L’AQUILA – L’Università ha sempre meno appeal tra gli studenti. Lo dice forte e chiaro l’importante calo delle iscrizioni che si registra specialmente nel Centro e nel Sud Italia.

Nell’anno 2014-2015, il numero degli iscritti agli atenei a livello nazionale è sceso di quasi 72 mila unità rispetto all’anno precedente, mentre le immatricolazioni sono diminuite di oltre settecento.

Gli ultimi dati dell’Anagrafe Nazionale Studenti Universitari del Miur (Ministero dell’università e ricerca) rivelano una situazione degli atenei italiani che l’Unione degli universitari (Udu) non esita a definire “drammatica”.

L’Abruzzo è la regione con la più bassa percentuale di immatricolati: -19,15% nell’anno 2014-2015 rispetto al precedente, che significa 1.678 studenti in meno.

Tra gli atenei regionali, la situazione più critica si trova all’Aquila: le immatricolazioni sono crollate del 39,68%, con -1.456 studenti.

Segno meno anche per l’Università di Chieti-Pescara -6,30% con 265 matricole che mancano all’appello.

Meglio Teramo, l’unico ateneo abruzzese con segno positivo, con il +6,29% e 55 iscritti al primo anno in più degli altri anni.

Abruzzoweb ha ascoltato i rettori delle tre università abruzzesi per raccoglierne impressioni e proposte per il futuro.

L’AQUILA: INVERARDI, ”CALO MINORE DI QUELLO CHE CI ASPETTAVAMO”

“Il calo è minore di quello che ci aspettavamo dall’attivazione dei quattro corsi a numero programmato, ovvero duemila immatricolazioni in meno. Ciò significa che c’è stato un aumento nelle iscrizioni in altri corsi”.

Non è sorpresa dai dati diffusi dall’Udu la rettrice dell’Università dell’Aquila Paola Inverardi, che ricollega i 1.456 nuovi iscritti in meno per l’anno 2014-2015 all’attivazione del numero chiuso per i corsi di Biotecnologie, Biologia, Scienze motorie e Psicologia attivato proprio nello scorso anno accademico.

“Sapevamo che non avremmo avuto lo stesso numero di iscritti dell’anno precedente. Ma il calo è anche meno del previsto – spiega – In alcuni corsi si è registrato un aumento, altri si sono tenuti più o meno stabili”.

Ad oggi risultano 22.600 iscritti in totale, “ma arriveremo a 23 mila con le iscrizioni per le lauree magistrali”, prevede la Inverardi.

Secondo la rettrice, il generale calo delle iscrizioni soprattutto negli atenei del Centro-Sud Italia, “è dovuto al senso di inutilità apparente di fare questo investimento per una formazione superiore, vista la crisi occupazionale. È chiaro che bisogna offrire un migliore orientamento e rendere i percorsi universitari più accessibili, in modo che diano conto dell’impegno dello studente”.

In questo senso la rettrice spiega di aver “elaborato un piano di sconti sulle tasse, per premiare chi ha maturato un certo numero di crediti e dare un segnale che si premia chi è attivo e si impegna. In questo modo anche la spesa economica per le famiglie decresce”.

Per i fuori corso, “da parte nostra c’è la volontà di capire dove e perché si creino questi ritardi, se dipende dall’università o dal da tipo di formazione delle matricole, e quindi migliorare la fase di orientamento”.

Per quanto riguarda l’offerta formativa, “abbiamo fatto un grandissimo sforzo per mantenere tutti i corsi aperti. Ad oggi offriamo 65 corsi con le poche risorse che abbiamo: basti pensare che l’ateneo di Pescara ne offre 52-54 pur avendo più docenti. Questo vuol dire che stiamo facendo tantissimo, alla luce del fatto che tutto il sistema universitario nazionale è a risorse decrescenti fino al 2018”.

CHIETI: DI ILIO, ”NORME DEL SISTEMA UNIVERSITARIO TROPPO SEVERE”

Calano gli studenti anche all’università di Chieti-Pescara “Gabriele d’Annunzio”. Nell’anno accademico 2013-2014 l’ateneo dannunziano contava 28.732 iscritti, nel 2014-2015 ne conta, invece, 27.167, ovvero 1.565 in meno, in percentuale – 5,45%.

Nell’anno accademico 2012-2013 tra Chieti e Pescara si erano laureati 5.365 studenti, nel 2013-2014 soltanto 3.876, vale a dire 1.489 in meno, – 27,75%.

