L’AQUILA – Una centrale a biomasse sostenibile, che non nuoce alla salute dei cittadini e che avrà un impatto positivo sul territorio aquilano sia in termini economici sia occupazionali. Ma accanto alle rassicurazioni, qualche dubbio agli oppositori all’impianto che verrà realizzato nella frazione di Bazzano rimane.
Questo è il quadro emerso dal convegno dal titolo “Energia da biomasse: prospettive di sviluppo tra innovazione tecnologica ed economia locale” promosso e organizzato dalla facoltà di Ingegneria dell’Aquila e dalla Futuris Aquilana, la società che gestirà e realizzerà l’impianto di produzione energetica a biomasse vergini nella frazione di Bazzano, che si è tenuto questa mattina proprio presso la sede della facoltà.
L’incontro, un’occasione di confronto pubblico tra istituzioni, esperti, imprese e studenti sull’utilizzo delle biomasse a scopi energetici, ha visto la partecipazione, tra gli altri, del preside della facoltà di Ingegneria, il professor Pier Ugo Foscolo, l’amministratore delegato di Futuris Aquilana, Aldo Mazzadi, e del presidente di Confindustria L’Aquila, Fabio Spinosa Pingue.
L’iniziativa è stata l’occasione per i sostenitori dell’impianto di Bazzano per replicare alle polemiche di chi teme le controindicazioni di un impianto di questo tipo. “La centrale di Bazzano avrà un bassissimo impatto ambientale – ha rassicurato l’amministratore delegato di Futuris Aquilana, Aldo Mazzadi – Il livello di emissioni sarà più basso dei limiti di legge.
L’approvvigionamento, che sarà assolutamente rispettoso dell’ambiente, avverrà nell’ambito della cosiddetta filiera corta, ovvero nel raggio di 70 chilometri dall’impianto, realizzando così una forte integrazione con il territorio”.
Sarà la società consortile Energia e territorio ad assicurare l’approvvigionamento dell’impianto, che promuoverà tra le tante cose anche la manutenzione dei boschi, che non verranno più lasciati in stato di abbandono.
Sul rischio che la realizzazione di questa centrale sia il primo passo verso un inceneritore, Mazzadi ha tranquillizzato: “Ci sono le autorizzazioni che parlano: possiamo bruciare solo biomasse vergini. L’impianto non è costruito per fare altro, tanto che se dovesse essere utilizzato per bruciare altro materiale diverso dalle biomasse non riuscirebbe a essere operativo per più di 3 o 4 mesi”.
L’amministratore delegato ha anche sottolineato la completa disponibilità a istituire comitati di vigilanza composti da istituzioni e cittadini preposti a controllare l’attività della centrale. Sui tempi di realizzazione, Mazzadi ha detto di essere in attesa dell’esito dei ricorsi al Tar inoltrati dai comitati oppositori. “Appena li avremo – ha annunciato – partiremo con i lavori”.
Durante il convegno è stato presentato uno studio sull’impatto economico che il progetto di impianto a biomasse avrà sul territorio aquilano.
“L’insieme delle attività previste per la realizzazione della centrale, oltre a generare un effetto diretto sulle imprese che saranno direttamente coinvolte, rappresenta anche un volano di crescita per altre attività economiche presenti sul territorio”, ha spiegato il professor Giuseppe Mastropieri, direttore dell’Area fonti rinnovabili della Nomisma Energia srl, società che ha realizzato lo studio.
In termini occupazionali, nella ricerca si stima che l’attività di costruzione dell’impianto sia in grado di far crescere l’occupazione di circa 102 unità. Sui circa 30 milioni dell’investimento, quasi 5 verranno destinati all’attività di imprese locali, generando un volume di attività economica di poco superiore agli 8,5 milioni di euro.
Ad applaudire il progetto dell’impianto, anche il presidente di Confindustria L’Aquila, Fabio Spinosa Pingue, che ha parlato di un’iniziativa che “migliora anche l’appetibilità del nostro territorio, duramente segnato dalle conseguenze del terremoto del 6 aprile 2009”. Sulle polemiche che ci sono state, Pingue ha rilevato che “la responsabilità è anche di quegli imprenditori che hanno fatto ‘porcate’, basti vedere quello che è successo con la discarica abusiva di Bussi”.
Ma le perplessità di chi da ormai più di un anno si batte contro la realizzazione della centrale rimangono. “Si realizza una centrale di queste dimensioni per servire cosa? Un nucleo industriale ormai inesistente? – chiede Patrizia Righi, della onlus ‘Salviamo Paganica’ – Il nostro territorio verrà ulteriormente penalizzato da questo impianto. Nei prossimi mesi l’inquinamento a Paganica sarà altissimo, dato che vi transiteranno più di cento tir al giorno per lo smaltimento delle macerie pubbliche alla Teges. A questi si aggiungeranno i circa 25 camion per l’approvvigionamento della centrale”.
L’altro punto, alla base del ‘no’ all’impianto, riguarda la filiera di approvvigionamento che, secondo il comitato “è assolutamente insufficiente a coprire le esigenze di una centrale a biomasse da 5,5 megawatt”.
I lavori sono stati aperti dal vicerettore Roberto Volpe. Sono intervenuti la delegata dell’On. Stefano Saglia, Valentina Fabrizio, il presidente GSE Emilio Cremona, Giacobbe Braccio dell’Enea.
Al convegno sono state presentate le relazioni e le ricerche dei prof. Michele Anatone, Katia Gallucci e Anna Rita Frattaroli dell’Università dell’Aquila, del prof. Michele Pinelli dell’Università di Ferrara, del presidente di Energia e Territorio Carlo Floris, di Filippo Rubei, presidente di Cia.






