L’AQUILA – La Procura della Repubblica dell’Aquila ha aperto un’inchiesta su un concorso da professore ordinario bandito dall’Ateneo del capoluogo nel 2008 e mai portato a termine.

Sulla vicenda, infatti, c’è un esposto, inviato anche al ministero dell’Università, presentato da Marco Valenti, docente aquilano e uno dei “picconatori” del rettore Ferdinando Di Orio.

Un concorso, dice Valenti ad AbruzzoWeb, caratterizzato da “un clima di continua litigiosità interno alla commissione chiamata a giudicare i curriculum dei candidati”, da “conflittualità nella scelta dei criteri di valutazione” e dalla “anomalia della presenza, tra i concorrenti, di un ricercatore dell’Università di Tor Vergata imparentato con i proprietari del gruppo della sanità privata marsicana Di Lorenzo che, attraverso una fantomatica associazione a loro riconducibile, erano gli ‘sponsor’ economici del concorso”.

“Una colossale presa in giro con molte complicità – si legge nell’esposto – che lascia immaginare scenari tipici dello squallore di certa accademietta italiota, con estenuanti trattative tra gruppi baronali, cui non appaiono estranee le altrettanto poco trasparenti origini del finanziamento del concorso”.

IL RUOLO DELLA “FANTOMATICA ASCMA”

“Un concorso che già in partenza presentava delle stranezze – ha detto Valenti – infatti la spesa per i primi cinque anni dello stipendio del vincitore era coperta da un finanziamento di 600 mila euro stanziati da una fantomatica associazione, l’Ascma di Capistrello (L’Aquila), di cui all’epoca era presidente il ragioniere del gruppo Di Lorenzo”.

“Guarda caso – aggiunge Valenti – tra i candidati, come si può leggere anche sul sito dell’Università, c’è anche Nicola Di Lorenzo, imparentato con la proprietà del gruppo”.

L’esposto, però, non si concentra solo su questo aspetto, come spiega il professore: “quello che chiedo è, visto che il concorso è finito in un nulla di fatto dopo tre anni di rinvii, se si ravvisino forme di omissione, aggiramento o violazione di norme e se non ricorrano gli estremi del danno causato alla pubblica amministrazione e ai singoli”.

LE PERIPEZIE DELLA COMMISSIONE

La storia ha una dinamica lunga e accidentata.

“Nel giugno 2008 – racconta Valenti – il rettore, con proprio decreto, ha messo a bando un posto da professore di prima fascia nel settore Scienze tecniche mediche applicate e nel febbraio 2010 ha nominato una commissione, composta da tre docenti della ‘d’Annunzio’, da una della Sapienza e da uno dell’ateneo di Messina”.

“I lavori dell’organismo, che doveva esaminare ben 63 curriculum di altrettanti aspiranti – prosegue il docente – sono iniziati inspiegabilmente dopo tre mesi, mentre a dicembre 2010 la professoressa Ersilia Barbato si è dimessa perché il suo stato di salute, durante i lavori della commissione, aveva ‘risentito dei momenti di conflittualità interna’”

“CLIMA TURBATIVO DELLA SERENITA’ DEI COMMISSARI”

“Queste affermazioni – scrive ancora Valenti nell’esposto – documentano in modo inoppugnabile la formazione, all’interno della commissione, di un clima turbativo della serenità di valutazione dei commissari”.

“I litigi – spiega Valenti – sono frutto dei problemi per mettersi d’accordo sui criteri di valutazione, perché gli esami per ordinari, se uno è già in ruolo, non prevedono prove scritte né colloqui, ma soltanto la comparazione del curriculum scientifico”.

“Per fare una metafora esemplificativa – ironizza Valenti – i criteri sono come la stoffa per un sarto, che viene confezionata a seconda della taglia del cliente, probabilmente i commissari non si trovavano d’accordo sulle misure”.

LA NOMINA DEL NUOVO MEMBRO

Dopo le dimissioni della Barbato, il ministero dell’Università estrae un nuovo nominativo e viene scelto un altro docente dell’Ateneo Chieti-Pescara.

“Nel frattempo, però – ricorda Valenti – era entrata in vigore la riforma Gelmini che vieta espressamente che i commissari vengano in larga parte da un’unica regione, per cui ho chiesto al rettore la ricusazione degli altri quattro membri, istanza che è stata rigettata”.

LO SCIOGLIMENTO

La commissione, a questo punto, riprende i suoi lavori con la nuova scadenza per l’espletamento delle procedure fissata al 22 agosto 2011.

“In quella data il presidente della commissione non chiede la proroga per comprovati motivi – sottolinea il docente – e il 13 settembre il rettore decreta la decadenza dell’organismo”.

“Sarebbe interessante capire – si chiede Valenti concludendo – cosa abbia impedito, in 16 mesi, di fare l’unica cosa richiesta dalla legge: una tabella con punteggi assegnati a titoli oggettivi, quelli indicati dalla normativa, facendo vincere i migliori con un accettabile margine di errore umano. Ma questo accade solo in un paese normale, o in una università normale”.