L’AQUILA – La misura di aiuti economici che arriverà all’Aquila si chiamerà “zona franca L’Aquila” ma non è la “zona franca urbana” che fu pensata per le periferie francesi in rivolta.

La distinzione è solo sul nome, ma gli effetti saranno praticamente gli stessi. Sarà infatti composta da una serie di sgravi fiscali per piccole e micro imprese fino a 200 mila euro ciascuna, sia del tessuto produttivo esistente, sia di nuovi brand che vorranno venire a investire nel cratere.

Questo il quadro, che sembra chiaro una volta per tutte, che emerge al termine dell’atto secondo dello “zona franca day” cominciato ieri con le conferenze stampa di Gianni Chiodi e Giorgio De Matteis da un lato e di Massimo Cialente dall’altro, e proseguito oggi con una seconda parte di Chiodi-De Matteis, alcune esternazioni di Cialente e un’ennesima conferenza stampa, di Gianfranco Giuliante e Guido Liris nel pomeriggio.

Se è finalmente chiaro che cos’è la “zona franca L’Aquila”, quello che è orribilmente confuso è lo scenario politico. Basti pensare che Chiodi e De Matteis da un lato e Giuliante dall’altro, componenti di uno stesso schieramento di centrodestra, danno letture diverse alle stesse carte e documenti e utilizzano nomi diversi.

Così come, dall’altra parte, esponenti del Partito democratico come Gianni Lolli e Stefania Pezzopane tacciono, David Sassoli e Gianni Pittella (europarlamentari) attaccano la Regione mentre Cialente sembra avere idee tutte sue.

Nel mezzo i cittadini, sempre più confusi e, di conseguenza, infuriati.

Per la prima volta oggi Giuliante ha sottolineato la differenza tra le due zone franche, contenuta in una lettera spedita alla direzione generale Concorrenza della Commissione europea dal capo dipartimento Politiche sviluppo e coesione del ministero dello Sviluppo economico, Aldo Mancurti.

Anche se si è limitato a svelare l’arcano, rimpallando poi le mosse successive “ai decisori”, insomma, senza nominarli, agli stessi Chiodi e De Matteis.

“Nella lettera di Mancurti – ha detto Giuliante – c’è un passaggio che la dice lunga e che traccia il percorso che dovremo fare di qui a qualche giorno. Qualora dall’analisi della documentazione le informazioni siano insufficienti per la zona franca, scrive il ministero, le autorità italiane comunicano sin da ora l’impegno a dare attuazione in de minimis agli interventi, che manterranno il nome di zona franca L’Aquila, pur dovendosi considerare ritirata la notifica della zona franca urbana”.

D’altronde, lo stesso assessore regionale alla Protezione civile ha sottolineato che “la Commissione è diventata sempre più cogente sulla non applicabilità della zfu e sull’applicabilità del ‘de minimis’ perché gli abbiamo mandato documentazioni in cui si dice che in questo territorio prevalgono medie e piccole imprese, al 99 per cento. Abbiamo affinato la loro tesi che lo strumento del ‘de minimis’ è quello più coerente”.

Giuliante non ha risparmiato, infine, critiche al sindaco Cialente e al Comune. “Con assoluta onestà intellettuale – ha premesso – in Comune hanno riconosciuto di non essersi informati per due anni e mezzo, salvo poi svegliarsi e chiedere 300 milioni di euro per la zona franca che non si sa neanche bene dove e quando possono essere sviluppati. Dichiarazioni dal sapore strettamente preelettorale che in questa città e in questo momento non servono”.

Secondo Giuliante, “c’è stata approssimazione enorme da parte del Comune, in termini politici ipercensurabile, così come è censurabile che ci si inventi una cifra che non sta né in cielo né in terra (i 300 milioni chiesti da Cialente solo per il ‘de minimis’ tenendone 90 per la zfu). Per chi sta all’opposizione è sempre facile chiedere di più di quello che serve”.

“Dopo aver ammesso la mattina di non sapere nulla, poteva evitare di darne conferma dicendo certe cose”, ha concluso ironicamente.

LIRIS: ”LA ZONA FRANCA URBANA NON ARRIVERA’ MAI”

Più esplicito di Giuliante nel descrivere la situazione è stato Liris. “A Bruxelles – ha spiegato – noi della Provincia abbiamo condotto una nostra operazione-verità. Abbiamo parlato con i tecnici, i cosiddetti ‘burocrati’, che ci hanno detto la zona franca non ve la possiamo dare e non ve la daremo mai. Questo è testimoniato dalla continua richiesta di integrazioni e dai consigli di cambiare target”.

Perché allora Chiodi e De Matteis hanno continuato a parlare di zona franca? “Il fatto di voler chiamare zona franca ciò che non lo è – ha azzardato Liris – è un atteggiamento e una scelta politica, comunque dobbiamo avere contezza che lo strumento del ‘de minimis’ è da cogliere al volo perché copre il 99 per cento delle imprese. I tecnici ci hanno detto perché non lo avete fatto un anno fa, visto che ci sono in bilancio i 90 milioni”.