L’AQUILA – “Spero che questo processo riesca a cambiare la mentalità che si ha nella gestione dei terremoti e porti a un’attenzione maggiore verso la comunicazione dei rischi e dei pericoli”.
 
Lo afferma Vincenzo Vittorini, fondatore dell’associazione “309 Martiri”, dopo la decisione di rinvio a giudizio dei sette componenti della commissione Grandi Rischi con l’accusa di omicidio colposo plurimo e lesioni.

“Questo non è un processo alla scienza – sottolinea Vittorini, che la notte del 6 aprile 2009 ha perso moglie e figlia nel crollo della propria abitazione – Nessuno voleva sapere l’ora esatta del terremoto. Volevamo solo essere avvisati di vivere su una ‘bomba’. In base a questo ci saremmo comportanti in maniera diversa quella notte. Non dovevano dare l’allarme, ma neanche le rassicurazioni che ci hanno tenuti dentro casa. Bastava dire ‘state attenti’”.

Soddisfatta della decisione del Gup dell’Aquila anche Antonietta Centofanti, portavoce dei parenti delle vittime della casa dello studente.

“Una decisione molto importante – ha detto – significa che anche i potenti devono fare i conti con i propri errori. Più si hanno ruoli importanti e più si hanno responsabilità. In questo caso la responsabilità è nei confronti di una città intera, che quella notte ha creduto alle rassicurazioni della Commissione”.

La Centofanti racconta che anche suo nipote, Davide, quella notte ha creduto alle rassicurazioni ed è morto sotto le macerie della Casa dello studente. 

“I ragazzi – ha detto la Centofanti – sono rientrati quella notte perché tranquillizzati da ciò che era stato detto, ovvero che quelle scosse erano positive perché liberavano energia piano piano”.

BOSCHI (INGV): “SONO DISTRUTTO, RISPONDO DELL’IMPONDERABILE”

L’AQUILA – “Sono distrutto. Immaginavo che tutto sarebbe finito ieri e invece mi ritrovo a dover rispondere dell’imponderabile”.

Lo dice in un’intervista alla Stampa il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), Enzo Boschi, commentando la notizia del rinvio a giudizio dei sette componenti, tra i quali egli stesso, della commissione Grandi Rischi.

Secondo i magistrati, aggiunge, “dovremmo rispondere” di alcune delle vittime del terremoto all’Aquila che “se fossero state adeguatamente informate dalla commissione sarebbero uscite di casa e quindi non sarebbero morte”.

Ma in Italia, prosegue, “si registrano ogni anno alcune centinaia di scosse sismiche, se volessimo chiamarci fuori da ogni conseguenza dovremmo dare l’allarme ogni volta”.

“Non ho mai rassicurato nessuno sul terremoto – aggiunge poi in un’intervista al Messaggero – anzi, per me questa è una questione di principio: mai e poi mai mi sarei sognato di rassicurare qualcuno di fronte al rischio di un terremoto. Vista la situazione specifica del nostro Paese per me questa è davvero una questione di principio. So come vanno le cose, so come sono costruite le case e so quali sono i rischi. Non mi sarei mai permesso di dire che non c’era nessun pericolo. E non l’ho fatto”.

“Spero che questo processo – conclude – possa servire a fare chiarezza definitiva sul ruolo degli scienziati e in particolare dei sismologi in queste vicende”. (e.m.)