PESCARA – Basta concorrenza sleale di bed & breakfast, affittacamere e case vacanze che pagano la metà delle tasse, se le pagano, che non sono neanche tenuti a rispettare standard qualitativi richiesti invece alle strutture alberghiere.
A denunciarlo con forza è Federalberghi Abruzzo con il suo presidente Giammarco Giovannelli, che chiede sia a livello regionale che al governo nazionale, interventi normativi per tutelare il settore attanagliato dalla crisi e che ha visto crollare i fatturati nel 2014 anche del 25 per cento.
E ai Comuni, in particolare quelli della costa adriatica e delle località turistiche, Federalberghi chiede di “farla finita con le licenze facili concesse a strutture extra alberghiere, come appunto bed & breakfast, alloggi in affitto e case vacanza, che fatturano anche in Abruzzo cifre considerevolissime, ma che hanno costi di gestione non paragonabili a quelli degli alberghi a cui sottraggono oramai importanti fette di mercato”.
“Noi creiamo occupazione e indotto – spiega ad AbruzzoWeb Giovannelli – arricchiamo l’erario, sottoposti come siamo ad un regime fiscale molto pesante, abbiamo controlli rigorosi, sulla qualità del servizio, sull’igiene, sulle condizioni di lavoro. Controlli che non sono previsti per i nostri informali competitor, per questo chiediamo che vengano finalmente introdotte regole per la loro attività, ovvero sulla qualità del servizio, sull’igiene, su requisiti di sicurezza. Più un adeguamento fiscale”.
Gli albergatori da anni fanno notare che chi gestisce un bed and breakfast dovrebbe risiedere all’interno dell’appartamento e che sopra i 5 mila euro ci sarebbe anche l’obbligo di aprire la partita Iva; e che sarebbero obbligati ad avere il pos, per evitare pagamenti in nero.
Ma i controlli sono pressoché inesistenti.
Un altro tema che poi sta particolarmente a cuore agli albergatori, non solo abruzzesi, è quello del dilagante fenomeno dei bed and breakfast fantasma.
Basta fare un confronto per soppesare l’allarme tra dell’Istat e le offerte di ospitalità pubblicate su Tripadvisor, il portale di viaggi presente in 34 Paesi (Cina inclusa) con oltre 260 milioni di visitatori unici e 200 milioni di recensioni.
Secondo l’Istat sono attualmente attivi in Italia circa 7.600 esercizi tra alberghi, pensioni, bed & breakfast, alloggi in affitto e case vacanza, che ospitano ogni anno circa 103 milioni di turisti, tra italiani e stranieri, per 360 milioni di pernottamenti.
Roba che dà lavoro a più di 230 mila lavoratori.
Su Tripadvisor sono pubblicati però ben 15.400 offerte di ospitalità.
E questo significa che c’è un sommerso enorme di quasi 7.800 esercizi non censiti, ovvero abusivi o semi abusivi, che però, stima la Federalberghi, macinano ogni anno 100 milioni di pernottamenti senza pagare un euro di tasse e che bruciano la possibilità di creare 70 mila nuovi posti di lavoro nelle strutture ricettive in regola.
Aprendo un inciso, per completezza di informazione, Tripadvisor, a dicembre 2014 è stata condannata a pagare 500 mila euro dall’ Autorità garante della concorrenza e del Mercato, sulle istanze presentate da Federalberghi, per la “diffusione di informazioni ingannevoli sulle fonti delle recensioni”, pubblicate sulla banca dati telematica degli operatori adottando strumenti e procedure di controllo inadeguati a constatare il fenomeno delle recensioni false e prezzolate.
In attesa di risposte legislative volte a mettere paletti alla concorrenza sleale, Giovannelli si appella anche al buon senso delle amministrazioni.
“I sindaci delle città turistiche e balneari dovrebbero capire che concedere troppe licenze a nuove attività extra alberghiere in un periodo di forte crisi, è una scelta sbagliata che rischia di distruggere ricchezza, piuttosto che moltiplicarla. La situazione non è rosea, lo sanno tutti, è crollata la capacità di risparmio domestico delle famiglie, che per prima cosa taglia sulle sulle vacanze e il tempo libero.
“Dati ufficiali sul turismo in Abruzzo nella stagione estiva 2014 ancora non sono disponibili – conclude Giovannelli – ma gli albergatori, purtroppo, sanno già che non serve avere il numero esatto degli arrivi e delle presenze e confrontarli con quelli dell’anno precedente, basta guardare i fatturati e constatare che nell’anno appena passato, sono calati del 25 per cento”. Filippo Tronca



