L’AQUILA “Il Gruppo di Futuro e Libertà per l’Italia ha presentato in Consiglio regionale la mozione sulla situazione della sanità abruzzese, in particolare sul Piano di riordino del settore in dipendenza del commissariamento della sistema sanitario regionale per la nota situazione debitoria accumulatasi negli anni”. A dichiararlo è il coordinatore regionale di Fli, onorevole Daniele Toto.

“L’atto muove dalla indispensabile premessa dei principi e dei criteri sui quali si fondano la “missione” dei sistemi sanitari locali, la tutela della salute dei cittadini, e la modalità di espletamento di questa fondamentale funzione. Principi e criteri dettati dalla legislazione nazionale e sussunti nelle legislazioni locali di settore”.

“Il sistema sanitario abruzzese è attualmente commissariato nella persona del presidente pro-tempore della regione Abruzzo, coadiuvato da un sub-commissario, entrambi nominati dal Consiglio dei Ministri.  L’Ufficio del Commissario ad acta ha adottato provvedimenti intesi ad attuare il Piano di rientro dei debiti sanitari concordato con il Governo. Essi dovrebbero indicare espressamente un crono-programma del concreto dispiegarsi delle previsioni di Piano e, specificatamente, della riconversione dei presidi ospedalieri, oltre che della predisposizione, preordinata a quelle riconversioni, di imprescindibili misure alternative, tenuto conto delle caratteristiche complessive e delle rivenienti esigenze dei territori interessati al riassetto delle strutture sanitarie esistenti”.

“Inoltre, i provvedimenti stessi devono perseguire la riorganizzazione del sistema conformandolo, rigorosamente, ai criteri, ineludibili, di efficienza e di appropriatezza degli interventi dispensati dal servizio sanitario regionale, per inibire la replica delle patologie sistemiche che hanno determinato la sua crisi finanziaria e il conseguente commissariamento governativo”.

“Gli obiettivi di riordino del sistema sanitario regionale implicano, anzitutto, ovviamente, la modifica della disciplina di settore adottata dalla regione Abruzzo mediante atti legislativi, in primo luogo la legge regionale 10 marzo 2008, n.5 di approvazione del Piano sanitario regionale, nonché l’introduzione di nuove decisioni, mediante correlati atti normativi. E, in effetti, la deliberazione 5 agosto 2010, n.45 del Commissario ad acta modifica esattamente la legge regionale n.5/2008 e adotta un nuovo assetto, anche strutturale, del sistema sanitario locale.  
A tale ultimo proposito, tuttavia, un problema di assoluta rilevanza si è posto, dapprima, con la sentenza della Corte Costituzionale 13-17 dicembre 2010, n.361 che ha escluso che possano conferirsi, mediante una qualsivoglia interpretazione legittimante della Costituzione, “poteri di tipo legislativo ad un soggetto che sia stato nominato Commissario del Governo”, essendo l’adozione di leggi regionali un “potere proprio del solo organo rappresentativo della regione” e, altresì, restando evidente “il divieto costituzionale di affidare ad un diverso organo gli eccezionali poteri di natura legislativa del Consiglio dei Ministri”, costituzionalmente disciplinati, in deroga”.

“Questo principio, fissato dal giudice delle leggi, non poteva non investire l’operato anche dell’Ufficio del Commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dai debiti sanitari della regione Abruzzo, ancorché non si abbiano notizie di conseguenti iniziative di coerente conformazione a detto principio da parte di quell’Ufficio”.

“La questione, è opportuno evidenziare, era già stata posta all’attenzione del Governo con un’interrogazione parlamentare, rimasta a tutt’oggi senza risposta, presentata il 3 febbraio scorso dall’On. Toto, nella quale, tra l’altro, è chiesto “se il Governo, anche alla luce delle citate decisioni della giustizia amministrativa e della Corte Costituzionale, non ritenga di esaminare  e di analizzare l’operato dell’ufficio del commissario governativo ad acta…, al fine di valutarne la congruità sotto il profilo della legittimità e della legalità”.
Oggi sappiamo che l’interrogazione sollevava in modo puntuale e corretto il problema, come conferma la decisione del TAR Abruzzo di qualche giorno fa che, uniformando alla corretta interpretazione prospettata dalla Corte Costituzionale nella sentenza n.361/2010 il vaglio di legittimità del decreto n.4 del 7 giugno 2010 del Commissario ad acta, Chiodi, impugnato da 8 ricorrenti, ne ha annullati gli effetti, rivalutando così, da ultimo, il principio interpretativo enunciato dalla Consulta”.
 
“Alla luce, dunque, dei fondamentali e decisivi chiarimenti giurisprudenziali, ammesso che se ne dovesse attendere il manifestarsi, il modus operandi dell’Ufficio del Commissario ad acta, oggi operante al di fuori delle regole democratiche, è assolutamente indispensabile che, con la massima urgenza, muti e si adegui all’insormontabile criterio di legalità, alla stregua del quale si rende improcrastinabile l’investitura del consiglio regionale per l’avallo legittimante di tutte le decisioni adottate in difformità del dettato costituzionale e per ogni ulteriore decisione la cui adozione sia ritenuta opportuna o necessaria”.

“Ottemperare al postulato dei giudici costituzionali e amministrativi è ineludibile sul piano tecnico-giuridico ma è anche virtuosamente funzionale al coinvolgimento del consiglio regionale nel suo esclusivo ruolo di organo democratico, responsabile e consapevole, nelle scelte nuove e diverse rispetto al passato in materia di sanità regionale, per il riassetto del sistema in un contesto di doverosa rappresentanza di tutte le esigenze in rilievo, oltre quelle di natura prettamente economica, a iniziare da quello della tutela della salute dei cittadini che la Costituzione tutela non solo come “fondamentale diritto dell’individuo” ma anche come “interesse della collettività”. Ciò che il regime commissariale, per autonoma attitudine o per sviante ispirazione, ha dato manifesta prova di ignorare”.

“La mozione, pertanto, si ripropone l’obiettivo di ricondurre nell’alveo della legittimità l’operatività dell’Ufficio del Commissario ad acta preliminarmente acquisendo, dal presidente della regione nella sua veste di Commissario ad acta, la conoscenza dei suoi intendimenti, sul punto”.