L’AQUILA – Sarà con estrema probabilità Gianni Letta l’anello di congiunzione per la ricostruzione tra l’era di Silvio Berlusconi, che si è chiusa stasera con le sue dimissioni da premier, e quella di Mario Monti, che dovrebbe cominciare domani con l’incarico di formare un nuovo governo.

Lo scenario è ancora fluido ed è difficile fare pronostici sul toto-ministri. Secondo quanto si è appreso oggi, tuttavia, Letta potrebbe far parte anche del nuovo esecutivo di tecnici e politici su cui l’ex commissario europeo sta lavorando, forse anche con una “promozione”: da sottosegretario (alla Presidenza del Consiglio) a ministro o vice presidente.

Una presenza, richiesta dallo stesso Berlusconi nel pranzo a quattro di oggi con il suo successore, lo stesso Letta e Angelino Alfano, che potrebbe fare da garanzia per il riconoscimento delle istanze che vengono dal “cratere” anche nel nuovo governo.

D’altronde, Monti dell’Aquila non sa nulla (Berlusconi ci è stato una ventina di volte, soprattutto all’inizio) mentre Letta è visitatore frequente, con i “tavoli” che presiede ma che, però, a dire il vero non vengono convocati da un pezzo.

E quasi ad anticipare la sua fama di memoria storica di quanto successo nel 2009 nel nuovo governo che guarderà molto all’Europa, nelle ultime settimane di vita del governo Berlusconi Letta ha messo lo zampino in due importanti questioni aquilane.

Su tutte, quella delle tasse, per la quale ha firmato l’emendamento che ha portato all’abbattimento del 60 per cento delle somme da restituire e alla rateizzazione in dieci anni a partire da gennaio 2012.

Inoltre, l’intervento di Letta è stato risolutivo anche per rinnovare per un triennio la convenzione tra ministero dell’Istruzione e l’Ateneo del capoluogo che consentirà di non far pagare le tasse d’iscrizione come già avvenuto negli anni scorsi.

A rendere più precaria la possibilità di una nomina c’è, però, il no che arriva da alcune componenti di centrosinistra alla sua nomina: da quanto si apprende, il segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, sarebbe fortemente contrario, mentre per il leader dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro, “la presenza di Richelieu sarebbe come la presenza di chi ha fatto da palo, mentre il complice si fregava la cassaforte”.

LE DIMISSIONI DI BERLUSCONI

Il presidente del Consiglio è salito al Quirinale intorno alle 21 per rassegnare le sue dimissioni al capo dello Stato, Giorgio Napolitano.

Quest’ultimo, secondo le fonti politiche, domani sera dovrebbe affidare l’incarico all’ex commissario europeo.

La fine dell’era-Berlusconi avrà giocoforza ripercussioni anche sull’Aquila visto che influenzerà inevitabilmente il futuro prossimo della ricostruzione post-sisma.

I vertici della struttura commissariale, da Gianni Chiodi in giù, sono in scadenza a dicembre, con la fine (teorica) dello stato di emergenza, e il fatto che a palazzo Chigi sieda Monti piuttosto che Berlusconi potrebbe portare a valutazioni di tutt’altro tipo rispetto a quelle cui gli aquilani sono abituati.

Berlusconi ha visitato una ventina di volte il capoluogo, secondo i detrattori sfruttando soprattutto all’inizio la vetrina mediatica offerta dall’emergenza e poi diminuendo la frequenza delle sue capatine.

Ci ha portato più di un Consiglio dei ministri, il G8, si è occupato di ricostruzione nominando due commissari, Guido Bertolaso e Gianni Chiodi, ha firmato decine di ordinanze, l’ultima, la 3978, solo tre giorni fa.