L’AQUILA – Il pubblico ministero dell’Aquila Roberta D’Avolio, titolare dell’inchiesta sul crollo di un balcone in legno in un alloggio antisismico del progetto C.a.s.e., ha iscritto sul registro degli indagati 39 persone.

Scattata dopo il crollo nella new town di Cese di Preturo per “difetti di costruzione e utilizzo di materiale scadente”, l’indagine ha compiuto quindi un salto di qualità passando dalla fase contro ignoti a quella contro noti.

La novità di oggi è che alle ipotesi di reato, di cui già si sapeva, di crollo colposo, frode nelle pubbliche forniture e omissione di lavori in edifici che minacciano la rovina, si potrebbero aggiungere quelle di truffa e falso.

Nei prossimi giorni ci saranno le notifiche ai singoli indagati: la procura procederà prima alla nomina dei consulenti dell’accusa.

I magistrati mirano a risalire alle responsabilità non solo sui balconi in legno, ma anche sulle palazzine costruite con quei criteri.

Non a caso, nei giorni scorsi, per l’incolumità della gente e la conservazione della prova il giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila Giuseppe Romano Gargarella ha disposto l’apposizione di sigilli a 800 balconi, uguali a quello caduto a Cese di Preturo, in 494 alloggi siti in cinque delle 19 new town del progetto C.a.s.e. e il sequestro di una palazzina sempre a Cese.

Il progetto C.a.s.e. è il mega insediamento voluto dall’allora premier Silvio Berlusconi subito dopo il sisma aquilano del 6 aprile 2009, costato 1 miliardo di euro, costituito da circa 4.500 appartamenti che hanno dato un tetto a oltre 16 mila aquilani rimasti senza casa.

Nel mirino della magistratura tutti coloro che hanno avuto ruoli nella filiera: sotto accusa potrebbero finire funzionari della Protezione civile, stazione appaltante del progetto C.a.s.e., del Comune dell’Aquila, la commissione di collaudo, tecnici che hanno redatto le certificazioni dei materiali e i rappresentanti delle ditte che hanno realizzato le cinque new town e di quella fornitrice del legno.

In particolare, le aziende del raggruppamento temporaneo d’impresa (Rti) costituito dalle napoletane Iter Gestione e Appalti Spa, Sled Spa e Vitale Costruzioni Spa, oggi tutte e tre fallite, che hanno realizzato le palazzine nei cinque siti dove ci sono stati crolli, e la piacentina Safwood, indagata dalla Guardia di finanza di Piacenza con una presunta fornitura di legno di 11 milioni in subappalto che, secondo le Fiamme Gialle emiliana sarebbe “fasulla”.

La rottura degli indugi da parte della procura, che vuole velocizzare le indagini, è arrivata nel corso di un lungo summit al quale hanno partecipato tra gli altri il procuratore Fausto Cardella, la sostituta D’Avolio, il comandante provinciale del Cfs Nevio Savini e il capo del nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale (Nipaf) Antonio Renato Rampini, oltre a personale della Guardia di finanza.

Quest’ultima svolgerà le indagini con il Cfs proprio perché alle Fiamme Gialle sono state affidate le carte, arrivate da Piacenza, dell’inchiesta della procura del centro lombardo sulla Safwood. Secondo la Gdf piacentina che indagava sul crac dell’azienda, il materiale è scadente.