GUARDIAGRELE – Dopo aver depositato nella mattinata di oggi il sesto ricorso al Tar con le decisioni Asl che vogliono la chiusura dell’ospedale di Guardiagrele, il gruppo consiliare d’opposizione al Comune, di concerto con le forze d’opposizione in Provincia, hanno presentato l’incontro pubblico di domenica mattina (ore 10.30) presso il cinema Garden per fare il punto della situazione.

La novità di questo incontro (che non è certo il primo organizzato dalla decisione di chiudere il SS. Immacolata) sta nei contributi che arrivano anche da fuori regione. Sono stati invitati a parlare, infatti, anche rappresentanti delle altre cosiddette “regioni canaglia”, quelle cioè che, insieme all’Abruzzo, hanno una sanità commissariata.

Arriveranno, così, esponenti molisani (comitato “articolo 32” di Agnone), laziali (comitato “Salviamo l’ospedale” di Frosinone e sindaco e presidente del Consiglio comunale di Subiaco, Francesco Pelliccia e Claudia Di Pasquali), calabresi (rappresentanti dell’ospedale di Cetrano in provincia di Cosenza), oltre che abruzzesi (Nicola Tinari, capogruppo Rc in Provincia, Eliana Menna, capogruppo Idv in Provincia, Camillo D’Amico, capogruppo Pd in Provincia, Giovanni Mariotti, capogruppo Sel in Provincia, Luciano Monticelli, sindaco di Pineto, Pierluigi Mattucci e Giuseppe Forcella, entrambi consiglieri comunali di Atri).

Mancano solo esponenti della regione Campania, l’ultima tra le cinque regioni commissariate. C’è da dire, comunque, che il “metodo Guardiagrele” ha fatto breccia nelle altre regioni accomunate dallo stesso destino nel campo della sanità locale.

Per “metodo Guardiagrele” si intende la strada dei ricorsi, avviati per la prima volta proprio per salvare il SS. Immacolata di Guardiagrele. Il Tar, infatti, aveva dato ragione ai ricorrenti, solo che la trasformazione in legge da parte del governo del Piano operativo di Chiodi, ha riaperto ancora una volta la strada giudiziaria.