L’AQUILA – Quasi 150 ex dipendenti del polo elettronico dell’Aquila in rivolta a causa dei tentennamenti sul progetto Accord Phoenix che dovrebbe riassorbirli e in vista della fine degli ammortizzatori sociali che li lascerà sul lastrico.

Ieri si è svolta una partecipata assemblea presso la sede Uil con gli altri sindacati e con la partecipazione dei dipendenti ex Finmek, Fida, Intercompel e P&A Service.

Sono mesi drammatici: 10 mobilità sono già scadute, il prossimo mese ne termineranno ben 75, ancora altre 25 si concluderanno a ottobre. Insomma, 110 persone perderanno anche quei 700 euro scarsi netti al mesi che fino a oggi hanno consentito di andare avanti.

E tutto questo senza una seria prospettiva futura sul progetto dell’imprenditore angloindiano Ravi Shankar, con la sua azienda di smaltimento di rifiuti elettronici che dovrebbe insediarsi e riassumere 132 lavoratori dell’ex polo elettronico di Pile, garantendo un investimento di 35 milioni di euro, condizione per accedere agli 11 milioni dei fondi per la ricostruzione destinati alle attività produttive.

“Era cominciato un percorso con Accord Phoenix, che avrebbe incassato il contributo per la ricostruzione, impostato l’azienda e riassorbito persone – ricorda Clara Ciuca, sindacalista Uilm Uil – In questo momento, tuttavia, si sa poco e niente: le ultime notizie le abbiamo avute dalla senatrice Stefania Pezzopane, l’agenzia Invitalia ancora non ha tutte le carte necessarie per dare l’ok al finanziamento di 11 milioni di euro”.

“L’operazione ancora non parte, ma nel frattempo gli ammortizzatori sociali stanno finendo e tantissime famiglie resterranno senza alcun sostegno – prosegue – Ecco perché abbiamo chiesto un incontro alla Regione Abruzzo, per porre il problema e trovare un altro ammortizzatore”.

Per la Ciuca, “700 euro al mese al netto di tasse e altro è davvero poco, ma tra un mese i lavoratori non avranno neanche più questo. Vogliamo ancora credere che il progetto Accord sia reale, ma siamo di fronte a uno spartiacque”, conclude. Alberto Orsini