L’AQUILA – “Rispettiamo il ruolo della magistratura e capiamo le indagini a nostro carico come rappresentanti delle istituzioni, ma perché alcuni cittadini sono stati indagati e le altre migliaia che erano sull’autostrada no?”

Così i rappresentanti delle istituzioni locali si mobilitano ufficialmente per la vicenda degli avvisi di garanzia emessi dalla procura della Repubblica per la manifestazione del 16 giugno 2010 che portò all’occupazione dell’autostrada A24.

Migliaia di persone scesero in piazza e sulle rampe della Roma-L’Aquila: il pubblico ministero Simonetta Ciccarelli ha contestato a 15 persone il reato di interruzione di pubblico servizio.

Questa mattina alcuni di questi, sicuramente tra i più in vista per il ruolo pubblico che ricoprono, hanno voluto dire la loro: il parlamentare del Pd Giovanni Lolli, il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, l’assessore Stefania Pezzopane, il presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti, il consigliere provinciale dell’Idv ed ex sindaco di Montereale (L’Aquila), Lucia Pandolfi e il capogruppo aquilano del Pd Vito Albano.
 
Nell’occasione i presenti hanno avuto modo di stigmatizzare l’ultimo manifesto del movimento civico della “Locomotiva” comparso in alcune parti della città, in cui i volti dei due arrestati per la vicenda dei fondi Giovanardi, Fabrizio Traversi e Gianfranco Cavaliere, sono stati apposti su un quadro raffigurante l’ultima cena insieme a quelli dei rappresentanti politici: “un atto vile”, ha tuonato Lolli.
 
Tra l’altro, il presidente Benedetti ha svelato che “l’informazione di garanzia è nata dopo una denuncia della società ‘Autostrada dei parchi’ che gestisce la A24” e che, quindi, “le indagini non sono nate a seguito di un’azione autonoma di magistratura o forze dell’ordine”.
 
LOLLI: “CLEMENZA PER I CITTADINI”
 
Proprio l’onorevole Pd ricordato che “dal terremoto a oggi risultano indagate decine di persone anche per altre vicende, come incursioni in centro storico con le carriole o il lancio di uova sulla sede del Comune. I singoli cittadini – ha aggiunto – corrono il rischio di vedersi piovere sul capo condanne penali che comporterebbero uno stravolgimento della loro esistenza”.
 
“Ciò che è accaduto all’Aquila, rispetto ad altre manifestazioni come quelle in Val di Susa o le incursioni dei black bloc a Roma – ha aggiunto Lolli – è poca cosa. In due anni e mezzo non è successo niente per due motivi: il grado di civiltà dei cittadini e la professionalità delle forze dell’ordine, questore in testa”.
 
“Ciò che vorremmo chiedere alla magistratura, che rispettiamo ovviamente per il suo lavoro – ha proseguito poi – è di avere un po’ di flessibilità e clemenza, non per noi ma per i cittadini. C’è bisogno di un clima tranquillo come è stato fino a ora. Non stiamo parlando di delinquenti comuni”.
 
Sulla vicenda del manifesto della Locomotiva, Lolli si è voluto togliere un sassolino dalla scarpa. “Mentre noi veniamo indagati vengono affissi manifesti in cui alcuni di noi vengono collocati insieme a persone che sono accusate di furto. È una cosa indegna”.
 
“Tutti sanno – ha concluso – che il Comune non voleva entrare nella fondazione (quella travolta dall’inchiesta “Attenti a quei due”, ndr). È un atto vile di persone nascoste nell’anonimato. Accettiamo le critiche ma non tollereremo mai che la nostra storia politica venga mischiata da qualcuno con storie di altre persone che non hanno niente a che vedere con noi”.
 
PEZZOPANE: “ERAVAMO MIGLIAIA”
 
“Siamo qui – ha affermato invece Stefania Pezzopane – in virtù del ruolo istituzionale che ricopriamo. Non abbiamo chiamato altri cittadini indagati. Una manifestazione come quella L’Aquila non l’aveva mai vista: la città protestò in maniera ammirevole e il traffico era già chiuso. Non abbiamo bloccato il traffico autostradale”.
 
”Eravamo migliaia e c’erano tanti altri rappresentanti istituzionali. Quello era lo spirito: i politici uniti con i cittadini”, ha aggiunto.
 
“Le denunce? Ce le prendiamo noi, intanto lasciamo stare i cittadini – ha proseguito – Ce n’erano migliaia, perché alcuni sì e altri no? Sul mio profilo Facebook molti si sono detti disposti ad autodenunciarsi perché c’erano”.
 
Sul manifesto delle polemiche, invece, “L’Aquila era considerato il fortino da assediare. Io mi sono rotta il braccio e il sindaco il piede per le maledizioni che ci hanno ‘tirato’”, ha detto scherzando. 
 
“Siamo andati in Procura per dire ciò che non ci piaceva. La critica va bene ma l’offesa di quel manifesto non la possiamo accettare. Ci teniamo alla nostra rispettabilità. È un gesto vigliacco perché anonimo”, ha concluso.
 
CIALENTE: “NO A DECIMAZIONE DEI MANIFESTANTI” 
 
“Abbiamo fatto quella manifestazioni e temo che dovremo scendere ancora in piazza per la vicenda tasse, che è una questione decisiva per la nostra comunità. In queste ore le amministrazioni pubbliche e le imprese stanno predisponendo lettere per dire che con il cedolino di novembre ci saranno probabilmente trattenute che elimineranno le tredicesime”, ha detto il sindaco Cialente.
 
“La manifestazione – ha ricordato – portò alla firma dell’ordinanza per le case ‘E’. Ringrazio questore e forze dell’ordine perché le manifestazioni si svolgono e si sono svolte tranquillamente, per responsabilità dei cittadini e delle istituzioni”.
 
“Queste denunce – ha poi accusato il primo cittadino – danno un’idea di una sorta di decimazione: a fronte di 10 mila persone entrate in autostrada non è possibile indagare solo dieci cittadini più i rappresentanti istituzionali. Noi siamo pronti a rispondere perché siamo le istituzioni. Se si decide di denunciare qualcuno basta prendere filmati e ci saranno almeno 4 mila rinvii a giudizio”.
 
“In autostrada si è entrati e usciti con tempi precisi, disagio minimo e le stesse istituzioni si sono preoccupate di far liberare l’autostrada. La cosa che rammarica: fu oscurata dalle televisioni nazionali”, ha concluso Cialente che sulla “Locomotiva” ha commentato: “Non mi stupisco perché esiste qualcosa di anomalo in questa città. C’è uno strano atteggiamento di chi si cela dietro l’anonimato” .
 
PANDOLFI: “I POLITICI DEVONO STARE VICINO AL POPOLO”
 
“Ero lì come sindaco e consigliere provinciale. Le istituzioni devono essere acanto ai cittadini. Siamo orgogliosi di aver fatto tutto in buona fede. I cittadini sarebbero altrimenti oggi senza punti di riferimento. A me hanno insegnato che i politici sono a servizio del popolo e del territorio”, ha detto Lucia Pandolfi.
 
BENEDETTI: “IL TRAFFICO ERA GIA’ BLOCCATO DA UN’ORA”
 
“Il traffico – ha ricordato Benedetti – era stato bloccato un’ora prima: lì potevamo decidere di non entrare, ma si correva il rischio che le persone avrebbero potuto sfondare lo stesso. C’è stata una grande collaborazione degli amministratori sia con le forze dell’ordine sia con il questore. La magistratura opera con il consueto equilibrio, abbiamo fiducia nel suo operato, che non si commenta mai”. (g.a.)