L’AQUILA – D’accordo, i monogruppi consiliari al Comune dell’Aquila esistono, ed è accertato che farne parte è una pacchia: dignità politica, spese pagate dall’Ente e, soprattutto, gettone di presenza quintuplicato perché si fa parte di tutte le commissioni.

Ma in barba ai privilegi, nell’epoca della semplificazione politica, dei macro-gruppi in Parlamento, possibile che anche in Comune qualcuno non possa dare il buon esempio? Che non ci si possa riunire in gruppi più grandi per comunanza politica?

Intervistando i capigruppo dei micro-schieramenti, qualche idea di riunificazione esce, anche se timida. Cominciamo dal centrosinistra.

L’ipotesi che sembra più possibile è quella di un gruppo unico tra Comunisti italiani e Rifondazione, con il presidente del Consiglio, Carlo Benedetti e il consigliere Enrico Perilli che andrebbero a braccetto, purché si sblocchino una serie di condizioni sia a livello nazionale sia locale: in quest’ultimo caso, la sinistra cosiddetta radicale si deve mettere d’accordo se stare ancora nella maggioranza di Massimo Cialente oppure no. Per ora le opinioni sono difformi, Perilli è uscito, Benedetti no.

Mani del tutto legate, invece, per due monogruppi, quello dipietrista dell’Italia dei valori e di quello legato al partito di Nichi Vendola, Sinistra ecologia e libertà, che si chiama Sinistra per L’Aquila. Partiti ben distinti, i cui esponenti locali non possono muoversi senza direttive dall’alto.

L’Udeur, infine, che era partito nel 2007 con quattro persone, si è ormai dissolto e il suo unico consigliere attende solo di capire se si costituirà o meno il “polo di centro” prima di mollarlo, ma per ora resta nel monogruppo.

BENEDETTI (PDCI): ”AUSPICO SINISTRA UNITA”

Non si può non cominciare con il gruppo dei Comunisti italiani (Pdci), rappresentato dal presidente del Consiglio, Carlo Benedetti, che ha quindi un ruolo diverso dagli altri consiglieri. Inoltre, lui la situazione dei monogruppi la subisce anche, dovendo gestire i lavori dell’assemblea, impantanati dalla mole di schieramenti, e dovendo coordinare la conferenza dei capigruppo, inevitabilmente gonfiata di persone.

La sua prima distinzione è sulla diversa origine dei monogruppi. “Un conto – dice – è chi è stato eletto come unico rappresentante di una lista, e quindi rappresenta un partito o una lista civica. Un conto, invece, è il malcostume di chi non rappresenta nessuno, partiti che non esistono più o formazioni improbabili”.

Ma per dare il buon esempio, il monogruppo del presidente potrebbe unirsi per esempio a quello di Rifondazione, visto che i due partiti a Roma sono federati? “Perché no – dice Benedetti – Con Enrico Perilli siamo sulla stessa lunghezza d’onda e io auspico un gruppo unico della sinistra. Tutto, però, dipende da cosa succede in campo nazionale”.

PERILLI (PRC): ”PRIMA DECIDIAMO CHE FARE CON CIALENTE”

E la comunanza di vedute con Benedetti è confermata dallo stesso Perilli, unico rappresentante di Prc, “ma magari il mio gruppo fosse di dieci persone!”, premette.

Perilli non nasconde che “l’unica ragione d’essere dei monogruppi è il gettone di presenza”, ma pure lui ci tiene a dire che “un conto sono quelli usciti dalle urne, un conto quelli che non hanno riferimenti nazionali e potrebbero tranquillamente confluire nel gruppo misto”.

Sull’ipotesi di gemellaggio con il Pdci, “c’è un percorso nazionale – conferma – ma prima dobbiamo decidere cosa fare con il sindaco, Massimo Cialente, perché noi non abbiamo ancora ricucito con la maggioranza”.

BERNARDI (SEL): ”DEVO OBBEDIERE AL PARTITO”

Diversa la posizione di Giuseppe Bernardi, che ha aderito al partito vendoliano Sel che, però, ancora non esisteva all’epoca delle ultime amministrative, quando lui fu eletto nella lista dei Democratici di sinistra. Oggi si ritrova solo nel gruppo Sinistra per L’Aquila.

“Eravamo in tre in questo gruppo, provenienti da liste diverse – ricorda – Poi quando Giustino Masciocco è stato nominato assessore, il consigliere ex Ds a lui subentrato, Fabio Ranieri, è confluito nel Pd, mentre quando anche Franco Colonna è uscito, perché si è dimesso, il subentrato Giampaolo De Rubeis ha preferito restare nella lista civica d’elezione, Impegno per L’Aquila”.

Margini di riunificazione con altri gruppi di sinistra, pochi. “Devo comunque attenermi – ricorda Bernardi – alle regole del partito, non è che posso fare un gruppo con Pdci o Prc. A meno che non si faccia un grande partito di sinistra nazionale”.

MANCINI (IDV): ”NON FACCIO CAMPAGNA ACQUISTI”

Situazione simile per Angelo Mancini, dell’Italia dei valori. Unico rappresentante di un partito cresciuto molto in Abruzzo dalle ultime elezioni, ma che non ha attratto nessun consigliere nel tempo, né lui ha deciso di andarsene da qualche altra parte.

“Le rappresentanze sono rimescolate – sospira – ma io non ho mai pensato di lasciare questo gruppo per confluire in altri oppure di fare campagna acquisti per attirare consiglieri. Molti fanno da portaborse o porta-voti per i vertici nazionali, io no. Sono anomalo”.

PLACIDI (UDEUR): ”TRATTO CON UDC, MA MAI CON IL CENTRODESTRA”

Del tutto anomala nel centrosinistra, infine, la situazione di Salvatore Placidi, a oggi formalmente capogruppo dei Popolari per l’Udeur, il vecchio partito di Clemente Mastella.

Le sue mosse sono legate a doppio filo a quelle di Giampaolo Arduini, già capogruppo Udeur, poi decaduto da consigliere perché nominato assessore e vice sindaco. Arduini ha annunciato l’adesione al “Polo della nazione”, quello di centro, che dovrebbe costituirsi in ambito nazionale.

Un “parcheggio” in attesa di chiarire i rapporti locali con l’Udc, che all’Aquila è il gruppo del candidato sindaco battuto nel 2007 da Cialente, Maurizio Leopardi, e che non sosterrà certo una Giunta di centrosinistra.

Ecco perché, a oggi, Arduini non può essere il rappresentante in Giunta dell’Udc. Ecco perché, a oggi, Placidi non può ancora confluire nel gruppo della Vela. Ecco perché, infine, resta capogruppo del monogruppo dell’Udeur, un partito “morto”, come dice lo stesso Arduini.

“Non sappiamo nemmeno noi cosa fare – ammette Placidi – la cosa sicura è che non andrò mai con il centrodestra, almeno personalmente. Con Leopardi c’è stato un incontro, ma poi in Consiglio ha fatto un’uscita a sorpresa. Vedremo, mi auguro ci sia presto una federazione di gruppi per ridurre il loro numero”. (alb. or.)

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