L’AQUILA – Ma come si fa a chiamare un film “Sono il numero quattro”? La puzza di fregatura è dietro l’angolo, sembra un titolo perfetto per mettere in fuga chiunque verso la prima sala bingo.
Chi invece si ostina a voler prendere il biglietto a ogni costo merita tutta la nostra solidarietà, ci vuole un coraggio da leoni.
Un po’ come quello mostrato dal carneade D.J. Caruso, che dirige con grande sprezzo del buon gusto questo fragorosissimo, sciocco e interminabile carrozzone di effetti speciali visti e rivisti, un vero e proprio schiaffo al tempo libero altrui.
Già alla terza scena il protagonista fa scendere il latte alle ginocchia, è l’essere più fastidioso di tutti i tempi: gnocco da far paura, ben piazzato, biondissimo, i denti bianchissimi, le spalle larghissime, l’aria da licealotto acqua e sapone che piace senza sapere di piacere, il look da ragazzo della porta accanto, forte con i forti, debole con i deboli, destinato a convivere con misteriosi superpoteri, ci manca solo che sia superdotato, neanche un difetto a pagarlo, insomma una barba d’uomo.
Si finisce per perdere il conto delle scene in cui l’orgia di teenager che popola la ridicola sceneggiatura a un certo punto rimane inspiegabilmente con lo sguardo da pesce lesso, la bocca semiaperta, gli occhi sognanti e il pensiero rivolto a meglio non sapere cosa.
Gli attori sembrano usciti un negozio dell’Abercrombie o da una martellante pubblicità della Apple: ragazzi e ragazze dallo sguardo furbo, un po’ international, con vestiti coloratissimi e vagamente vintage. Finito il polpettone, nessuno si ricorderà più di loro, chissà perché.
L’alieno bellimbusto John Smith è il quarto dei nove superstiti del popolo di Lorien, che si è rifugiato sulla Terra per scappare dalla furia dei Mogadoriani, gente con denti sporchi e branchie come i merluzzi.
I cattivoni, dopo aver stecchito tre Lorienini (o Lorini?) uno dopo l’altro, se la prendono con il nostro, che nel frattempo si è iscritto al college, dove non sta simpatico a nessuno, protetto dal Guardiano Henri.
Solo maneggiando a dovere i tuoi superpoteri potrai salvarti. Che la caccia all’uomo abbia inizio, guardacaso in mezzo agli umani.
Insomma, sembra di assistere a una puntata speciale di due ore dei Power Rangers. I quali almeno avevano l’attenuante di fare di tutto per essere penosi, mica si prendevano sul serio.
Certo, forse questo filmaccio di fantascientifico squallore è stato fatto uscire proprio adesso per limitare i danni: a chi salterebbe mai in mente di andarlo a vedere quando il week end offre l’ultimo dei fratelli Coen (il Grinta), il nuovo del bravissimo Aronofsky (Black Swan) o la commediola strappamutande buona per tutte le occasioni (Amore e Altri rimedi)? E soprattutto: perché Steven Spielberg ha prodotto una monnezza del genere?
Voto: 3



