L’AQUILA – Ho rivisto con piacere Gianni Rivera ad Avezzano. Abbiamo pranzato insieme a tanti amici e colleghi tra i quali i professori Pierluigi Palmieri, Abramo Frigioni, Antonello Passacantando, fresco di nomina come nuovo coordinatore di Educazione fisica presso l’Usp (Ufficio scolastico provinciale) e la grande fotoreporter e super tifosa milanista Marilena Lusi.
Rivera aveva parlato in mattinata presso il Teatro Comunale di Avezzano, non tanto alle autorità intervenute, quanto aiquasi 800 alunni delle scuole di ogni ordine e grado della Marsica. Tema accattivante, “Sport ed etica”.
Come noto il Golden Boy del Milan e della Nazionale (il suo gol del 4-3 alla Germania è nella leggenda), l’ex Pallone d’oro, ricopre il ruolo di presidente del Settore giovanile e scolastico della Federcalcio.
Un incarico importante, assegnato a una persona di alto spessore, non solo tecnico-sportivo. ma anche e soprattutto morale. Personalmente ho collaborato come docente con la Federazione calcio con i vari Pierro, Renzo Vianello, Ferruccio Bazzucchi, Mario Como.
Ho fatto corsi per allenatori dei giovani, giovanissimi, esordienti e pulcini. Con tematiche afferenti la pedagogia, psicologia, sociologia: seminando, insomma, calcio. E organizzando nella scuola tanti tornei nei quali hanno partecipato allievi che poi si sono fatti strada a livello nazionale come Luciano Zauri e Domenico Morfeo, che vennero a Tagliacozzo ragazzini quando dirigevo il circolo didattico di quella ridente e meravigliosa cittadina.
Torno a quanto scritto all’inizio. Ho rivisto con piacere Gianni Rivera. Sì, perché c’eravamo conosciuti a Milano nel 1980 al Margherita di Savoia. Lui teneva una conferenza a un’associazione umanitaria (Rivera si è sempre interessato di aiutare i più deboli anche quando non faceva spot televisivi come oggi), io che partecipavo a un convegno su radio e tV libere, acquistando programmi per la nostra televisione aquilana Rta con Ivo Irti amministratore e io direttore responsabile.
Ricordo che dalla Fininvest si prelevavano programmi come Love Boat, La casa nella prateria, L’incredibile Hulk e vari cartoni animati.
Dunque mi riallaccio a quell’incontro e con Rivera velocemente rifacciamo il film della nostra vita. Ne approfitto per chiamarlo in causa su alcuni temi scottanti.
Dove pensi di arrivare con questo incarico?
Le esperienze maturate in quasi mezzo secolo di attività calcistica mi inducono a essere molto prudente, sperando di dare un solido contributo alla crescita dei giovani. Ne abbiamo tanti validi e promettenti, ma spesso non hanno spazio per emergere. La mia idea fondamentale resta quella di lanciare messaggi importanti per prevenire la violenza e favorire il rispetto delle regole. Sono del parere che, prima di fare le lezioni ai ragazzi, bisogna farle ai genitori. La famiglia,insomma, resta la cellula più importante della società.
La semina che stai facendo ritieni che possa dare campioni per la Nazionale in futuro?
Il mio scopo principale non è questo. Ricordo che ogni 30 mila ragazzi ne esce uno che “sfonda” e va in serie A. Perciò nel nostro settore giovanile pensiamo più a far giocare e far divertire i ragazzi che a formare fuoriclasse. Mettendo a loro disposizione tecnici ed educatori di valore. Più sono piccoli e più grandi devono essere i loro maestri. È un principio pedagogico di rilevante importanza, questo.
Quale sarà il futuro?
Avremo buoni risultati nei prossini cinque, dieci anni nella misura in cui sapremo lavorare e investire nei vivai. È questo il primo serio, vero, grande problema del nostro calcio. È troppo facile comprare giocatori fuoriclasse dall’estero spendendo fior di milioni. Da noi vi sono ottimi talenti da valorizzare. Senza soffocarli. Basta crederci. Ma tutto parte dai giovani e dal lavoro che con essi siamo capaci di svolgere. Ma, ripeto, molto dipende dalla famiglia e dagli insegnamenti dei genitori. Io ho avuto un padre contadino di origini molto umili. Sarò sempre grato a lui per avermi aiutato a essere l’uomo che sono diventato.
E la scuola?
Parallelamente alla famiglia, la scuola svolge una funzione formativa e critica molto rilevante. Peccato che faccia fare solo poche ore di educazione motoria e di sport, che dovrebbero essere potenziate. La scuola è una vera comunità educante, che integra alunni di diverse condizioni e riesce a far coesistere tutti a secondo delle diversità che presentano.
Come si vede un Gianni Rivera educatore di classe. Ha stile e competenze tipiche per svolgere la funzione che gli è stata assegnata.
Riteniamo opportuno al termine del nostro incontro di regalargli una foto emblematica di una scuola elementare di un paesino vicino Tagliacozzo di nome Poggetello.
Vi è una pluriclasse sotto un pagliaio (è la scuola del 1946 subito dopo la seconda guerra mondiale).
Vi sono due maestri (quasi un’anticipazione dei Moduli voluti dalla Legge 820/71). Al centro una lavagna con il titolo di un tema che i ragazzi sono chiamati a svolgere”L’Abruzzo Risorge”. Rivera osserva, mi chiede di metterci una dedica, si commuove e vedo che gli occhi del Campione si bagnano di lacrime. Mi stringe la mano e mi abbraccia.
E prima di lasciarci, mi promette che andrà nella mia città ad abbracciare idealmente ragazzi, professori, dirigenti, autorità, tifosi, ancora scossi dal sisma che ci ha travolti tutti.
“Anche L’Aquila deve risorgere – dice prima di lasciarci insieme all’arbitro Farina – Darò anch’io il mio piccolo contributo per la realizzazione di questo grande Progetto”.



