L’AQUILA – Lenta ripresa, retta solo dalle esportazioni, e occupazione in calo.
Questa la fotografia scattata dal Cresa (Centro studi e ricerche economico sociali della Camera di commercio) nel rapporto annuale sull’economia abruzzese relativo al 2010, presentato oggi presso la sede della Giunta regionale all’Aquila dal direttore del Cresa, Francesco Prosperococco, dal presidente del Cresa e della Camera di Commercio dell’Aquila, Lorenzo Santilli e dai professori Giuseppe Mauro e Pierluigi Properzi, componenti del Comitato scientifico del Centro ricerche.
Lo studio, giunto alla sua ventunesima edizione, per il secondo anno si presenta con il titolo “Economia e società in Abruzzo”.
L’immagine che emerge dalla lettura del rapporto non è incoraggiante: la regione, che nel 2009 aveva fatto registrare una flessione del Pil superiore a quella media nazionale, con il -6,9 per cento, nel 2010 torna a crescere a una velocità modesta, con un +0,7 per cento rispetto al +1,3 per cento del Pil nazionale.
In crescita le esportazioni (+ 20 per cento) i cui effetti sulla crescita del Pil sono però mitigati da un incremento consistente delle importazioni.
Modeste sono le performance dell’industria e dei servizi e negative quelle delle costruzioni.
L’Abruzzo risente fortemente della presenza di un tessuto imprenditoriale frammentato e parcellizzato che si dimostra spesso inadeguato a raccogliere le sfide che il mercato globale lancia. Nonostante ciò, il sistema delle imprese regionale è vitale e flessibile, cresce in termini di numerosità di aziende.
In particolare è nella provincia dell’Aquila che si registra un dato positivo riguardo la crescita del numero di imprese. Nel saldo tra le aziende nate e quelle cessate, su 360 totali, ben 327 sono quelle attive nell’Aquilano.
Critico rimane invece l’andamento del mercato del lavoro: si contrae ulteriormente il numero di occupati, diminuisce l’occupazione a tempo pieno e a tempo indeterminato, aumenta quella a tempo parziale e derivante da contratti flessibili, aumenta il tasso di disoccupazione.
Particolarmente difficili sono l’accesso e la permanenza nel mondo del lavoro dei giovani, soprattutto delle giovani donne.
Le incertezze e debolezze del sistema economico trovano riscontro anche in una scarsa vitalità demografica della regione: il tasso di crescita naturale mostra negli ultimi anni un andamento negativo sensibilmente peggiore di quello nazionale e anche il tasso migratorio totale, pur restando positivo, a partire dal 2009, ha assunto valori inferiori alla media italiana.
La popolazione tende a invecchiare velocemente e pare mantenere un certo equilibrio tra le varie fasce di età soprattutto grazie all’ingresso di nuovi residenti dall’estero, apporto che, però, negli ultimi due anni è inferiore al dato nazionale.
L’ultima sezione della pubblicazione raccoglie i contributi dei componenti del Comitato Scientifico.
In occasione della ricorrenza dell’Unità d’Italia il professor Piergiorgio Landini ha trattato della regionalizzazione amministrativa e delle variazioni distributive della popolazione in Abruzzo negli ultimi 150 anni.
Il tema trattato dal professor Mauro, docente di Politica economica all’Università D’Annunzio Chieti-Pescara, è invece l’importanza del ruolo del lavoro delle donne sullo sviluppo dell’economia e la criticità della relativa situazione regionale mentre il professor Properzi ha esaminato il tema dell’innovazione degli strumenti di governo del territorio nella ricostruzione.
Per il direttore del Cresa, Prosperococco “l’economia regionale è affetta da fragilità strutturali e i dati economici riflettono quelli nazionali. C’è stata una piccola ripresa, annunciata già nei nostri rapporti trimestrali, però è molto lenta. Basti pensare che il Pil regionale nel 2010 è stato la metà di quello nazionale”.
Secondo il presidente del Cresa, Santilli, le cause di questa lenta ripresa sono da rintracciare sia nella crisi internazionale sia nelle conseguenze del terremoto di due anni fa, “che ha tenute ferme per un anno le attività. Nel 2010 molte imprese si sono però riattivate”. Un dato positivo, “che dimostra una grande volontà di continuare a operare e di essere presenti nel sistema produttivo che fa ben sperare”, ha commentato.
Il presidente ha lanciato un appello alle istituzioni affinché ci sia “una maggiore coesione rispetto al sistema economico. Bisogna dare indirizzi veri per delineare una programmazione futura sempre più necessaria”.
OCCUPAZIONE FEMMINILE E CRESCITA ECONOMICA
L’importanza del ruolo del lavoro delle donne sullo sviluppo dell’economia e la criticità della relativa situazione regionale è il tema trattato nell’approfondimento del professor Mauro.
“L’occupazione femminile – ha affermato Mauro in occasione della presentazione del rapporto – non riesce ad essere un volano per la crescita economica della regione – ha evidenziato Mauro – Tra il tasso di occupazione maschile e quello femminile c’è un divario di 24 punti. (occupazione maschile 67 per cento e femminile 44,1 per cento, ndr)”.
“Un gap enorme – ha proseguito – che ci piazza al penultimo posto in Europa. Questo avviene nonostante il tasso di istruzione femminile sia maggiore di quello maschile”.
Il professor Mauro ha sottolineato come l’incremento dell’occupazione femminile aumenta reddito, sicurezza e stabilità familiare, porta a un innalzamento dei tassi di natalità, fa crescere i consumi, implica l’esternalizzazione dei servizi tipicamente familiari con conseguente creazione di un indotto significativo.
Nel mercato del lavoro abruzzese, però, le risorse femminili non vengono ancora adeguatamente impiegate, essendo occupate specialmente nel lavoro atipico e nel settore irregolare dell’economia.
RICOSTRUZIONE E STRUMENTI DI GOVERNO DEL TERRITORIO
Il professor Properzi, nel suo contributo, ha esaminato il tema dell’innovazione degli strumenti di governo del territorio nella ricostruzione.
Nella sua analisi lo studioso ha rilevato come gli strumenti straordinari dell’emergenza si contrappongano a quelli ordinari senza la mediazione di una governante ben temperata.
“Vedo in maniera negativa questo processo – ha commentato – e ritengo che un buon governo e una pianificazione siano necessari per lo sviluppo regionale”.
Properzi propone dunque, nell’attuale fase congiunturale, politiche di stabilizzazione piuttosto che di trasformazione, in quanto ritenute più efficaci e coerenti, soprattutto in un territorio ricco di valori ambientali, paesaggistici e storico culturali.
REGIONALIZZAZIONE AMMINISTRATIVA
In occasione della ricorrenza dell’Unità d’Italia il professor Landini, assente alla presentazione dello studio, ha trattato della regionalizzazione amministrativa e delle variazioni distributive della popolazione in Abruzzo negli ultimi 150 anni.
Il lavoro evidenzia come in regione si sia passati da una situazione di sostanziale equilibrio nella distribuzione della popolazione ad una forte concentrazione urbana, soprattutto nella zona litoranea, senza che tale fenomeno sia stato accompagnato da un incisivo adeguamento dell’organizzazione amministrativa.
L’autore ritiene inevitabile un ridisegno della struttura amministrativa del territorio e suggerisce il ricorso alla figura dell’unione di comuni, uno strumento capace di garantire maggiore efficienza ed efficacia all’azione pubblica e al tempo stesso salvaguardare l’identità culturale dei singoli comuni, anche di quelli più piccoli.



