AVEZZANO – Ha confessato il presunto assassino del marocchino trovato cadavere in un pozzo nei campi del Fucino, nei pressi di Paterno, frazione di Avezzano (L’Aquila).

Lem Saadi Abdelhadl, questo il nome della vittima, aveva 27 anni. Il giovane è stato ucciso da un connazionale per un debito non saldato.

Ad ucciderlo, un colpo con una pietra sulla fronte. La vittima sarebbe stata colpita con una grossa pietra sulla testa. Il marocchino, però, si sarebbe rialzato per essere colpito di nuovo, ma stavolta in modo letale.

A far scattare le ricerche del giovane, di cui non si avevano notizie da un giorno, era stata la segnalazione fatta ai carabinieri della Compagnia di Avezzano da uno dei suoi fratelli, mentre un altro è appena giunto in Italia dal Marocco avendo aspettato invano Lem Saadi nel suo Paese natale, dove il giovane sarebbe dovuto andare.

La vittima risiedeva a Trasacco (L’Aquila).

A coordinare le indagini è il sostituto procuratore della Repubblica di Avezzano, Maurizio Maria Cerrato.

Intorno alle 22 il cadavere del marocchino è stato rimosso dal pozzo e trasportato presso l’obitorio dell’ospedale di Avezzano dove, probabilmente già in mattinata, sarà effettuata l’autopsia.

Il presento assassino è stato intanto interrogato nella caserma dei carabinieri di Avezzano dal sostituto Cerrato.

Si è appreso Lem Saadi Abdelhadl sarebbe stato ucciso con un corpo contundente.

L’omicidio tuttavia, si sarebbe verificato nei dintorni di Trasacco.

Solo in un secondo momento il corpo della vittima sarebbe stato gettato nel pozzo.

IL DELITTO

In mattinata i parenti hanno denunciato la scomparsa ai carabinieri della stazione di Trasacco (L’Aquila).

Immediate sono scattate le ricerche. I militari hanno provato inutilmente a rintracciare lo scomparso anche richiedendo la localizzazione del cellulare dell’interessato.

Un’assenza che, con il passare delle ore, è sembrata sempre più sospetta e dai contorni indefiniti.

I carabinieri, coadiuvati dai colleghi della compagnia di Avezzano (L’Aquila), giunti in appoggio al reparto territoriale, hanno cominciato a interrogare parenti e amici in cerca di elementi che potessero spiegare la situazione.

Un cerchio che, in breve, ha cominciato a stringersi intorno alla figura di un connazionale che, ai militari, ha poi confessato l’omicidio.

A ucciderlo è stato lui stesso al culmine di una lite per un debito contratto dalla vittima e non saldato.