L’AQUILA – Gli aiuti in regime de minimis, ossia gli sgravi fiscali fino a 200 mila euro alle imprese già esistenti nel territorio del Comune dell’Aquila, non si potranno erogare immediatamente fino a che quelle aziende non faranno parte di una zona franca che dev’essere ancora istituita.

Nuovo colpo di scena nell’annosa questione che scompagina nuovamente lo scenario che si era tratteggiato, per il quale la misura per L’Aquila non sarebbe stata una zona franca autentica ma un aiuto in esclusivo regime de minimis con il nome cambiato.

Una tesi, quest’ultima, sostenuta sia dal Consiglio comunale del capoluogo che dall’assessore regionale aquilano Gianfranco Giuliante, concordi nello sciogliere il legame tra zona franca e de minimis e nell’affermare che per quest’ultima misura si sarebbe potuti partire molto tempo fa al di là dei tempi lunghi della burocrazia europea.

E invece no. Non c’è de minimis senza zona franca, e lo dice il comma 562 della legge 244/2007, meglio nota come la legge finanziaria 2008, quando integrando il comma 341 bis della finanziaria dell’anno precedente scrive che “le piccole e medie imprese che hanno avviato la propria attività in una zona franca urbana antecedentemente al 1° gennaio 2008 possono usufruire delle agevolazioni di cui al comma 341, nel rispetto del regolamento (CE) n° 1998/2006 della Commissione, del 15 dicembre 2006, relativo all’applicazione degli articoli 87 e 88 del Trattato agli aiuti di importanza minore”.

E gli articoli 87 e 88 sono proprio quelli che regolano il regime “de minimis”.

“L’articolo – spiega il vice presidente del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis – si commenta da sé, il 341 bis è di una chiarezza lapalissiana”.

“In questi giorni – aggiunge – mi sono affannato a spiegare invano che il de minimis c’è e si può applicare, ma solo perché all’interno della legge sulla zona franca su cui stiamo lavorando”.

Non manca la consueta stoccata al comune e ad altri esponenti di centrosinistra. “Tutti gli scienziati che rivendicano la primogenitura – conclude De Matteis – da Luigi Lusi a Franco Marini a Giovanni Lolli e compagnia bella, quando hanno proposto la zfu dovevano sapere esattamente di cosa si trattasse. Chi proponeva e oggi contesta non sapeva nulla né ieri né oggi”. (alb. or.)