Sono cifre che fanno riflettere, anche perché si tratta di una tendenza generalizzata e, da questo punto di vista, “è strano – è il primo commento del rettore Carmine Di Ilio – che non facciano riflettere anche al Ministero”.

Di Ilio parla addirittura di un trend in flessione che negli ultimi 5 anni ha portato il 30% in meno di studenti nelle aule universitarie, un calo di cui il governo non può non rendersi conto.

“C’è sicuramente un calo fisiologico e naturale – spiega il rettore – visto che sono oggettivamente diminuiti i diciottenni. Ma dobbiamo tener conto anche di tutti i problemi derivanti dalle nuove norme che regolano il sistema universitario”.

Le novità sono entrate a regime recentemente: il rettore si riferisce, in particolare, all’introduzione del rapporto tra numero di docenti e studenti, per cui la domanda di iscrizione non è più libera ma varia in base ai docenti disponibili.

E visto che c’è anche il blocco del turn over e che dunque non si possono fare nuove assunzioni, questo fa sì che si introduca una sorta di numero chiuso anche nelle facoltà dove di fatto non c’è.

“Questo sistema è una sorta di gatto che si morde la coda – dice Di Ilio – perché non si può più procedere a una immatricolazione libera come in passato. Prendiamo ad esempio il caso della facoltà di Psicologia, dove con le regole antecedenti avevamo immatricolato 1.200 studenti, mentre con le nuove quest’anno siamo stati costretti a dire no a circa 500 matricole che pure avrebbero voluto studiare da noi”.

Insomma, non è tutta colpa di crisi economica o sfiducia nel sistema universitario, se ci sono meno studenti universitari alla “d’Annunzio”.

TERAMO: D’AMICO, ”CALO PER GIURISPRUDENZA, MA PIU’ IMMATRICOLAZIONI POLO SCIENTIFICO”

L’università di Teramo , tra le tre abruzzesi, è quella ceh vive un periodo migliore, registrando un segno positivo nel numero di immatricolati.

Secondo Luciano D’Amico, rettore dell’ateneo, c’è stato un leggero recupero negli ultimi due anni, soprattutto perché “tornano di moda” le piccole università che riescono a garantire un servizio più efficiente agli studenti.

“Quando parlo di immatricolazioni – spiega il rettore – faccio sempre riferimento alla data del 5 novembre di ogni anno, vista la scadenza delle stesse, data che poi può essere prolungata con pagamento della mora, ma i nostri dati comunque evidenziano una ripresa del 30% per l’anno 2013-14 e del 10% per l’anno 2014-15”.

Secondo i dati in suo possesso, nel 2012 sono state registrate 1.001 immatricolazioni, nel 2013 1.305, e nel 2014 sono stati 1.432 i nuovi immatricolati protocollati.

“Non si può generalizzare – continua – Nel caso di Teramo, per esempio è stato registrato un calo di iscrizioni per la facoltà di Giurisprudenza, ma c’è una forte inclinazione per il polo scientifico, in due anni le matricole sono triplicate e questo coincide proprio con la ripresa delle piccole università”.

“A diversificare ateneo e ateneo sono soprattutto le lauree specialistiche – spiega D’Amico – C’è però una fuga dalle grandi università, che sono talvolta dispersive; la qualità degli studi è assicurata anche nelle piccole realtà accademiche grazie al reclutamento dei docenti, che sono pendolari, e proprio per questo vivono le loro giornate all’interno degli atenei instaurando un contatto molto più diretto con gli studenti”.

Come ha tenuto ha sottolineare D’Amico, devono essere considerati i problemi economici per le famiglie italiane quando si parla di calo delle iscrizioni all’università perché a stento, alcune di esse, riescono a finanziare un percorso di studi ai propri figli.

Sempre secondo il rettore, i giovani studenti non hanno il giusto slancio per portare a compimento gli studi essendo suggestionati dall’idea che a causa della crisi e della mancanza di lavoro, la laurea è un titolo di studio poco utile.

Secondo D’Amico infatti, “studiare ora è insopportabile per alcune famiglie, ma proprio perché c’è una crisi di riprogettazione, non si può prescindere da una laurea se si vuole avere una prospettiva nel futuro. A Teramo stiamo creando delle ‘borse lavoro’ proprio per invogliare gli studenti a credere nella formazione universitaria”.

“Il cammino è impegnativo – ammette il rettore – è molto più duro il percorso formativo oggi rispetto al passato e l’ingresso nel mondo del lavoro è una corsa ad ostacoli. Però i tirocini rappresentano una vera garanzia oltre che una forma di preparazione necessaria”.