L’AQUILA – “Dopo l’attenzione iniziale, nell’immediato post sisma, con la costruzione della sede provvisoria, è caduto il silenzio sulla sede definitiva. Abbiamo 2 milioni e 200 mila euro da investire ma non c’è né un progetto né un’idea. Però nonostante tutto, la cosa che ci rende più orgogliosi è l’aumento degli studenti: prima del terremoto avevamo all’incirca 680 iscritti, adesso arriviamo quasi a mille!”.

A parlare della situazione del Conservatorio “A. Casella” dell’Aquila, in un’intervista ad AbruzzoWeb, è il direttore storico, Bruno Carioti, che nonostante sia molto soddisfatto della struttura provvisoria, costruita dalla Protezione civile subito dopo il terremoto del 2009 nel tempo record di 35 giorni, adesso, come i suoi studenti, sente la necessità di una sede definitiva.
 
“La mia idea – continua Carioti – è di fare una ‘Città della Musica’ sulla falsa riga del Parco della Musica di Roma, ma con all’interno anche il Conservatorio. Questa ipotesi prevede che la struttura sorga nell’ex nosocomio psichiatrico di Collemaggio, la zona è enorme, ci sarebbe spazio sufficiente per tutte le associazioni musicali aquilane e anche per un auditorium di almeno 500 posti, che in città manca”.
 
Carioti, persona di grande cultura, vede il Conservatorio dell’Aquila non soltanto come una scuola di musica dove i ragazzi si recano a fare lezioni e a studiare, ma soprattutto come “un importante luogo di ritrovo e aggregazione, per stare insieme, in una città che offre soltanto centri commerciali. Dopo il terremoto siamo stati accanto ai ragazzi e, infatti, non c’è stato, come si temeva, un calo delle iscrizioni. Al contrario, gli allievi sono aumentati”.
 
Dott. Carioti, vuole raccontare il terremoto del Conservatorio, istituzione musicale aquilana tra le più importanti? Come avete superato l’emergenza?
 
All’inizio abbiamo organizzato una sorta di “Conservatorio virtuale”. La musica ha bisogno di spazi appositi, non si può insegnare ovunque e i docenti hanno dovuto adattarsi e spostarsi in altre città: alcune lezioni si sono tenute al Conservatorio di Roma, molti insegnanti e studenti sono romani; altre lezioni si sono tenute a Rieti, alcune addirittura a Pescara nel negozio di musica Fabbrini, i clienti entravano mentre docenti e ragazzi stavano facendo lezione. Ma non pochi insegnanti hanno scelto di tenere le lezioni a casa.
 
Avete dovuto fare queste lezioni “virtuali” per molto tempo?
 
Fortunatamente questa situazione di disagio è durata pochi mesi. La Protezione civile ha edificato questa sede provvisoria, inaugurata il 22 dicembre 2009, che è stata una costruzione record: soltanto 35 giorni di lavoro. 
 
Avete avuto un calo delle iscrizioni? Studenti che si sono trasferiti, ad esempio, com’è successo per l’Università?
 
Paradossalmente c’è stato un aumento degli studenti: da 680, prima del terremoto, a circa mille, oggi.  
 
Una bella soddisfazione per una città terremotata…
 
Sì una bella soddisfazione. Non abbiamo avuto cali perché il Conservatorio è stato capace di stare accanto ai ragazzi, come luogo di aggregazione, per stare insieme oltre l’orario delle lezioni, punto di riferimento forte, in una città dove ci sono soltanto centri commerciali: questo è importante. 
 
Avete avuto finanziamenti per le tasse? Forse per questo gli studenti sono aumentati?
 
Per quanto riguarda le tasse, per due anni abbiamo avuto un finanziamento dell’Afam (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica), ente del Ministero dell’Istruzione da cui dipende il Conservatorio. Gli allievi hanno avuto l’esonero dalle tasse fino allo scorso anno accademico. Quest’anno, sfortunatamente non avevano fondi sufficienti e non hanno potuto finanziarci. Ma si pagano all’incirca 300 euro ogni anno, è una cifra che si può affrontare.
 
Molti alunni sono fuori sede. Come si sono organizzati per gli alloggi? L’Aquila non offre molto da questo punto di vista.
 
La maggior parte dei ragazzi fuori sede è pendolare. Vengono quasi tutti da Roma, il viaggio dura un’ora e mezza circa e si riesce a conciliare con le lezioni. Alcuni si sono organizzati per conto loro prendendo in affitto una stanza. Ma all’Aquila il problema degli alloggi è grave. Questa città dovrebbe fondare la sua economia sulla cultura. Si dovrebbe facilitare la vita degli studenti il più possibile.
 
Mi chiedo come mai ancora non si riesce a creare campus o strutture pubbliche per dargli un posto dove vivere. Io più che l’esonero delle tasse di questi anni, se fossi stato un politico, avrei impiegato quei soldi per fare alloggi: la rinascita ci sarà soltanto se gli studenti potranno stare qui a costi accettabili.
 
Ormai tutti ripetono che la via della rinascita è la cultura, i cittadini però si chiedono se non sia un po’ una scusa per non avviare la costruzione reale…
 
I politici dovrebbero chiedersi “Che cosa vuole fare da grande L’Aquila?”. Non ci sono industrie e la storia culturale della città è importante. Qui ci sono il Conservatorio, la Sinfonica, l’Accademia delle Belle Arti. Si dovrebbero fare pesanti investimenti per rendere la città appetibile agli studenti. Un po’ sul genere di Cambridge e Oxford.
 
Per le infrastrutture della cultura che mancano e che tutti richiedono, secondo lei cosa si dovrebbe fare?
 
