L’AQUILA – Bagarre sulla ricostruzione delle case popolari danneggiate dal sisma del 6 aprile 2009, con il Movimento Mia Casa che chiede a gran voce una legge ad hoc, spingendo sul disegno ora fermo in commissione, l’assessore Angelo Di Paolo che denuncia “logiche di campanile” ma anche “attacchi elettoralistici” dal leader della protesta Pio Rapagnà, che punta alle Regionali, mentre l’amministratore unico dell’Ater dell’Aquila, Francesca Aloisi, annuncia: “Entro il 2018 saranno appaltati tutti i lavori”.

L’agguerrito Rapagnà, candidato presidente alle elezioni regionali del 25 maggio, con la sua associazione Mia Casa d’Abruzzo continua a chiedere lumi ai presidenti di Consiglio e Giunta regionale, Nazario Pagano e Gianni Chiodi, sulla proposta di legge di indirizzo e di coordinamento della ricostruzione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica a oggi arenata in II commissione (Territorio).

E vuole sapere “perché non vengono impegnate le risorse economiche immediatamente disponibili per la ricostruzione pesante di tutti gli edifici classificati ‘E’, da parte di Ater, Provveditorato e Comune dell’Aquila”. Rapagnà accusa infine i diretti interessati di non aver ricevuto, nonostante i ripetuti solleciti, una risposta scritta.

Una prima riposta arriva dall’assessore regionale al ramo Angelo Di Paolo che, in merito alla legge ad hoc, spiega che “in commissione a oggi c’è il disegno di legge che prevede l‘accorpamento delle 5 Ater in un’unica azienda regionale. È proprio in questo provvedimento, atteso da molti, troppi anni – sottolinea – che potranno essere inserite le linee di indirizzo e di coordinamento della ricostruzione degli alloggi pubblici inagibili”.

Il problema è che questa legge di riforma, cavallo di battaglia, oramai attempato, da varie legislature, ha molti nemici, anche dentro il Consiglio regionale perché, protesta Di Paolo, “l’accorpamento delle Ater si scontra con logiche di campanile, di bacino elettorale”.

Pagano, invece, non comprende perché venga tirato continuamente in ballo da Rapagnà: “Ho ricevuto più volte il signor Rapagnà e le delegazioni degli inquilini delle case popolari – svela il presidente – e ho più volte spiegato che da parte mia c’è la massima sensibilità, e non avrò certo problemi a inserire all’ordine del giorno la legge ad hoc, non appena la commissione avrà fatto il suo lavoro”.

Sia Di Paolo che Pagano tengono però a sottolineare la complessità della materia, e invitano Rapagnà a non avere un approccio “demagogico ed elettoralistico”.

“Senza soldi non si canta messa – sostiene ancora Di Paolo – non abbiamo le risorse adeguate per gestire al meglio il nostro patrimonio edilizio pubblico. Abbiamo alloggi obsoleti e da mettere in sicurezza. L’unica cosa che possiamo e vorremmo fare è alienare parte del patrimonio, consentendo cioè agli assegnatari di riscattare il loro appartamento. Ed investire il ricavato per costruire o acquistare altri alloggi, per fare la manutenzione di quelli che abbiamo. Ma anche qui, spiace dirlo, mi sto scontrando con la lentezza della burocrazia regionale”.

Non solo. Di Paolo considera urgente anche contrastare il fenomeno della morosità e delle occupazioni abusive. E introdurre nuovi criteri di assegnazione e una rimodulazione dei canoni.

“Chi ha davvero grosse difficoltà economiche non deve pagare nulla – spiega l’assessore – ma per altri assegnatari rappresenta un principio di equità e di buona gestione richiedere canoni comunque calmierati, ma proporzionali al loro reddito”.

Pagano, parlando questa volta da coordinatore di Forza Italia, coglie l’occasione per lanciare accuse ai governi delle larghe intese: “Ad aggravare la già difficile situazione economica delle nostre Ater potrebbe essere anche l’improvvida decisione da parte del governo Monti di estendere il pagamento dell’Imu anche al patrimonio edilizio pubblico”.

Un provvedimento che per il 2013 è stato derogato, ma il problema si riproporrà quest’anno e per le Ater il rischio è un insostenibile salasso che affonderà le politiche di edilizia pubblica del Paese.

Sempre Rapagnà nel corso della sua ultima conferenza stampa ha avanzato il sospetto che in realtà non ci sia la volontà di ricostruire il patrimonio edilizio pubblico danneggiato dal sisma, per poter poi utilizzare i fondi altrove, e per liberare preziosi terreni anche nel cuore del centro, da utilizzare per delocalizzare la ricostruzione gli edifici inagibili, secondo il meccanismo della sostituzione edilizia, o anche per varie manovre speculative.

Lasciando gli assegnatari negli appartamenti del progetto C.a.s.e., che diventeranno di fatto le nuove case popolari.

Per Francesca Aloisi, amministratore unico dell’Ater dell’Aquila, quello di Pio Rapagnà è solo un “sospetto privo di fondamento”.

“Non abbiamo mai in nessuna sede parlato con il Comune di cambio di destinazione d’uso del progetto C.a.s.e. – spiega la Aloisi – ed è nostra fermissima volontà quella ricostruire tutto il nostro patrimonio edilizio classificato ‘E’, e di appaltare entro il 2018 tutti i lavori. Lo prevede il piano triennale che abbiamo messo a punto e abbiamo concordato con l’ufficio speciale della ricostruzione e con il governo”.

Che la macchina si sia finalmente messa in moto lo dimostra, sottolinea ancora la Aloisi, “il fatto che sono state impegnate tutte residue risorse economiche che il governo ha messo a disposizione per il 2013, e che ammontano a 29 milioni di euro. Ad aprile cominceranno infatti i lavori nei 22 appartamenti di Gignano, l’appalto è già stato assegnato a una ditta umbra”.

“C’è poi un secondo bando in gazzetta ufficiale – spiega Francesca Aloisi – che si concluderà il 12 marzo, relativo ad altri 15 appartamenti del complesso il Moro di via Antica Arischia (dove si trovano i nuovi uffici dell’azienda, ndr). La ditta avrà un anno di tempo per concludere i lavori. Stiamo preparando intanto altri due bandi per le altre palazzine del complesso ‘il Moro’ e saranno pronti per primavera”.

“Per il 2014 – assicura Aloisi – abbiamo già fatto richiesta al governo di 70 milioni di euro, e siamo in attesa di una risposta in tempi brevi. Per il 2015 ci saranno poi altri 70 milioni”.

La sfida è imponente: per ricostruire tutti e 900 gli alloggi classificati “E” serve una copertura economica di 140 milioni di euro.

Ma Francesca Aloisi è ottimista: “ Se il Cipe garantirà i fondi necessari il piano non subirà ritardi e lo ripeto tutti gli appalti saranno assegnati entro il 2018. La ritengo una tempistica congrua, vista la portata e la complessità dell’intervento, e tenuto conto che i primi fondi spedibili per le case popolari inagibili sono arrivati solo nell’aprile 2013”.