TERAMO – “Per me è l’uomo nero, in questo momento”.
Così il papà di Melania Rea, Gennaro, parlando del genero Salvatore Parolisi, indagato per l’omicidio volontario della donna, ai microfoni di ‘Estate in diretta’.
“Gli ho dato mia figlia su un piatto d’argento, e lui non ha saputo proteggerla”, ha aggiunto. Riesce a guardarlo negli occhi? Gli ha chiesto il giornalista, e lui: “No, dopo tutti questi tradimenti”.
Poi quello che suona come un appello: “Se sa, se può dire qualcosa in più, per il bene di sua figlia e anche per sua moglie…”.
Durante la trasmissione di Rai Uno è emerso che ci sarebbe una rogatoria internazionale in California per accedere all’archivio del social network Facebook e recuperare i contatti fra Parolisi e la soldatessa Ludovica P., con cui l’uomo aveva un a relazione extraconiugale.
È emersa anche l’indiscrezione secondo cui carabinieri del Ros avrebbero ultimato gli esami sui cellulari di Melania e Salvatore e che entrambi i telefonini avrebbero agganciato, intorno alle 14:30 del 18 aprile, giorno della scomparsa della giovane mamma di Somma Vesuviana, la stessa cella nella zona di Ripe di Civitella, dove venne rinvenuto due giorni dopo il cadavere della donna.
PAROLISI AL LAVORO NELLA SUA CASERMA DI ASCOLI
TERAMO – Salvatore Parolisi, il caporalmaggiore dell’esercito indagato per l’omicidio volontario della moglie Melania Rea, è tornato ad Ascoli per riprendere il lavoro nella caserma ‘Clementi’ dove ha svolto finora il ruolo di addestratore delle reclute.
Il rientro era slittato di una settimana, dopo un lungo periodo di licenza.
Non si sa ancora se Parolisi riprenderà lo stesso incarico, o se sarà destinato ad altri servizi.
Per il momento comunque, secondo uno dei suoi due legali, l’avvocato Valter Biscotti, dovrebbe restare ad Ascoli.
Il caporalmaggiore, prima della tragedia, aveva chiesto il trasferimento a Sabaudia.