La mia proposta è fare una “Città della Musica” a Collemaggio, nell’area dell’ex istituto psichiatrico, di proprietà della Regione: i soldi ci sono, sarebbe possibile anche acquistarlo. Potrebbe sorgervi il Conservatorio, le varie associazioni musicali, la Barattelli, I solisti aquilani, la Sinfonica e si potrebbe edificare un auditorium di almeno 500-600 posti che all’Aquila non c’è.
 
Anche quello che ci ha regalato il Giappone, del famoso architetto Shigeru Ban, può contenere al massimo 230 spettatori: non è sufficiente. Ne basterebbe uno ben fatto, anche con più di una sala con diverse capienze di spettatori, per ospitare tutte le varie realtà musicali del capoluogo.

Il progetto è pretenzioso…
 
All’Aquila si potrebbe fare il Politecnico delle Arti d’Abruzzo, potrebbe ospitare le istituzioni musicali di tutte le Province. Sarebbe una struttura di servizio per tutta la Regione. Per questo la sede di Collemaggio offrirebbe grandi vantaggi: vicina all’uscita L’Aquila Est dell’autostrada A24, con il parcheggio del Terminal Bus a un passo. L’Aquila diventerebbe davvero la “Salisburgo d’Italia” come l’aveva definita Nino Carloni negli anni ’70.
 
Per il Conservatorio i fondi ci sono. Addirittura ci sono quelli raccolti con la canzone Domani su cui ultimamente si è tanto dibattuto. C’è chi vorrebbe impiegarli per scopi diversi dato che sono inutilizzati…
 
In totale il conservatorio ha 2 milioni e 200 mila euro, una bella cifra, e un milione 200 mila sono proprio i soldi raccolti con la canzone Domani. Sono bloccati perché ancora non sappiamo niente sul progetto e sulla sede definitiva. Se si dovesse optare per la proposta di allocare il conservatorio nel convento di Collemaggio, il lavoro sarebbe davvero complicato.
 
Adattare per la musica strutture non nate a questo scopo non è facile. La struttura è molto bella, ma poco funzionale. Inoltre è della Provincia e vincolata alle Belle Arti: se ne dovrebbe occupare il vice commissario per la messa in sicurezza dei Beni culturali Luciano Marchetti, in questi casi i tempi sono lunghi. 
 
Non è ancora stato fatto nulla?
 
L’anno scorso il ministro Sandro Bondi fece una conferenza stampa, dopo che Jovanotti chiese che fine avessero fatto i soldi della canzone, incaricò la sovrintendenza di cominciare i lavori: fatti i sopralluoghi, tutto è rimasto nel silenzio assoluto. Quei soldi comunque sono stati raccolti per il Conservatorio e il Teatro Comunale, in ogni caso dovranno essere impiegati in questo senso, non sarebbe eticamente corretto spenderli per altro.
 
La musica è molto importante nell’universo giovanile. Lo studio della musica quanto ha aiutato gli alunni del Conservatorio dopo il trauma del terremoto?
 
I ragazzi del Conservatorio sono quelli che sono riusciti, per primi, a trovare proprio nella nostra struttura un saldo punto di riferimento. È riconosciuto da tutti che la musica aiuta a metabolizzare i traumi. Noi ci crediamo è per questo, da subito, abbiamo fatto partire anche dei laboratori musicali per i bambini, ad esempio con i fondi Por-Fesr 2007-2013 stiamo portando avanti il progetto “Music in Lab”, nei vari paesi del cratere. Con la musica i ragazzi possono ritrovare un equilibrio.
 
La musica che ascoltano i giovani oggi è lontana dall’idea che tutti hanno della musica che si insegna in Conservatorio…
 
Bene, l’idea tradizionale è che in Conservatorio si studi soltanto la musica classica. Da dieci anni però la legge ha riformato i Conservatori e si insegna anche jazz e musica elettronica. Oggi i ragazzi sono più vicini ad altri linguaggi musicali e la nostra struttura cerca di assecondarli, fermo restando che lo studio della musica classica è propedeutico a qualunque altro genere: impartisce il metodo e la tecnica.

Oltre ai corsi tradizionali che cosa offrite di particolare?
 
Abbiamo un corso di organetto e uno di ciaramella, perché crediamo che sia importante coltivare le tradizioni musicali popolari. Abbiamo anche un corso di Regia del suono e un altro di secondo livello come Pianista accompagnatore nella danza, questo è l’unico corso del genere in tutta Italia, perché con l’apertura dei licei coreutici ci sarà sempre più necessità di figure specializzate.
 
Quest’ultimo in particolare è in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Danza. Il Conservatorio continuerà a lavorare per rinnovarsi e nasceranno sempre nuovi corsi per assecondare le passioni degli allievi.
 
Avete molti progetti in corso…
 
Per citarne soltanto alcuni stiamo partecipando con i nostri ragazzi al “Music Live” organizzato dall’Ismez. Ogni anno si scelgono quattro istituzioni musicali sul territorio nazionale e si fanno concerti nelle varie sedi: permette ai ragazzi di fare esperienza. Gli allievi aquilani si sono esibiti al “Santa Cecilia” di Roma e anche al Conservatorio di Napoli. Poi abbiamo in corso un importante progetto di Musicoterapia in collaborazione con la Facoltà di Psicologia dell’Aquila.
 
Il conservatorio si sta rinnovando, i corsi cambiano, le iniziative si moltiplicano ma i ragazzi di oggi quali strumenti preferiscono?
 
Nonostante tutto, lo strumento più scelto è il pianoforte, seguito da chitarra e flauto: sono classici intramontabili.