di discariche dove conferire il materiale, ma se questa strada si dimostrerà perseguibile è necessario trovare i fondi, magari quelli derivanti dalle economie degli interventi sul Gran Sasso”.
Il commissario ha anche sottolineato che il problema del porto non riguarda solo “la marineria e gli operatori commerciali ma tutta la città, per il rischio idrogeologico. Non è opportuno piangerci addosso, dobbiamo andare avanti capendo come si possono ottimizzare i tempi”, ha concluso.






