CHIETI – Da “regione verde d’Europa” ad area ad alto rischio ambientale e sanitario, quasi a livello della campana Terra dei fuochi.
È questo il rischio che corre la nostra regionale a stare a uno studio inedito realizzato dal Movimento 5 Stelle che ha catalogato l’intero territorio regionale e ha censito oltre 1.200 siti inquinati.
Ci sono la discarica di Bussi (Pescara), che è l’unico sito abruzzese d’interesse nazionale per l’inquinamento, ma ci sono anche i due siti d’interesse regionale, quello di Chieti Scalo, il più ampio, e quello dell’Alento-Saline. E ci sono anche le discariche dismesse, i siti industriali dismessi fino ad arrivare alle tante piccole e piccolissime discariche abusive presenti sul territorio.
Questa mappatura sarà fruibile su un sito internet (www.movimento5stelleabruzzo.it/home/gaia/index.html) che, essendo interattivo, può essere aggiornato con foto, video e documenti da chiunque.
Il sito web è in funzione da oggi, dopo la presentazione in Provincia a Chieti con i deputati Luigi Di Maio, Andrea Colletti, Gianluca Vacca e Daniele Del Grosso.
I circa 1.200 siti censiti sono per la maggior parte aree il cui stato di inquinamento è stato già decretato, e per le quali si è in attesa di interventi di bonifica, e aree in attesa di analisi e piani di caratterizzazione.
“Se non siamo a livello della terra fuochi della Campania – ha commentato Vacca – poco ci manca. Per questa situazione la Regione Abruzzo non ha fatto praticamente nulla. Anzi, l’amministrazione regionale aveva a disposizione fondi europei che però sono stati dirottati per altri fini. E per questo motivo, andrà in infrazione con la Comunità europea”.
Vacca si riferisce a un finanziamento iniziale, per la bonifica di 30 discariche dismesse, da 24 milioni di euro che la giunta regionale avrebbe ridotto a 8 milioni, dirottandone 16 a sostegno dei Pit (Piani integrati turismo).
A oggi sarebbero soltanto sei i progetti di bonifica approvati e dunque l’Abruzzo sarebbe largamente inadempiente.
La mappa dei siti inquinati della regione non può non partire dalla mega discarica di Bussi, unico sito abruzzese d’interesse nazionale per l’inquinamento, per cui, tra l’altro, è in corso di svolgimento in Corte d’assise a Chieti il processo per accertare le responsabilità.
Si passa poi ai due siti di interesse regionale per l’inquinamento, quello di Chieti Scalo, il più ampio, e quello del Saline-Alento. Per quanto riguarda Chieti Scalo, il problema deriva dal fatto che la Val Pescara è nata come area industriale prima delle attuali norme in tema di salvaguardia ambientale. Cosicché molte delle tante industrie allora presenti, e oggi in larga parte scomparse, hanno potuto in piena regolarità utilizzare il suolo a loro piacimento, anche interrando rifiuti pericolosi.
Uno studio commissionato dalla stessa Regione all’ateneo “d’Annunzio” ha analizzato i 30 chilometri quadrati del sito, comprese le aree circostanti. Ne è venuta fuori innanzitutto una massiccia presenza di amianto. Al 2010 risultavano, infatti, 7.142,27 metri cubi di materiali contenenti amianto, vale a dire 3.213,93 tonnellate.
Sono state anche censite le aree di potenziale interramento di rifiuti. Attraverso sofisticate analisi delle caratteristiche spettrali della vegetazione, si è visto che sono 46 le aree soggette a questo tipo di problema. Infine si è provveduto anche a censire e analizzare gli scarichi che confluiscono nel Pescara.
Si è scoperto, così, che ai valori anomali di piombo riscontrati nei sedimenti della darsena e del porto di Pescara contribuiscono proprio gli scarichi provenienti dall’agglomerato industriale di Chieti Scalo.






