L’AQUILA – “Le montagne, il fuoco e la carne. Potrà sembrare riduttivo, ma se penso all’Abruzzo, in genere, mi vengono subito in mente queste tre cose”.
Manuel Polidori, romano, classe 1986, è un giovane aspirante scrittore romano che ha deciso di ambientare il suo primo romanzo, Tutte le cose che ho fatto, proprio in Abruzzo.
Una scelta, la sua, dettata essenzialmente dai ricordi di infanzia e di quando i suoi nonni materni originari di Pereto (L’Aquila), lo ospitavano in quei luoghi “dove la gente conosce il benessere del silenzio, le arti della caccia e le proprietà dei funghi”.
“Per me, ragazzino di Roma, era un confronto diretto con la natura, le sue leggi e i suoi pericoli – racconta Polidori ad AbruzzoWeb -. Sono cresciuto con l’amore del cibo abruzzese, dei suoi dialetti che ancora comprendo a malapena e con la riconoscenza per tutto quello che questa regione ha saputo darmi”.
Edito da una piccola casa editrice no-epa, la Zerounoundici Edizioni, quello di Polidori è più precisamente un romanzo psicologico incentrato sulla vita di Davide Neda, ragazzo nato e cresciuto nella provincia aquilana che, colpito dall’Hiv, si trova quotidianamente a fare i conti con una malattia che non riesce ad accettare.
Tema importante e di un certo spessore psicologico e culturale, quello trattato nelle 130 pagine del romanzo, soprattutto se si tiene conto del fatto che per il giovane si tratta solo della prima esperienza letteraria.
“Anche se ho pubblicato il romanzo, non mi ritengo ancora un vero scrittore – precisa in tal senso – Certo, la mia speranza è che possa, un giorno, vivere solamente di scrittura. Ci sono persone che sono portate all’insegnamento e quindi diventano professori, altri che amano le lingue e diventano traduttori. Io amo scrivere e vorrei che tutta la mia vita fosse incentrata su questo, perché sento che è questo che posso davvero offrire alle altre persone. Forse lavorando con qualche rivista e pubblicando altre opere, potrò finalmente essere soddisfatto della mia carriera e reputarmi così, uno scrittore al cento per cento”.
Parlaci del tuo romanzo. Hai scelto di trattare un tema ostico, quello dell’Hiv, come mai?
Perché è un argomento di cui si conosce davvero molto poco. Sarà per il fatto che si tratta di una malattia di cui tutti hanno paura e che è difficile solo da prendere in considerazione.
E come mai hai scelto di ambientare la storia proprio in Abruzzo?
È stata una scelta “egoistica”, perché mi avrebbe permesso di poter descrivere tutti i luoghi a cui sono affezionato e che ho conosciuto fin da piccolo, estate dopo estate, nella casa dei miei nonni materni. Quella abruzzese è una regione bellissima che molti, a parer mio, sottovalutano. Ha un patrimonio ambientale pazzesco che avevo voglia di regalare ai miei lettori, magari solleticando la loro voglia di farsi un giro tra quelle bellissime montagne.
Conosci bene l’Abruzzo?
Non ho vissuto la regione abruzzese che si affaccia sul mare, ma quella più verso il Lazio. Mio nonno era uno di questi, prima che ci lasciasse nel 2013. Sono cresciuto con l’amore del cibo abruzzese, dei suoi dialetti che ancora comprendo a malapena, e, come ho già detto, con la riconoscenza per tutto quello che questa regione ha saputo darmi.
Il paesino di cui è originario il protagonista del libro, Davide Neda, ha una localizzazione precisa nella realtà?
Davide Neda, il protagonista del mio libro, è un ragazzo abruzzese che, con la sua storia, mostra cosa può voler dire vivere in una piccola realtà sociale, mostrando i lati positivi e quelli negativi. Non ho voluto scrivere il nome del paesino nel romanzo, perché non volevo fare riferimento ad un gruppo sociale specifico. Non volevo che nessuno si sentisse in qualche modo preso di mira. Ovviamente, però, facendo una piccola indagine su di me, si capisce che il paesino che descrivo prende spunto da Pereto, in provincia dell’Aquila. Ed è come se io avessi preso Pereto “in prestito”, perché le strutture, le vie e i paesaggi che descrivo sono proprio i suoi, ma ho popolato questi spazi fisici con la mia immaginazione. È proprio lassù, in ogni caso, che ho immaginato la storia del mio romanzo e sono proprio quelli i posti che Davide Neda vive e racconta con le sue esperienze. Spero di esserci riuscito.
Ad un certo punto il protagonista del romanzo si trasferisce all’Aquila per lavorare come vigile del fuoco. Tu sei mai stato all’Aquila?
Per assurdo, sono stato all’Aquila sono una volta e mi è rimasta nel cuore. Ovviamente la mia storia descrive più la regione in generale, insieme al paesino. L’Aquila però è una città splendida e lo è anche dopo il terremoto, nonostante il terremoto, una città che ha bisogno di non essere dimenticata e di essere sostenuta, non solo dai suoi abitanti, ma da tutti gli italiani. In ogni caso il mio è solo un romanzo, ma ad alcuni miei lettori è già venuta la curiosità di conoscere questo mondo, che non deve essere ricordato solo per il terremoto. L’Aquila, come tutto l’Abruzzo, è molto più del terremoto, degli sfollati, delle notizie che nessuno trasmette più nei telegiornali. C’è un mondo, in questa regione, che tutti dovrebbero avere il piacere e la voglia di capire fino in fondo. Tutta la regione in generale ha bisogno di positività e io, nel mio piccolo, ho cercato di trasmettere la sua bellezza con la mia. Poi, tempo permettendo, vorrei conoscere meglio il capoluogo d’Abruzzo, mi piacerebbe per esempio vedere direttamente quanto il terremoto presenzia ancora negli occhi degli aquilani.
Quel terremoto di cui ormai si parla sempre meno.
Non vedo progressi non perché non ce ne siano, ma perché nessuno ne parla più. Per capire cosa succede ci si deve documentare, muoversi e cercare di conoscere la verità. Questo vale sia per terremoto si per altri argomenti come per esempio l’Aids, che poi è il tema principale della mia storia. Sapere cosa sta accadendo nella nostra società o informarsi su una specifica malattia, non è così facile come sembra. Siamo pigri, come uomini sociali, troppo pigri e paurosi per andare oltre il “velo”. Per questo esistono le storie e i romanzi che in modo più semplice e scorrevole cercano di far vedere una realtà diversa, sperando che il lettore di turno aumenti la propria curiosità e a volte cultura.
Domandone tutte insieme: presenterai il tuo libro in qualche località abruzzese? Cosa farai nel futuro? Hai già in mente un secondo romanzo? Sempre nel genere di Tutte le cose che ho fatto?
Ricevere la disponibilità di una presentazione di uno scrittore emergente non è affatto facile, soprattutto se non è la regione in cui lo stesso scrittore è nato o vive. Spero che magari qualche libreria o, che so, un comitato, possa avere il piacere di ospitarmi e magari discutere con me sulle tematiche e la storia proposte nel romanzo. Per quanto riguarda invece il mio futuro, diciamo che ho un progetto a cui sto lavorando già da alcuni mesi. Sarà sempre un romanzo, una storia che però non avrà nulla a che vedere con quanto raccontato nella mia prima opera.



