L’AQUILA – Nell’ambito del dibattito sulla ricostruzione, riaccesosi dopo l’approvazione in Consiglio comunale della mozione bipartisan sul centro storico, il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente è tornato a parlare dei tempi necessari per tornarci.
“Per ricominciare ad abitare il centro ci vorranno cinque anni” ha esordito il sindaco al convegno “L’Italia non può perdere L’Aquila” organizzato dell’associazione Bianchi Bandinelli per valutare e discutere del futuro del patrimonio culturale abruzzese.
Al convegno era presente anche il senatore del Pd Mario Gasbarri, che a proposito dell’Aquila ha parlato di una città “condannata alla morte civile”.
Hanno partecipato anche l’ingegnere e docente all’Università di Firenze Teresa Crespellani e Antonio Perrotti del comitato Aquilanus.
MASSIMO CIALENTE: “CINQUE ANNI PER RICOSTRUIRE IL CENTRO STORICO”
“Cinque anni il tempo necessario per ricominciare ad abitare il centro storico dell’Aquila – ha affermato il sindaco Cialente – Se mi lasciano fare riusciremo ad ottenere buoni risultati”.
Il riferimento è alla politica: “ce l’ho con la sinistra che mi attacca per essere troppo vicino al governo e con la destra che mi ritiene troppo di sinistra. La cosa che mi conforta è che i cittadini aquilani hanno capito. Sono sempre stato un uomo di sinistra ma la mia unica preoccupazione è quella di riportare L’Aquila la città che era. Per questo – ha concluso – io vado avanti per la mia strada”.
Sulle polemiche per la realizzazione delle new town che avrebbero snaturato la città, Cialente osserva: “L’Aquila era già una città diffusa. Le new town si sono realizzate sulle vecchie frazioni presenti intorno al centro storico. La scelta che si è riusciti a fare è quella di snaturare al minimo la città”.
GASBARRI (PD): “L’AQUILA CONDANNATA ALLA MORTE CIVILE”
“L’Aquila si trova in una situazione disperante”. È quanto ha dichiarato il senatore del Pd Mario Gasbarri. “Credo che la situazione aquilana – ha continuato il senatore – faccia impallidire quella del Belice con la quale ha molte somiglianze. Sono stato all’Aquila recentemente, le macerie sono ancora li, c’è ancora lo stesso perimetro della zona rossa nonostante la massiccia messa in sicurezza avvenuta in tutta la zona del centro storico”.
“È la prima volta – ha proseguito – che la ricostruzione viene fatta dal dipartimento di Protezione Civile e non dalla Regione. Quando le competenze sono passate al presidente Chiodi, infatti, erano già stati messi gli opportuni paletti. È stato applicato un centralismo spaventoso in contraddizione con un governo che ogni giorno parla di federalismo”.
Gasbarri ha sottolineato che “si sta condannando la città alla morte civile” e ha rivelato come “quest’anno ci sono stati 1700 alunni in meno alla scuola primaria. Gli aquilani – ha concluso – sono stati utilizzati per una propaganda politica”.
TERESA CRESPELLANI: “PROGETTO C.A.S.E. SOTTOPRODOTTO INGEGNERISTICO”
“Non si capisce come mai la comunità tecnico scientifica non abbia preso posizione davanti agli scempi realizzati all’Aquila”. La posizione di Teresa Crespellani, ingegnere e docente all’Università di Firenze ed iscritta al comitato ‘3.32’ è categorica.
“Dobbiamo ricostruire un tessuto che è stato lacerato -ha spiegato – dalle politiche messe in atto e dai silenzi dei tecnici, dei docenti universitari che non hanno preso posizione per ignoranza e in alcuni casi per connivenza. Ma anche perché, lo spiega bene Settis nel suo libro, vige l’idea che all’università è ‘fuori luogo’ prendere posizione. È semplicemente assurdo”.
Ha definito il ‘progetto C.a.s.e.’ un “sottoprodotto ingegneristico che rimanda agli anni Sessanta quando si realizzavano scempi urbanistici e sventramenti dei centri storici”.
Si tratta, secondo la docente, di “una minaccia per il paese, un relitto del passato che ritorna”. La soluzione potrebbe essere “ripartire dall’idea che c’è stata grossa carenza di contributi tecnico-scientifici”. Inoltre, sottolinea “la ricostruzione dell’Aquila e’ affidata a banche, società, aziende che operano tutte sotto la stella del mercato. Dobbiamo fare in modo che questo non accada”.
ANTONIO PERROTTI: “FERMARE PROCESSO DI IMMOBILIARIZZAZIONE”
“Bisogna porre uno stop al consumo del territorio, all’idea che il terremoto possa essere una occasione immobiliare”. La denuncia arriva da Antonio Perrotti, del comitato Aquilanus, durante il convegno.
Un caloroso e animato intervento quello di Perrotti dove sottolinea come “la città oggi è vista come obiettivo per la speculazione edilizia. Sono stati realizzati villaggi, case abusive, si sta sviluppando un processo di immobiliarizzazione che va fermato”.
Non solo. Secondo Perrotti “c’è una rincorsa a promettere soprattutto in vista di una possibile campagna elettorale”.
Per rilanciare L’Aquila, afferma, “bisogna portare posti di lavoro, riaprire il centro storico riportando gente e riaprendo almeno alcuni dei 1.100 negozi chiusi dopo il terremoto”.






