L’AQUILA – Con che criteri sono ripartite le molteplici deleghe dei 6 assessori regionali e del presidente della Giunta, Luciano D’Alfonso?

A chiederselo sono gli uffici regionali, in particolare quelli che fanno riferimento agli assessorati di Mario Mazzocca, che ha la delega ad “Ambiente ed Ecologia”, e quello di Donato Di Matteo, che si occupa invece di “Urbanistica” e “Parchi, Riserve e Montagna”.

Entrambi devono infatti partecipare con distinti ruoli alla commissione di valutazione dell’impatto ambientale, quando si potevano invece accorpare le deleghe ambientali e affidarle per semplicità ad un solo assessorato, e a un solo ufficio.

Mazzocca in sede Via si dovrà occupare degli aspetti chimico, fisici e sanitari, del potenziale “inquinante” di un intervento. Di Matteo si occuperà invece dell’aspetto fisico e morfologico, delle alterazioni d’uso, delle modifcazioni urbanistiche.

La delega “Parchi, Riserve e Montagna” è anche questa volta associata nell’assessorato di Di Matteo, perché fa riferimento all’amministrazione, gestione e destinazione d’uso di un’area protetta, è cioè il Parco visto dal punto di vista prettamente urbanistico.

C’è chi osserva che in realtà è sempre stato così, le due deleghe sono sempre state separate e distinte. Ci sono però comunque altri aspetti meritevoli di attenzione e riflessione.

L’architetto Mazzocca si dovrà occupare di aspetti chimici e sanitari, come gli inquinamenti di aria, acqua.

Argomenti in cui sarebbe per curriculum studio rum, più ferrato il medico Di Matteo, che si occuperà invece assiduamente di piani urbanistici, che è la materia di Mazzocca.

C’è, poi chi tra i dirigenti regionali osserva che sarebbe stato auspicabile una fusione tra le deleghe “programmazione”, “fondi comunitari”, che sono in capo al presidente D’Alfonso, e le deleghe urbanistiche, al fine di portare avanti una pianificazione organica, e per rendere più efficace l’azione regionale sia su fondi nazionali che europei.

Ma si sa, la forma è sostanza, e una siffatta ripartizione delle deleghe risponde dunque probabilmente a scelte politiche di fondo, di cui presto gli abruzzesi avranno contezza.