L’AQUILA – Si arricchisce giorno dopo giorno di nuovi elementi, giudiziari e non, la vicenda legata al cosiddetto “Madoff di Parioli”, ovvero il broker romano Gianfranco Lande accusato di aver messo in piedi insieme ad alcuni soci una mega truffa da 170 milioni di euro, coinvolgendo vip, personaggi del mondo dello spettacolo ma anche semplici cittadini.
Sotto la lente d’ingrandimento dei giudici romani la filiale romana di Corso Vittorio della Cassa di risparmio dell’Aquila e i conti “sospetti” utilizzati da Lande e dalla società Eim per le operazioni finanziarie sospette.
Talmente sospette che, come trapela dagli uffici dell’istituto bancario aquilano, già negli anni scorsi, almeno negli anni 2004, 2008 e 2009 erano state effettuate le segnalazioni alla Uif, l’Unità di informazione finanziaria istituita presso Bankitalia, sulla scorta delle norme antiriciclaggio vigenti.
Nei fascicoli aperti dai giudici sono finite le attività della banca ma anche il ruolo di Palazzo Koch, dove rimane da capire se e dove sono andate a finire le segnalazioni fornite dalla banca aquilana.
Nel fascicolo processuale è già finita una memoria di Bankitalia in cui viene dato un giudizio negativo sull’operato di Carispaq, ma prossimamente gli uomini del nucleo di polizia valutaria della guardia di finanza si recheranno in via Nazionale per acquisire tutta la documentazione sul caso al centro dell’inchiesta del pm Tescaroli.
Se effettivamente le segnalazioni, almeno da quanto si apprende, ci sono state da Palazzo Koch si profilerebbe uno scaricabarile senza precedenti, almeno per la portata delle somme in ballo; al contrario, qualora la Carispaq non abbia svolto il ruolo di vigilanza che le è imposto dalle norme, è ancora difficile valutare quali possano essere le conseguenze e gli scenari.
Intanto il gruppo Bper (Banca popolare dell’Emilia Romagna, di cui la Carispaq fa parte) ha emesso uno scarno comunicato in cui informa di “avere avviato le necessarie verifiche per accertare la regolare applicazione della normativa vigente in materia di antiriciclaggio”.
Secondo l’Ansa, intanto, sono possibili altre iscrizioni nel registro degli indagati potrebbero scandire l’inchiesta della magistratura romana sulla megatruffa da 170 milioni di euro attribuita alla cosiddetta “Banda dei Parioli”.
Nel mirino degli inquirenti, secondo quanto scrive l’Ansa, tra gli altri, ci sono i responsabili dello sportello romano della Cassa di Risparmio dell’Aquila (Carispaq) presso il quale sono transitati svariati milioni di euro investititi per conto di clienti di Gianfranco Lande e degli operatori finanziari a lui legati. (red)
IL COMUNICATO BPER
La Banca popolare dell’Emilia Romagna, nella propria qualità di capogruppo del Gruppo Bper (al quale appartiene anche la Carispaq – Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila), informa di avere avviato le necessarie verifiche per accertare la regolare applicazione della normativa vigente in materia di antiriciclaggio e definire contesto e modalità delle operazioni poste in essere dai nominativi coinvolti nella vicenda riferibile alla cosiddetta “Truffa dei Parioli”, di cui in questi giorni ampio risalto è stato dato da diversi organi di informazione.
Sulla base delle risultanze di tali verifiche la Capogruppo assumerà le eventuali determinazioni conseguenti.
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L’INDAGINE SI ALLARGA: LA CARISPAQ NEL MIRINO DEI GIUDICI ROMANI
Altre iscrizioni nel registro degli indagati potrebbero scandire l’inchiesta della magistratura romana sulla megatruffa da 170 milioni di euro attribuita alla cosiddetta “Banda dei Parioli”.
Nel mirino degli inquirenti, secondo quanto scrive l’Ansa, tra gli altri, ci sono i responsabili dello sportello romano della Cassa di Risparmio dell’Aquila (Carispaq) presso il quale sono transitati svariati milioni di euro investititi per conto di clienti di Gianfranco Lande e degli operatori finanziari a lui legati.
Al vaglio del pm Luca Tescaroli, titolare degli accertamenti, ci sono anche le posizioni di quei risparmiatori che potrebbero aver investito somme di danaro o per riciclarne la provenienza illecita, o per evadere le imposte.






