PESCARA – Sconfitta pesante nei numeri, 3-1, ma non nella sostanza.

In definitiva il Pescara ha avuto le sue occasioni da rete e le ha sprecate anche con una certa sufficienza dimostrata da alcuni atleti, vedi Insigne che voleva fare il “magico” mentre avrebbe potuto sfruttare in maniera più semplice l’occasione che gli è capitata.

A Livorno sono state disattese le regole di Zdenek Zeman che parlano di velocità e profondità: la velocità si mantiene con una ottima preprazione atletica, costante nel tempo, e con una sana vita privata che non vanifichi in parte il lavoro sul campo.

La profondità si ottiene con un atteggiamento mentale che porta il giocatore a dare la palla di prima e in verticale e non a cercare il passaggetto, comodo, lateralmente.

Due atteggiamenti, velocità e profondità, che fanno la differenza tra il gioco di Zeman e quello degli Altri. Orbene, se la squadra, con Verratti, tiene troppo la palla a centrocampo, è bene che il ragazzo capisca che deve dare la palla di prima e in verticale, oppure, con dispiacere, deve lasciare il posto a Togni o chi per lui.

Il calcio, ormai è chiaro, vive della bravura, della qualità e della quantità del centrocampo: il Pescara che ha un buon attacco, una difesa che a volte perde i contatti con la palla, deve necessariamente arricchire la qualità e la quantità del suo centrocampo: altrimenti di scopnfitte come a Livorno ne arriveranno altre e, forse, più dolorose di quella, visto che, comunque, la classifica, per ora, non ne ha risentito.

Siamo certi che Zeman saprà “tirare le orecchie” a chi di dovere e già da sabato assisteremo a un altro atteggiamento in campo. Se ciò non avvenisse dovremmo, necessariamente, rivedere programmi e valutazioni.